sabato, 20 ottobre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

BERLUSCONI: «LE RAGAZZE NON ERANO TRAVESTITE DA SUORE, SOLO ABITI CON GIOIELLI DATI GHEDDAFI»
Pubblicato il 20-04-2012


Le ospiti di Silvio Berlusconi ad Arcore, non erano travestite da suore, ma con “abiti neri con gioielli” ricevuti “in dono da Gheddafi”. Lo ha assicurato Silvio Berlusconi al termine dell’udienza del processo Ruby smentendo cosi’ le testimonianze di alcune ragazze che, nelle scorse udienze, avevano parlato di diversi travestimenti, compreso uno da suora. Berlusconi spiega di avere in guardaroba “almeno 60 abiti” donati dall’ex leader libico. “Me li fece arrivare con un container senza dirmi nulla”. In Aula al processo Ruby è presente, a sorpresa e per la prima volta, anche l’ex premier Silvio Berlusconi, chiamato a rispondere di concussione e prostituzione minorile. In tribunale l’imprenditore non si è lasciato sfuggire l’occasione per offrire chiarimenti sulle famigerate cene a villa San Martino, dove le ospiti si travestivano da poliziotte e coccinelle: «Erano gare di burlesque». Il Cavaliere ha poi tenuto a precisare che «io sto mantenendo delle ragazze perché sono state diffamate per sempre. Non hanno più un lavoro, hanno perso il fidanzato e forse non lo troveranno più. Hanno – insiste Berlusconi – la vita rovinata. E io mi sento responsabile per queste ragazze che hanno un unico torto: quello di aver accettato un invito a casa del presidente del Consiglio per delle cene assolutamente eleganti». E su Ruby, Berlusconi ripropone la solita tesi: «Mi ha fatto pena. Ha raccontato – dice l’ex premier – una vita drammatica, dicendo di essere stata buttata fuori dalla famiglia perché si era convertita alla religione cattolica. Si era costruita un’esistenza fantasiosa, vergognandosi della realtà. Decidemmo di aiutarla – conclude il premier – per evitare che si prostituisse».

L’UDIENZA DEL FUNZIONARIO – «Non sapevo fosse la nipote di Mubarak». È la frase-choc pronunciata oggi in tribunale dal capo di gabinetto della Questura di Milano, Pietro Ostuni, sentito come testimone nel processo che vede l’ex premier Berlusconi accusato di prostituzione minorile e concussione. La sera del 27 maggio 2010, quando Ruby fu fermata per furto, Ostuni decise di non avvisare nessuno, nè il Questore, nè la Presidenza del Consiglio che lo aveva già contattato per informarlo sul fatto che la ragazza fermata fosse effettivamente parente dell’allora presidente egiziano Mubarak. Il capo di gabinetto ha riferito poi delle telefonate ricevute da Silvio Berlusconi e da persone della Presidenza del Consiglio sulla ragazza. «Quella sera ricevetti una telefonata dalla presidenza del Consiglio – dice Ostuni – e la minore mi venne segnalata come la nipote di Mubarak. Vista la fonte qualificata, ho dato per scontato che fosse vero», precisa Ostuni, aggiungendo però che con il passare delle ore si era «convinto che lei non fosse la nipote di Mubarak». La telefonata, con la quale Berlusconi chiese inoltre che la giovane fosse affidata a un consigliere Pdl, è la ragione stessa per cui l’ex premier è ora accusato di concussione.

«NON SO DARE UNA SPIEGAZIONE» – La giustificazione di Ostuni arriva dopo un pressante interrogatorio del pm Ilda Boccassini, che si è mostrata visibilmente insoddisfatta dalle risposte del funzionario, considerate “troppo generiche”. Boccassini ha chiesto con insistenza per quale ragione, vista anche la «funzione istituzionale che stava esercitando», non avesse informato Berlusconi della scoperta che Ruby non fosse la figlia del leader egiziano. Alla domanda il capo di gabinetto risponde con un altrettanto insoddisfacente: «Sono sincero, non so dare una spiegazione del perché non l’abbia fatto».

LO “SCHERZETTO” DI RUBY – Giorgia Iafrate, funzionaria della questura di Milano in servizio la notte in cui Ruby fu fermata, ha detto oggi in aula di essere andata dalla ragazza e di averle chiesto se fosse effettivamente la nipote dell’ex presidente egiziano Hosni Mubarak. «La ragazza si mise a ridere e mi raccontò che lei spesso si spacciava per tale», afferma Iafrate. La commissaria si precipitò allora da Ostuni, al quale riferì inoltre che «il pm dei minori aveva disposto di affidare la ragazza in una comunità, ma in seguito lui mi avvisò dell’arrivo di un consigliere ministeriale che se ne sarebbe occupata». Il “consigliere” in questione è Nicole Minetti.

 

Emanuele Ciogli

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Sergio Mattarella Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento