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Opinioni e commenti
 

CAPITAN LAVITOLA FA ROTTA VERSO CASA. IL FACCENDIERE DEL FALSO AVANTI! E’ IN ITALIA
Pubblicato il 14-04-2012


Dopo aver circumnavigato le coste sud americane, il “peschereccio” di Valter Lavitola decide di fare una sosta anche qui in Italia. Il tempo di chiarire un paio di guai con la giustizia che si trascinano ormai da otto mesi. Nel settembre del 2011 era stato infatti emesso per lui un ordine di custodia cautelare a margine dell’operazione diretta dalla procura di Napoli, che lo vedeva coinvolto insieme ai coniugi Tarantini. Entrambi erano accusati di estorsione ai danni dell’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Un’accusa poi “ammorbidita” per il solo Lavitola a induzione a rendere false dichiarazioni. L’inchiesta però porterà alla luce quello che Valter nascondeva nell’armadio, facendo emergere dalle acque torbide delle sue attività di faccendiere diversi sospetti di illecito che necessitano ancora di sostanziali chiarimenti. A cominciare da quei finanziamenti per l’editoria (milioni di euro) percepiti per il falso l’Avanti!, che nulla ha a che fare lo storico quotidiano socialista, il cui vero nome è Avanti!, senza la “l” che il buon Lavitola ha sbianchettato all’occorrenza.

E proprio Valter il latitante oggi si dice sicuro di dover tornare in Italia «per chiarire ciò che mi vede indagato», come rivela una fonte molto vicina al faccendiere all’Ansa. Ma ha una richiesta: «Le mie disponibilità economiche non mi consentiranno di vivere di rendita e, quindi, bisogna che mi rimanga qualcosa per quando questa storia sarà finita». La doppia personalità di Lavitola, a tratti supplichevole e oliatissimo, altre volte (per lo più segretamente) deciso e sicuro, traspare con forza anche da queste dichiarazioni. Il pellegrinaggio in alto mare non ha cambiato Valter, e la conferma arriva dall’ennesima stoccata: “Ho un dossier” stilato con i suoi legali, dice. Un dossier «rinchiuso in una cassaforte all’estero».

COMPAGNI DI MERENDE – Valter aveva molto in comune con Giampaolo, detto “Giampi”, Tarantini, l’imprenditore barese condannato a due anni e due mesi dal gup di Bari per detenzione di cocaina a fini di spaccio. Sono entrambi “uomini del fare”, entrambi hanno le conoscenze giuste, sanno come muoversi, anche se ogni tanto finiscono “inguaiati”. Soprattutto se pestano i piedi “sbagliati”, nello specifico quelli dell’ex premier Berlusconi. I fatti in breve: Tarantini s’inginocchia davanti al premier, chiedendogli “un paio di spiccioli” perché le inchieste l’hanno buttato sul lastrico. Valter interviene e si propone come “ponte”, filtrando 500mila euro da Berlusconi a Tarantini con giri che risultano ancora oggi poco chiari.

Dall’”incidente Tarantini” i magistrati iniziano a focalizzarsi esclusivamente su Lavitola, in un’inchiesta che rimbalza da Napoli a Bari. Si aprono rami d’indagine paralleli, mentre il gip di Bari, Sergio Di Paola, tuona: «Arrestatelo o inquinerà le prove». Insomma, va a fuoco il barbecue marinaresco di Valter. E lui, quando sente puzza di bruciato, salpa, va a  Panama. Poi Brasile, Argentina e Medio Oriente. Ne ha viste tante il “peschereccio” di capitan Valter in questi ultimi mesi e adesso pare che sia giunto il momento di fare un saltino a casa, per sistemare un paio di faccende.

PESCATORE DI CONTRIBUTI – La passione per la pesca ha spinto Valter ad affacciarsi verso il mondo del giornalismo. Con l’apertura della testata “L’Avanti!”, il neo-editore Valter riesce in un doppio colpaccio. Da una parte costruisce un robusto specchietto per le allodole per accedere ai finanziamenti pubblici per l’editoria. Dall’altra, con rapido colpo di mano, dirotta quei soldi sulla sua azienda brasiliana, la Empresa Pesqueira de Barra de São João, con sede a Rio de Janeiro. Un’azienda che si occupa del commercio all’ingrosso di pesce. La vita editoriale del travagliatissimo “L’Avanti!” lavitoliano raggiunge il suo anticlimax nei diversi blitz compiuti dalle Fiamme Gialle alla sede romana del giornale.

I finanzieri trovano di tutto e di più, tranne Valter però, che nel frattempo è salpato per Panama, dove si tratterrà impegnato a scrivere commoventi lettere aperte a metà strada tra l’arrendevole e il risentito. Le perquisizioni della Guardia di Finanza erano state volute dalla Procura di Napoli, che in quel momento stava indagando anche sui contributi all’editoria ricevuti dalla testata-fantoccio aperta da Lavitola. Si parla di oltre 23 milioni e 200mila euro percepito tra il 1997 al 2009, facendo ricorso a fatture per operazioni inesistenti e documenti che attestavano requisiti (altrettanto inconsistenti) per la tiratura delle copie vendute. Valter, cioè, era riuscito ad aggirare lo scoglio del Garante per l’Editoria dichiarando una diffusione del giornale lontanissima dai numeri reali.

Il RITORNO – La sua latitanza ha portato al faccendiere una notorietà ben maggiore di quanta ne avesse mai raggiunta con l’apertura de “L’Avanti!”. Santoro e Mentana lo vogliono subito in trasmissione (in collegamento satellitare, sia ben chiaro) e i media iniziano ad occuparsi di lui con cadenza periodica. Valter dichiara a destra e a manca di non volere tornare perché ad aspettarlo «c’è il carcere». Oggi sembra finalmente aver cambiato idea e all’Ansa dichiara di sentirsi «sereno e tranquillo» e di non avere «più niente da nascondere». A parte forse il fido peschereccio, pronto a salpare se le cose dovessero mettersi ancora male per il capitan Valter.

la Redazione del vero Avanti!

 

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