domenica, 17 dicembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Caro Beppe Grillo, la Mafia ha ucciso, ricordatelo demagogo e chiedi scusa
Pubblicato il 30-04-2012


Esattamente trent’anni fa moriva un uomo: era il 30 aprile del 1982 e sotto i colpi di proiettili sparati nella sua Palermo il segretario regionale del Partito Comunista veniva ucciso in mezzo alla strada. Ai suoi funerali si contarono circa centomila persone: un fiume di gente scese in piazza per portare il suo saluto a chi, pur potendo rimanere a fare politica nella tranquillità di Roma, scelse di tornare a sporcarsi le mani in una città irrimediabilmente compromessa con la Mafia. Chi aveva parlato con lui, sapendo del suo atteggiamento proprio nei confronti della criminalità organizzata, gli aveva fortemente sconsigliato di rientrare a fare politica in Sicilia, ma lui niente.

Aveva perfino in parte profetizzato la sua morte. Era assolutamente consapevole di quello a cui andava incontro con una scelta del genere, ma era convinto che il suo lavoro avrebbe assunto un profilo più concreto solo se fosse tornato a combattere quella criminalità mafiosa dal suo interno. Un soldato che non aveva colonnelli a cui rispondere, se non il limite di non riuscire a togliersi dal campo di battaglia. A chi ricorda le immagine trasmesse dai tg dell’epoca, gli viene in mente il suo corpo insanguinato dentro la macchina con la gamba fuori del finestrino, quasi volesse rispondere ai colpi di pistola con la forza di un calcio. Un’immagine emblematica, a mio pensare, della convinzione di quell’uomo e di come credeva di poter condurre quella personalissima guerra.

Un uomo solo, con risorse limitate ma con una forza indomita, contro uomini organizzati con una forza individuale inesistente. Ricordo le parole di una delle ultime dichiarazioni che rilasciò, proprio perché ad intervistarlo fu mio padre, e perché solo poche sere fa nel volerlo ricordare un programma televisivo ha ripreso quell’inchiesta. Ammetto quindi che la mia partecipazione all’anniversario della sua morte possa in qualche modo essere contaminata da questa mia attitudine familiare, se non genetica, a rivolgere particolare attenzione alle uccisioni per mafia.

Ma devo ammettere anche che la data di oggi mi torna addosso con ancora più rabbia dopo aver sentito un “uomo”, un comico ormai di bassa lega come Beppe Grillo che sabato scorso, nella Palermo delle uccisioni di Boris Giuliano, Cesare Terranova, Piersanti Mattarella, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Peppino Impastato, Antonio “Ninni” Cassarà, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ha pronunciato le seguenti parole: “La mafia non ha mai strangolato il proprio cliente, prende il pizzo; qui siamo nella mafia che ha preso un’altra dimensione: strangola la propria vittima”. Il paragone di Grillo è tra la mafia e la crisi, o la mafia e il governo tecnico, o la mafia e i politici. Poco importa quale dovesse essere la metafora, e lungi da me non comprendere quanto volesse essere l’ennesima provocazione di un uomo, di un mondo mediatico che ormai deve alzare sempre più il tiro per suscitare scalpore, per avere l’attenzione necessaria – come in questo caso – per supportare il proprio candidato. Ma devono esistere dei limiti.

Persino in un paese come il nostro, ormai privo per lo più di qualsiasi fiducia nei confronti delle istituzioni in quanto tali, di punti di riferimento reali e di speranza nel futuro, deve esistere quanto meno il rispetto per tutti coloro hanno lasciato la propria vita in mezzo ad una strada, dentro ad una macchina, con il capo perso all’indietro e il corpo pieno di sangue. Se non vogliamo farlo per il buonsenso, se non vogliamo preoccuparci delle giovani generazioni, se si vuole dimenticare gli errori del passato, a loro, e solo a loro, portiamo rispetto. Adesso è arrivato il momento per chi sbaglia, per chi ha avuto uscite infelici come questa di chiedere scusa. In Italia si deve ritrovare l’umiltà di saper dire di aver sbagliato. Quindi, Beppe Grillo devi chiedere scusa. Lo devi fare per portare rispetto a tutte quelle vittime che hanno combattuto veramente, e non a suon di blog come fai te. Ma mettendoci veramente la faccia. E oggi, 30 aprile 2012, ricordiamo e commemoriamo con onore chi scelse la via più difficile, quella della convinzione politica per portare legalità lì dove regnava il sopruso. A lui va il mio personale pensiero oggi. A Pio La Torre.

Giampiero Marrazzo 

Giampiero Marrazzo

@giamarrazzo

More Posts - Website

Follow Me:
TwitterFacebookDiggStumbleUpon

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. vergognose e spregevole l’accostamento tra mafia e crisi di Grillo, ottima la replica del Direttore, anche se poteva citare Placido Rizzotto, sindacalista socialista, non comunista, strenuo difensore dei contadini, antimafioso, barbaramente ucciso dalla mafia e gettato in una fossa comune!!!
    Il PSI ha chiesto ed ottenuto per lui i funerali di Stato e non credo che giovi al Paese tralasciarlo!!!

  2. Il Sig. Grillo chiede scusa??????? quando mai. Un personaggio buono solo ad aizzare le persone contro tutto e tutti, un individuo che dice quelle parole è un individuo che non merita nulla. Perchè non offende solo il popolo palerminano o siciliano ma offende l’Italia intera. Si parla dell’uomo qualunque degli anni immediatamente dopo il 1945,
    io non ero ancora nato, ma conosco la storia, nemmeno il Sig.Giannini se non ricordo male, questo era il suo nome osava tanto.In ogni caso quello che sta succedendo succede perchè non ci sono più i partiti, perchè la politica con la P maiuscola non esiste più.
    Allora tocca a noi Socialisti portare avanti le nostre idee per risollevare il paese. .

  3. Placido Rizzoto va ricordato perchè è stato un martire e un campione di generosità come lo fu Salvatore Carnevale. Anch’egli socialista e sindacalista che combattè contro la mafia pagando con la vita il suo impegno di la lotta per l’affermazione del diritto e la dignità della persona. Si possono citare tanti altri esempi di uomini appartenenti al partito socialista,al partito comunista ed anche alla democrzia cristiana che hanno saputo combattere una battaglia di libertà contro la sopraffazione. Non vanno dimenticati gli appartenenti alle forze dell’ordine e alla magistratura. Un fiume di sangue versato da questi esempi luminosi è davanti a noi e rivendica il rispetto dovuto. Le parole indegne pronunciate da Beppe Grillo, che apprezzavo più da comico che non da pagliaccio come è ora, debbono misurarsi e confrontarsi con la storia personale di ognuno di questi uomini, caduti per avere “osato” difendere i valori che misurano il grado di civiltà di un paese. La politica, l’etica comportamentale e il rispetto non fanno parte, come si è capito, del bagaglio personale di Grillo. Giancarlo Moschin

  4. Sull’argomento sono già intervenuto, riprendo la parola per parlare ancora di Placido Rizzoto perchè non leggo da un pezzo sull’Avanti alcuna notizia che lo riguarda, proprio ora che si stanno predisponendo i funerali di stato che tanto abbiamo voluto. Ieri su Rai News ho sentito l’Unità attribuirsi questa iniziativa, non mi pare giusto lasciare tutto il merito a questo giornale. Chiedo al Direttore di attivarsi sull’argomento per ristabilire un minimo di verità. Grazie. Giancarlo Moschin

Lascia un commento