giovedì, 20 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

101 giorni per mandare gambe all’aria la Spagna
Pubblicato il 02-04-2012


La carica, riformatrice, dei 101 giorni del governo del Partido Popular in Spagna è stata un vero disastro, culminata nella finanziaria più austera per il risanamento dei conti pubblici dalla fine del franchismo. Il Governo del premier invisibile Mariano Rajoy, ha soffiato sulle 101 candeline con una sforbiciata che rimarrà sui libri di storia, «è solo l’inizio dell’inizio» disse durante la prima conferenza stampa la onnipresente e todopoderosa Soraya Saenz de Santamaria, vicepresidenta e portavoce del governo. Promessa, questo va riconosciuto, mantenuta.

PIÚ CHE PROMESSE SONO MINACCE MANTENUTE – Promesse economiche mantenute, tagli allo stato sociale mal celati per tutelare almeno in apparenza la campagna elettorale del 25 marzo, che doveva portare al trionfo storico dei popolari in Andalusia ma conclusasi in gloria per il PSOE,  l’approvazione, pochi giorni fa, dello scudo fiscale e la brusca frenata alla Ley de Dependencia (legge che doveva rappresentare la punta di diamante delle politiche sociali dell’ultimo governo Zapatero per regolamentare e sostenere le famiglie e le persone non autosufficienti), i tagli agli aiuti sulle politiche attive del lavoro, l’innalzamento delle tasse, delle tariffe di luce e gas ma soprattutto l’approvazione della brutal reforma laboral, che ha provocato il primo grande sciopero generale, facendo schizzare alle stelle il malessere sociale, sempre più palpabile dopo le moltidunarie manifestazione indette dai sindacati con l’appoggio dei partiti di sinistra IU e PSOE.

LUI SI CHE CI METTE LA FACCIA – Questo il resoconto di 101 giorni, tre mesi di poltiche per ora solo finanziarie della destra conservatrice di Rajoy, e già il rapporto con i cittadini appare logorato. «Qui c’è un Presidente che ci metterà la faccia» prometteva Rajoy, «Qui c’è un Presidente che ci metterà la faccia e che non si nasconderà» prometteva nuovamente Rajoy il 10 gennaio data della prima apparizione in pubblico dopo un mese dal giuramento, al momento però di lui si sa poco e in patria lo si vede anche meno. E non solo per i suoi pochi e scarsi interventi. La blindatura davanti alle critiche e alla telecamere è palese, lasciando che sia la sua squadra a metterci la faccia, sacrificando sull’altare delle conferenze stampa la vicetutto Soraya Saenz de Santamaria, come è accaduto con la presentazione del bilancio, l’inalzamento delle tasse e la riforma del mercato del lavoro.

ANCHE IN SPAGNA ARRIVA L’AMNISTIA FISCALE – Da venerdì la manovra economica potrebbe rimettere in linea con la UE i conti pubblici spagnoli, anche se le incognite rimangono. Per l’amnistia fiscale, non sono mancati sui media spagnoli i paragoni con lo scudo fiscale che fu del governo Berlusconi, rivelatasi la vera sopresa dei centogiorni, introdurrà un’aliquota al 10% sui redditi riemersi e sui capitali di rientro dall’estero, la storiella dei condoni è nuova in Spagna a differenza di chi l’ha già sentita il lieto fine si sa che difficilmente arriverà. Gli sforzi finanziari per gli spagnoli saranno notevoli, ma ad una proposta per risolvere la mancata crescita del sistema economico e per dare una sferzata al mercato del lavoro, Rajoy o chi per lui a tutt’oggi impegnato con 101 candeline da spegnere non sembra averci pensato.

Sara Pasquot

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