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Opinioni e commenti
 

Il Carroccio sbanda, Belsito cade in corsa e Bossi valuta se lasciare a Maroni
Pubblicato il 04-04-2012


Dopo dieci ore di chiusa in via Bellerio, è arrivata la decisione che sembrava inevitabile: si è dimesso dalla carica di tesoriere della Lega Nord Francesco Belsito, ex sottosegretario vicinissimo a Umberto Bossi. L’uomo chiave del Carroccio risulta attualmente indagato da tre diverse procure (Milano, Napoli e Reggio Calabria), tutte interessate a chiarire che uso sia stato fatto dei soldi del Carroccio, tra cui quasi sei milioni finiti a Cipro e in Tanzania. Le accuse sono quelle di riciclaggio, truffa allo Stato e appropriazione indebita. Decine le perquisizioni in varie città (oltre a quella avvenuta stamane nella sede storica del Carroccio): Carabinieri e Guardia di Finanza hanno acquisito atti presso società, uffici e abitazioni, compresa quella di una delle segretarie di Umberto Bossi e di una dirigente amministrativa del partito.

IL POMERIGGIO NUVOLOSO DEL SENATUR – Umberto Bossi ha lasciato la sede federale della Lega Nord, dove si trovava dalle 12, dopo le perquisizioni di questa mattina ordinate nell’ambito dell’inchiesta su Belsito. Il leader della Lega Nord è fuggito di soppiatto dal cancello posteriore, a bordo della sua auto, senza fare dichiarazioni ai giornalisti. Con Bossi, a via Bellerio oggi erano presenti anche il coordinatore delle segreterie nazionali, Roberto Calderoli, il governatore del Piemonte, Roberto Cota, il vice presidente della Regione Lombardia, Andrea Gibelli, e l’ex ministro Roberto Castelli. Chi ha parlato con il Senatur nel primo pomeriggio ha descritto il leader leghista come un uomo «amareggiato dall’attacco personale e alla famiglia» e fortemente intenzionato a dimettersi.

LA CASA E CAMPAGNA ELETTORALE – Le accuse più dure da digerire per Bossi sono state il presunto uso dei fondi per la campagna elettorale, che ha portato il figlio Renzo in Consiglio regionale lombardo, e per la ristrutturazione della villa di famiglia, a Gemonio. «Sono stato io a chiedere a Belsito di dimettersi, per fare chiarezza. E lui si è dimesso. Colpiscono me per colpire la Lega». Umberto Bossi parla dopo ore di silenzio, durante le quali emergevano dettagli sull’inchiesta che ha travolto il tesoriere del partito e gettato ombre inquietanti sullo stesso leader e sulla sua famiglia. «Vogliono colpire la Lega e quindi colpiscono me, mi sembra che sia iniziata la prossima campagna elettorale – dice Umberto Bossi – Denuncerò chi ha utilizzato i soldi della Lega per sistemare la mia casa. Io non so nulla di questa cose e d’altra parte avendo pochi soldi non ho ancora finito di pagare le ristrutturazioni di casa mia». Non è passata inosservata, in via Bellerio, l’assenza di Roberto Maroni.

I LEGHISTI IN RETE PENSANO GIA’ AL DOPO-BOSSI – Sulla pagina Facebook di Roberto Maroni il malcontento della base leghista si fa sentire alto e forte, e scuote la cortina di ferro tra l’ex ministro dell’Interno e il leader del partito Umberto Bossi. Si moltiplicano infatti i post che inneggiano a Maroni chiedendo che assuma lui la guida del partito: «leader subito o la Lega è finita»; «Caro Bobo, credo sia ora di tirare fuori gli attributi, sperando che non sia già troppo tardi». Gli interventi sono chiarissimi e restituiscono l’immagine di un Carroccio in affanno, con i leghisti timorosi di essere «ormai accomunati a tutti gli altri, lontani i tempi del cappio in Aula», come ricorda qualche nostalgico deputato di vecchia data.

SALVINI, CHI SBAGLIA PAGA – «Tutti in Lega vogliono trasparenza e pretendono chiarimenti su qualsiasi centesimo di euro usato». Lo ha dichiarato Matteo Salvini, europarlamentare della Lega Nord, nel corso del talk show Rapporto Carelli su Sky Tg24. «Ci fidiamo uno dell’altro – aggiunge Salvini – ma se qualcuno abusa di questa fiducia si butta giù dalla finestra. Nella Lega non abbiamo bisogno di certa gente. La mano sul fuoco, poi, non la metto nemmeno per me stesso, figuriamoci per chi conosco poco. L’europarlamentare ha inoltre precisato di sentirsi  «vicino alle migliaia di militanti per bene della Lega che oggi stanno depositando le liste in varie città italiane. Ed è inaccettabile essere accomunati a qualcuno che magari ha fatto qualcosa di sbagliato. Se qualcuno in Lega sbaglia – conclude – lo prendiamo a calci nel sedere ma onestamente stiamo pensando di più a come amministrare i nostri comuni più che a Woodcock e a Belsito».

Raffaele d’Ettorre

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