domenica, 16 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

A chi piace davvero la Francia della Quinta Repubblica?
Pubblicato il 24-04-2012


Parbleu, non vorrete mica andare in giro a raccontare che in Francia ci sono socialisti che possono vincere? Ma se lo sappiamo tutti che le esperienze socialiste e socialdemocratiche erano già logore, in crisi e superate vent’anni fa quando nacque il Partito democratico della Sinistra. Anche le ideologie socialdemocratiche si rivelarono “ottocentesche” quando nacque e morì dans l’espace d’un matin l’Ulivo: quella pianta mediterranea – non, per carità, nordica, solida e duratura -, innaffiata nel 1996 e caduta nel 1998. Per fortuna, ma non so di chi, è poi venuto il Partito Democratico che, nel 2013, ringalluzzito dalla probabile vittoria di Hollande (sia Bersani che D’Alema sono andati ad un comizio del Parti Socialiste: segno del destino, ma non so di chi), salirà a Palazzo Chigi. Forse, anche, no. Infatti, sarà il caso di ricordarlo agli entusiasti smemorati che François Mitterrand vinse nel 1981 e rivinse nel 1988 mentre l’Italia stava tristemente a bagno nel pentapartito, e vi rimase fino al crollo di Tangentopoli.

Come spiegare poi che i socialisti francesi rischiano di vincere in un sistema istituzionale, come il semipresidenzialismo della Quinta Repubblica, che tre quarti della sinistra italiana, politici e loro intellettuali di riferimento, aborre e ha regolarmente definito come “democrazia autoritaria”? Mon Dieu, in Francia c’è persino l’elezione popolare diretta del Capo dello Stato il quale, in pratica, è anche il capo del governo (tranne in caso di coabitazione): presidenzializzazione, personalizzazione!

Dannazione: il disastro costituzionale e istituzionale francese è completato da una legge elettorale maggioritaria a doppio turno la quale, incidentalmente, contiene in sé un sano premio di maggioranza e che, meno incidentalmente, sarebbe anche il sistema elettorale approvato dall’Assemblea Nazionale del Partito Democratico. Su che cosa mai trattano gli sherpa del PD: una legge proporzionale mista spagnolesca e teutoneggiante? Bon, alors, direbbero, i francesi, non si capisce proprio che cosa ci sia da festeggiare nei luoghi oscuri della “sinistra” (pardon) italiana. Davvero, Vendola andrà nel 2013 con il cuore in mano a sostenere uno schieramento di sinistra come Mélenchon ha già annunciato che farà, votando Hollande al secondo turno?

No, mi pare che questi esercizi intellettuali avventurosi e spesso anche ipocriti che troppa sinistra italiana fa, probabilmente accompagnandoli con qualche scongiuro, siano fuorvianti e fuori luogo. Il candidato socialista può vincere in Francia perché i socialisti hanno pazientemente (ri)costruito la loro politica e la loro organizzazione. Perché, dopo avere fatto delle buone, aperte e combattute primarie, non si sono lacerati e divisi. Perché interpretano una visione di resistenza e di cambiamento delle politiche europee di Sarkozy e di Merkel.

Naturalmente, non sono affatto tutte rose e altri fiori. Governare rivelerà che ci sono anche molte spine. La lezione per la sinistra italiana, per coloro, non molti, che sanno ancora imparare e vogliono farlo, è che una modica iniezione di socialismo serve a raggiungere quell’elettorato popolare necessario a vincere e a ricordare che esistono altre politiche opzioni di politica e di politica economica. Che si può vincere “contandosi” al primo turno e coalizzandosi, come gentiluomini e gentildonne, al secondo turno. Altrimenti, tant pis, tanto peggio per i furbetti: non insieme, si perde tutti. Perdere separatamente non è meno significativo e meno doloroso (tranne per chi, come la nomenklatura del PD, non perderà, comunque, il suo seggio).

JEAN-FRANçOIS PASQUINO’

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Commenti all'articolo
  1. Condivido molto le considerazioni di Pasquino. Ripropongono una esigenza molto chiara: la costruzione di un Partito Socialista forte anche in Italia, parte integrante del PSE. Purtroppo sia il PD, per i condizionamenti degli ex DC-Margherita, e sia SEL per l’allergia dei suoi aderenti a riconoscersi e aderire alla famiglia Socialista Europea, rendono questo percorso molto difficile e accidentato. Certo la stessa nostra Dirigenza PSI, che invece di caratterizzarsi su una linea chiaramente Socialista e di Sinistra Riformista in conformità con le linee politiche del PSE, oscilla verso l’UDC di Casini, che in Europa è dall’altra parte dei Socialisti.
    E’ l’Europa e la sconfitta del Centro-Destra Europeo, il punto vincente per determinare i cambiamenti anche in Italia. Il Socialismo Riformista è una strada chiamata a ricercare sempre le soluzioni possibili a tutela dei lavoratori e della parte più debole.

  2. La vittoria dei Socialisti in Francia, è un evento positivo, che dovrebbe far riflettere tutti gli Italiani. Oggi bisogna capire che la politica gestita dalla destra Europea, ha prodotto dei danni che sono ricaduti sulle spalle di tutti gli stati membri dell’Unione Europea , ma pagarne il caro prezzo siamo stati tutti i cittadini. La politica della destra, che affida le soluzioni dei problemi ai potentati economici, ha prodotto l’arricchimento di alcuni stati come la Germania e delle loro banche a scapito dell’impoverimento prima della Grecia, poi del Portogallo, dell’Italia, della Spagna. Gli errori che sono stati commessi, non possono essere chiamarli tali, perché sono stati voluti e pilotati, come affidare la gestione dell’Euro a dei privati che curano i propri interessi e non quelli generali. Il risultato è che la stragrande maggioranza dei cittadini stanno pagando a caro prezzo, con aziende che chiudono o si delocalizzano, disoccupazione, nuove tasse e recessione. Credo che questo fallimento della destra possa bastare per far capire che è ora di cambiare politica. I cittadini Francesi l’ hanno capito, in futuro dovranno capirla anche quelli Europei, e specialmente gli Italiani, dovranno capire che l’ideologia Socialista non è aria fritta ma è una risorsa di buona politica. I partiti di Sinistra, come il PD, ha subito approfittato saltando sul carro dei vincitori dei socialisti Francesi, come fossero loro i portatori dei valori Socialisti, e non si rendono conto che non solo non si definiscono più comunisti, ma hanno persino cambiato il nome al gruppo Europeo al quale hanno aderito. La vera paternità di questi valori e di queste politiche spetta di diritto a tutti i Socialisti, ed in particolare al PSI che da quasi 120 anni ha percorso la strada del Socialismo senza cambiare ne il nome ne gli ideali. Il mio appello è rivolto a tutti gli Italiani che sanno riflettere, non lasciatevi imbrogliare da chi percorre strade polverose e tortuose, ma date la vostra fiducia a chi se la merita come al Partito Socialista Italiano, che dalla sua parte la coerenza la chiarezza di una POLITICA con la P maiuscola.
    Vincenzo Arlia

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