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Opinioni e commenti
 

Alle presidenziali francesi il socialista Hollande vince il primo turno
Pubblicato il 22-04-2012


Il primo round va, come previsto, al candidato socialista François Hollande. Secondo proiezioni basate su dati parziali, al primo turno delle elezioni presidenziali il leader del Ps avrebbe ottenuto circa il 28% dei voti, mentre il presidente uscente Nicolas Sarkozy si sarebbe fermato intorno al 27%. Saranno quindi loro due a scontrarsi al secondo turno, previsto per il 6 maggio. Ma la vera sorpresa uscita dalle urne è Marine Le Pen, alla guida dell’estrema destra, che avrebbe ottenuto ben il 20% dei consensi: in pratica un elettore su cinque ha votato per lei, superando anche il risultato ottenuto dal padre Jean-Marie Le Pen nel 2002.

L’IMPORTANZA DEL SECONDO TURNO – È chiaro che questo dato getta nuova luce sul secondo turno. Sarkozy potrà cercare di attingere al suo prezioso bacino di voti: probabile ma non del tutto scontato. La signora Le Pen ha improntato la propria campagna proprio sull’anti-sarkozysmo, così come l’attuale capo di Stato ha tentato di conquistare parte dei suoi elettori, senza contare che il nocciolo duro del “Front National” è tradizionalmente in antitesi con l’Ump di Sarkozy, il quale dovrà anche tentare di intercettare i voti del centro. Vero è che la politica è il luogo del compromesso e un futuro “abbinamento” Sarkozy-Le Pen potrebbe giovare a entrambi, a tutto scapito della sinistra. Stando ai sondaggi, che come sempre vanno valutati con prudenza, circa la metà dei sostenitori di Le Pen sosterrà Sarkozy al secondo turno, mentre forse un quinto voterà per la sinistra di Hollande.

L’ESTREMA SINISTRA – Sinistra che non trova un alleato altrettanto forte nella sua ala più estremista rappresentata da Jean-Luc Mélénchon, candidato del “Front de gauche”, il quale, in campagna elettorale, si era sbilanciato con proposte obiettivamente poco realiste in questo momento storico come l’aumento dei salari e l’anticipo dell’età pensionabile. Mélénchon ha ottenuto appena l’11% dei voti, che tuttavia dovrebbero andare quasi tutti a Hollande. Lo stesso candidato di estrema sinistra aveva fatto ufficialmente questa promessa nelle settimane precedenti, certamente con la speranza di avere un peso nel futuro governo ed eventuali incarichi ministeriali. Ancor meno successo per il centrista Francois Bayrou, che è andato sotto il 10%.

FORTE AFFLUENZA – Dati alla mano il secondo turno, che tutti i sondaggi aggiudicavano con grande sicurezza a Hollande, diventa una sfida sul filo del rasoio e una lotta all’ultimo voto. Altro elemento significativo di questa tornata elettorale riguarda l’affluenza: sarebbe intorno all’80%, il che significa che le previsioni dei sondaggisti su un significativo astensionismo erano sbagliate. I francesi hanno avvertito l’importanza dell’appuntamento elettorale e si sono recati in massa alle urne.

In campagna elettorale Hollande, già per  11 anni alla guida del Ps e attuale presidente del Consiglio generale di Corrèze, ha presentato un programma che prevede l’abolizione di privilegi fiscali per banche, grandi industrie e per i più ricchi (vuole tassare al 75% chi guadagna più di un milione di euro l’anno), la creazione di circa 150mila posti di lavoro e sostegno ai giovani e alla cultura.

Sarkozy, invece, dal 2007 al potere in Francia, si è proposto come leader forte e deciso, capace di far uscire il Paese da una situazione di crisi, e ha cercato di evitare che il voto diventasse un referendum sul suo ultimo mandato presidenziale. Marine Le Pen ha avuto successo invocando posti di lavoro solo per i cittadini di nazionalità francese e l’abbandono dell’euro per il ritorno alla valuta locale.

Luciana Maci

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Commenti all'articolo
  1. Ora in Italia tutti tifano per Hollande, anche il Pd recita la sua parte: Socialista in Francia e in Europa. Del PSI non ne vuole parlare, eppure per costruire il partito socialista riformista nel nostro Paese bisogna sederci attorno allo stesso tavolo. Se non si coglie l’attuale momento, magari accompagnato dalla vittoria nelle prossime politiche in Germania, si perderà un importante messaggio che l’Europa ci invia. Restiamo un Paese anomalo rispetto a tutto il vecchio continente in quanto, come si sta dimostrando sempre più, l’alternativa ai conservatori si chiama socialismo democratico o laburismo. Bisogna che gli “amici” del Pd se ne facciano una ragione. Più si attende e più si protrae inutilmente nel tempo una risposta che la nostra democrazia aspetta da molto. Giancarlo Moschin

  2. Ora in Italia sono tutti con Hollande, anche Bersani recita la sua parte: socialista in Francia e in Europa, non di sicuro in Italia. Se nel nostro Paese si vuole dare vita al partito dei riformisti di ispirazione socialista bisogna che gli ” amici ” del Pd si decidano a parlare con il PSI per sedersi attorno allo stesso tavolo e progettare il futuro. L’Europa, con i risultati francesi e molto probabilmente con quelli tedeschi ci invia un chiaro messaggio: l’alternativa ai conservatori nel vecchio continente è socialista. E’ tempo anche per l’Italia diventare un paese normale, non più inchiodato a vecchi e fittizi schemi che ci collocano fuori dall’Unione. C’è qualcuno che si dovrà decidere a fare i conti con la storia e muovere passi significativi, superando molti pregiudizi, per dare vita ad un grande partito del socialismo italiano aderente al PSE. Giancarlo Moschin

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