lunedì, 21 maggio 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Vittoria dimezzata per Romney nel Supertuesday, ora la strada è in salita
Pubblicato il 08-03-2012


All’indomani del SuperTuesday, martedì in cui si sono svolte le primarie repubblicane in ben dieci Stati americani, il milionario mormone Mitt Romney si è detto “pronto a combattere fino in fondo” per diventare il candidato alle presidenziali di novembre, ma la sua vittoria risicata apre scenari poco tranquilli per il Partito dell’elefante. Romney si è aggiudicato sei Stati – Virginia, Vermont, Idaho, Alaska, Massachussetts e, per un soffio, l’Ohio – mentre il suo principale rivale, il cattolico italo-americano Rick Santorum, ha ottenuto Tennessee, Oklahoma e North Dakota, dimostrando una persistente capacità di attrarre l’elettorato conservatore.

GIOCHI APERTI – Newt Gingrich, ex portavoce della Camera, ha ottenuto una sola vittoria in Georgia, lo Stato che lo ha mandato al Congresso, ma gli sarà sufficiente per rimanere in gara. Con 23 Stati che hanno già votato (quasi la metà), si chiude la prima fase delle primarie: il bilancio è di circa 350 delegati per Romney contro i circa 130 di Santorum, mentre Gingrich è intorno a quota 110 e Ron Paul, candidato radicale e libertario, a 64. Sono tutti molto lontani dai 1144 voti necessari per assicurarsi la “nomination” alla convezione repubblicana di Tampa a fine agosto. Quindi, nonostante l’ex governatore del Massachusetts sia stato sempre indicato come favorito, i giochi non possono dirsi ancora conclusi. Il calendario degli appuntamenti elettorali non sembra particolarmente favorevole al ricco ex dirigente: le prossime tappe sono Kansas (10 marzo), Alabama e Mississippi (13 marzo), territori dove Romney non è considerato particolarmente forte,  così come il Missouri, che andrà alle urne il 20 marzo. Il mese scorso, in questo Stato, si sono tenute elezioni primarie non vincolanti che hanno visto la vittoria di Santorum.

REPUBBLICANI SPACCATI – In ogni caso, dagli esiti del Supertuesday, emerge con sempre maggiore chiarezza il divario ideologico esistente all’interno dello stesso Partito Repubblicano. I conservatori più stretti hanno sostenuto Santorum, o, nel caso della Georgia, Gingrich. Secondo gli osservatori politici  questo elemento potrebbe in realtà tornare a vantaggio di Romney, perché se l’ex speaker della Camera resterà in gara (pur non avendo alcuna possibilità di guadagnarsi la candidatura finale di Tampa)  continuerà a sottrarre a Santorum una parte del voto della destra religiosa, quella che finora si è rispecchiata nei due leader conservatori e che non ama l’esponente mormone. Ma è pur vero che la sfida ad oltranza con i rivali contribuisce a indebolire l’immagine di Romney, che puntava ad essere da subito incoronato vincitore.

ELETTORATO TIEPIDO – A conferma delle difficoltà disseminate sul cammino dei repubblicani c’è l’emergere di una diffusa mancanza di entusiasmo da parte dell’elettorato nei confronti dei proprio candidati. Durante il SuperTuesday l’afflusso ai seggi in molti degli Stati più grandi è stato considerevolmente più basso rispetto al 2008. Inoltre, secondo gli exit polls di CBS News, almeno 4 su 10 votanti “avevano preoccupazioni” riguardo alla scelta del possibile, futuro presidente. Per esempio in Vermont il 57% “aveva riserve sul candidato preferito” oppure ha dichiarato di “aver scelto il meno peggio”. Svanita la speranza di uscire dal Super martedì con la nomination in tasca per poter fronteggiare il presidente uscente Barack Obama, ora Mitt Romney punta sulle centinaia di delegati degli Stati più avanzati – dalla California a New York – che dovrebbe aggiudicarsi senza grandi problemi. Ma ormai, fino a fine corsa, il condizionale è d’obbligo.

Luciana Maci

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi siria UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento