venerdì, 14 dicembre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Caro-libri, a Roma nuovo blitz della Gdf
Pubblicato il 13-04-2012


Ce n’è almeno una vicino a ogni Università, sono state la salvezza delle nostre tasche almeno una volta in tempo di studi, spuntano come funghi e sono sempre affollatissime. Ma questa volta a Roma sono state “pizzicate” dagli uomini delle Fiamme gialle. Ad essere nel mirino della Gdf e dei suoi blitz stile Cortina sono le copisterie della Capitale. Esercizi commerciali che riproducono più o meno legalmente testi universitari, in buona parte costosissimi. E’ facile capire che il caro-libri pesa ancora di più se si è studenti fuorisede, ovvero la maggior parte della marea di giovani che frequentano ogni giorno i diversi poli universitari dislocati a Roma.

GDF SI FINGONO STUDENTI, 20 DENUNCIATI – Infatti, un vasto piano di controlli è stato attuato in questi mesi dai finanzieri del comando Provinciale di Roma e il bilancio complessivo parla chiaro: venti persone denunciate all’Autorità Giudiziaria di Roma per violazioni alla normativa sul diritto d’autore e  il sequestro di ventinove personal computer e ventuno supporti di memoria, tra «hard disk» esterni, memorie «usb», «cd» e «dvd». L’indagine è stata portata avanti con cautela: inizialmente, al fine di sondare il mercato, ci si è avvalsi dei più giovani militari che, fingendosi studenti universitari, hanno acquisito informazioni utili.

OLTRE 1500 LIBRI FOTOCOPIATI PRONTI PER LA VENDITA – Una volta delineata la mappa delle attività commerciali più a rischio, sono entrati in azione i «Baschi Verdi» del II Gruppo di Ostia che hanno battuto le zone adiacenti ai diversi atenei della Capitale, unitamente ad ispettori della S.I.A.E.. In numerosi punti vendita sono stati rinvenuti, oltre a circa millecinquecento libri fotocopiati pronti per la vendita, quasi ottantamila opere letterarie scansionate digitalmente all’interno di personal computer e supporti di memoria vari.

COSA DICE LA LEGGE? – Questo il fatto di cronaca, ma come vengono regolamentati di diritti d’autore? La legge del 18 agosto 2000, n.248, consente la fotocopia di opere protette ma solo “per uso personale” e nel limite massimo del 15% di ciascun volume o fascicolo di periodico, escluse le pagine di pubblicità. La riproduzione “per uso personale” è quella che può essere effettuata per propri scopi di lettura, studio, consultazione e non per uso commerciale o per trarre altre copie da distribuire ad altri, a pagamento o anche gratuitamente e in qualsiasi caso è esclusa ogni utilizzazione fatta in concorrenza con i diritti di utilizzazione economica spettanti all’autore.

QUANTO CI COSTANO QUESTE DISPENSE – Secondo un’indagine condotta dall’ISTAT nel 2002, la spesa media dichiarata per un iscritto all’università ammonta a 2.310 euro. Le voci più importanti risultano essere le spese per iscrizione (742 euro annuali), le spese per libri, incluse eventuali fotocopie e dispense, per quasi 480 euro, e le spese per trasporti (250 euro). A detta di uno studio effettuato da StudentiMegazine la spesa media in libri originali sarebbe pari a 52,9 euro e la cifra s’impenna per Medicina dove per Anatomia si spendono in media 276,8 euro. In mezzo tutte le altre facoltà, con il minimo comune denominatore di libri meno costosi per le facoltà umanistiche (Lettere, Scienze Politiche, Sociologia etc.) e più costosi per quelle tecnico scientifiche (Ingegneria, Medicina, Farmacia etc.). Considerando poi che in un anno si seguono in media dai 6 ai 10 corsi, si arrivano a spendere in media cifre tra i 600 e i 1000 euro l’anno per i libri. Sono quindi i prezzi proibitivi dei libri a spingere a fotocopiare. Il fenomeno dei libri fotocopiati non è nuovo e non soffre di cali di domanda, evolvendosi di pari passo con le rilevanti innovazioni che, negli ultimi decenni, hanno interessato la tecnologia digitale.

LE DOMANDE SORGONO SPONTANEE – L’attuale congiuntura economica ha fatto il resto accrescendo ulteriormente il giro d’affari della riproduzione illecita di testi scientifici ed universitari, in grado di rendere disponibili per gli studenti universitari opere «pirata» a prezzi sensibilmente inferiori a quelli originali. Davanti a questi dati le domande sorgono spontanee: è ancora giusto considerare reato la riproduzione e la diffusione di manuali, quando troppo spesso questo risulta l’unico mezzo possibile per fruire di un libro? Pur volendo proteggere i diritti d’autore, non sarebbe auspicabile un importo più idoneo alla tasche del comune cittadino? E ancora, se la situazione prezzi non cambia le sempre più frequenti retate della guardia di finanza basteranno a impedire un illecito che viene a essere l’unico mezzo per portare avanti un corso universitario le cui spese sono ingenti di per sé?

Diletta Liberati

 

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Sergio Mattarella Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Spiacente, ma non sono d’accordo. Fare un libro e specialmente un libro scientifico è faticoso e non è giusto che il libro venga copiato e taroccato. Il problema è all’interno delle università: per superare un esame, spesso, si deve acquistare e studiare il libro del professore. Gli insegnanti, delle scuole superiori e dell’università, dovrebbero costruire il libro durante l’a.s. o a.a. e il centro stampa degli istituti dovrebbero metterle in vendita a prezzo equo. Soltanto i libri di innegabile valore dovrebbero essere portati in stampa e gli studenti non dovrebbero trovare attività commerciali per taroccarli. Gli editori cosa ne penserebbero?

Lascia un commento