sabato, 23 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Belsito e l’involuzione della specie
Pubblicato il 04-04-2012


La carriera politica è inevitabilmente costellata di corsie a traffico elevato, caselli bloccati e conducenti inferociti. Quando però la coda si fa più lunga e gli autisti iniziano a spazientirsi, tra i ruggiti dei clacson spunta sempre l’immancabile burino che sfreccia a 180 sulla corsia d’emergenza. “Ma quello non è mica l’autista di Alfredo Biondi, l’ex ministro della giustizia?” potrebbe chiedersi perplesso qualche sfortunato vacanziere della politica, intrappolato sull’autostrada in un qualche pomeriggio del lontano 1990. E il nostro non avrebbe tutti i torti a farsi una domanda del genere: che ci fa un “semplice” autista sparato in solitaria verso palazzo Chigi, dove arriverà di lì a qualche tempo? E’ il segnale inequivocabile che Darwin s’era sbagliato, che una diversa evoluzione della specie è possibile, che la genia verdepadana non ha nulla a che fare con l’Incredibile Hulk di Casa Marvel, verde anche lui ma di rabbia primordiale. Questa volta l’homo sapiens ha preferito danzare a passo di gambero. Un in avanti e dieci all’indietro. L’involuzione della specie non è una panzana. Il tesoriere d’oro verde vestito ne è una prova tangibile. Come se l’ominide di kubrickkiana memoria abbia una pessima mira. E l’osso torna indietro all’indirizzo di via Bellerio, pericoloso come un boomerang.

LA BMW PORTAFORTUNALa carriera di Francesco Belsito, il tesoriere della Lega, indagato ieri per truffa ai danni dello Stato e appropriazione indebita nella gestione dei rimborsi elettorali del carroccio, per i meno smaliziati può avere un ché di incredibile. Nato a Genova nel 1971, Francesco ha un piglio e una carica che lo portano subito a rendersi popolare. Poco più che ventenne, è il noto buttafuori di un’altrettanto nota discoteca locale: in tasca ha una tessera di Forza Italia e tanti sogni da realizzare. Comincia così a correre anche lui sull’autostrada della politica, sfrecciando sulla Bmw del ministro Biondi. Mostra il medio a tutti, Belsito, mentre viola con noncuranza il codice stradale. Anche fuor di metafora: è stato infatti pizzicato a guidare senza patente e, sempre a Genova, ha parcheggiato la Porsche Cayenne nei posti riservati alla procura di Genova.

DALL’AZZURRO AL VERDE – A Belsito il ruolo di autista e portaborse però sta subito stretto, si guarda intorno nel partito e sceglie di cambiare colore. Verde leghista, per la precisione. Nel 2002 tenta la fortuna nelle fila del Carroccio,  diventando subito capo della segreteria del Presidente del consiglio regionale della Liguria. Per chi sa dove oliare, la carreggiata è sempre sgombra. Belsito non solo ha sempre avuto olio in abbondanza ma, con piglio da faccendiere consumato e un sorrisone apparentemente ingenuo, ha saputo ungere con disinvoltura tutti gli ingranaggi giusti. Per fare il salto gli occorre però un aggancio sostanzioso. Nel 2005 diventa così l’ombra di Maurizio Balocchi, tesoriere leghista e poi sottosegretario all’Interno e alla Semplificazione. Di Balocchi il lungimirante Belsito attenderà pazientemente il trapasso, per prenderne prontamente poi il posto alla scomparsa, nel 2009.

DA FINCANTIERI ALLE 2 LAUREE “TAROCCATE” – Un anno dopo diventerà vicepresidente di Fincantieri: la stampa inizia così ad occuparsi di lui con un curioso interesse. Cominciano a circolare strane voci: le sue due lauree, una in Scienze Politiche e l’altra in Scienze della Comunicazione, sarebbero tarocche. “Prese all’estero e non convalidabili”, si difende lui, ma intanto spunta fuori un altro scandalo: pare che il tesoriere avrebbe investito circa 7 milioni di euro di rimborsi elettorali del partito in fondi esteri. Soldi messi al coperto, in particolare, su quel conto in Tanzania che tanta ilarità e indignazione suscitò persino tra gli stessi appartenenti al partito. Belsito è da sempre un uomo di Bossi, che lo ha difeso pubblicamente in occasione della questione Tanzania. È, però, malvisto dalla corrente maroniana del Carroccio. Il brusco alt impresso oggi alla sua carriera proprio in vista delle amministrative lascia aperti tanti dubbi ma, forse per un po’, potrebbe chiudere la corsia preferenziale al traffico dei faccendieri.

Raffaele d’Ettorre

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