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Opinioni e commenti
 

Bambini scomodi, un video infiamma la campagna elettorale in Messico
Pubblicato il 13-04-2012


Sono proprio bambini scomodi: ladri, rapinatori, trafficanti di esseri umani ma anche politici corrotti, poliziotti violenti, barboni che chiedono l’elemosina. Stiamo parlando dei piccoli attori del cortometraggio “Niños incómodos”, realizzato in vista delle elezioni presidenziali del prossimo luglio in Messico e già fonte di accese polemiche. In circolazione da martedì, il video ha superato il milione di visite su Youtube ed è stato rilanciato da emittenti televisive e siti di notizie in tutto il mondo. In quattro minuti descrive una giornata di ordinaria follia in Messico, con sommosse di piazza, sequestri, abusi, povertà e, sullo sfondo, una città caotica e fortemente inquinata. Il cortometraggio termina con una bambina che si rivolge direttamente ai quattro candidati alla presidenza chiamandoli per nome: Doña Josefina (Vázquez Mota), Don Andrés Manuel (López Obrador), Don Enrique (Peña Nieto) e Don Gabriel (Quadri). A loro la giovanissima attrice, circondata da un gruppo di coetanei, dice: «Basta lavorare per i vostri partiti e non per noi; basta soluzioni calate dall’alto. È finito il tempo. Il Messico ha già toccato il fondo». Quello che ha fatto gridare allo scandalo almeno una parte del Paese (altri invece hanno apprezzato le finalità del progetto) è l’utilizzo di baby-attori in scene decisamente violente e poco appropriate al mondo dell’infanzia.

PERCHE’ USARE DEI BAMBINI? – L’opera è stata realizzata da “Nuestro México del futuro”, progetto di GNP (Grupo Nacional Provincial), grande gruppo assicurativo che vanta un costante impegno sociale. «Avremmo potuto girarlo con adulti – ha detto a Bbc Mundo la coordinatrice di “Nuestro México del Futuro”, Rosenda Martínez – ma sarebbe stato un video qualsiasi. I bambini sono quelli che rappresentano meglio il futuro del Paese e che sperimenteranno tutte le decisioni che prenderemo, positive o negative». Di fatto se si indaga più a fondo, come ha fatto il settimanale “Proceso”, si scopre che a capo della GNP c’è Alberto Bailleres, secondo uomo più ricco del Messico e quarto dell’America Latina secondo “Forbes”, ma anche figura molto controversa: avrebbe alle spalle operazioni finanziarie discutibili e politicamente sosterrebbe l’estrema destra. I finanziatori del filmato hanno acquistato intere pagine sui principali quotidiani messicani per ribadire che la campagna non ha per obiettivo l’appoggio di alcun candidato in particolare ma vuole solo «evidenziare le preoccupazioni di milioni di cittadini» per le sorti della nazione.

POLEMICHE  – Nell’attesa di capire cosa c’è veramente dietro, i politici e la società civile si sono scatenati. Vari parlamentari e organizzazioni per la tutela dell’infanzia hanno stigmatizzato l’impiego di bambini e hanno chiesto alle autorità di ritirare il video, fino a invocare il giudizio della Commissione nazionale per i diritti umani. I candidati alla presidenza direttamente chiamati in causa sono stati invece più morbidi: l’esponente del Pri Enrique Peña Nieto ha assicurato su Twitter di «appoggiare il messaggio». Josefina Vázquez Mota del Pan lo ha definito «un appello che non può restare inascoltato». Consensi anche dall’aspirante presidente di Nuova Alleanza Gabriel Quadri e dal rappresentante delle sinistre, Lopez Obrador, che ha affermato: «È forte ma è la realtà». Un gruppo di senatori del Pan e del Pdr ha infine chiesto alle autorità di indagare se il video abbia scopi elettorali, perché, in base alle leggi del Messico, è proibito ai privati la diffusione di immagini di propaganda in vista delle elezioni.

Luciana Maci

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