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Opinioni e commenti
 

Chiesto il rinvio a giudizio: è iniziato il “Lombardogate”
Pubblicato il 05-04-2012


Dalla padella alla brace nel giro di sei giorni. E il “Lombardogate” è appena iniziato. Contro i due fratelli siciliani il presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo, e di suo fratello Angelo, deputato nazionale del Mpa la Procura di Catania ha presentato la richiesta di rinvio a giudizio per concorso esterno all’associazione mafiosa e voto di scambio dopo la recente un’imputazione coatta. L’atto e’ stato depositato ieri ma la notizia si e’ appresa pochi minuti fa. La richiesta fa seguito alla decisione del Gip Luigi Barone di non accogliere l’archiviazione proposta dalla Procura per i fratelli Lombardo e di disporre l’imputazione coatta per i due esponenti politici.

LOMBARDO, MI FA SCHIFO CHE PENTITI FACCIANO MIO NOME –  Su tutte le furie il presidente della Regione Sicilia ha annunciato che querelerà per calunnia i pentiti che lo accusano di voto di scambio.  Poi Lombardo invita i collaboratori di giustizia a «citare almeno uno dei ‘favori fatti’ loro. Ma non lo possono fare perché non ne esistono. A questa gentaglia non ho dato confidenza, ne’ direttamente ne’ indirettamente, e mi fa schifo perfino che debbano pronunciare il mio nome». Il presidente della Regione Sicilia contesta le dichiarazioni del pentito Maurizio Di Gati, citate nell’ordinanza del Gip Barone: Dice di avere sostenuto il Mpa nel 2004, quando ancora il movimento era nella mente di Dio – sottolinea: e’ nato nel 2005 e le elezioni sono nel 2006. Dice anche che sostenevamo il candidato Di Mauro, che e’ legato all’Udc di Lo Giudice». Sull’aggressione a suo fratello Angelo che, riferisce de relato il pentito Eugenio Sturiale, sarebbe stato picchiato dalla mafia per non avere dato seguito alle promesse fatte prima delle campagna elettorale delle Regionali del 2008, Lombardo sostiene che ‘ci sono le cartelle cliniche’ che dimostrano che ‘e’ stato ricoverato tre volte nell’arco di 2-3 anni per gravi crisi ipertensive’ e non per lesioni.

DIFESA SUL BLOG – «Prima o poi avro’ il tempo di difendermi, e non c’e’ migliore difensore di se stesso». E’ solo l’inizio di una lunga e feroce autodifesa del presidente della Regione Siciliana sul suo blog. «Viene la nausea – aggiunge il Governatore – a sentire gentaglia da strapazzo e farabutti, ai quali non ho mai dato confidenza, dire sciocchezze di dimensioni mondiali che vengono prese da qualcuno come oro colato; qualcuno che magari ha svolto il ruolo di sanguisuga insaziabile nei miei confronti e adesso le amplifica attraverso la stampa. Questa gente dice falsita’, calunnie e diffamazioni e io li perseguiro’ e la magistratura dovra’ condannarli. Di Gati dice che ha sostenuto l’MpA. L’MpA ha esordito nella scena politica nazionale nel 2006, alle regionali e alle politiche. Di Gati e’ rimasto in provincia di Agrigento dopo il 2006 pochi giorni latitante e poi si e’ consegnato. Prima di allora, l’MpA era stato solo al comune di Catania e al comune di Messina. Ad Agrigento, lui dichiara che il nostro punto di riferimento, l’onorevole Di Mauro, era un suo nemico perche’ lui sosteneva altri soggetti politici, Lo Giudice, mai candidato nell’MpA. Ma stiamo scherzando? Diamo ascolto ad un farabutto che non dovrebbe osare nominarmi? Lo smonteremo virgola per virgola e lo consegneremo alla giustizia perche’ paghi il fio di queste falsita’ che mettono in ginocchio persone che con questa gentaglia non hanno mai avuto nulla a che fare».

TUTTI I FAVORI DEL PRESIDENTE – «Leggo – prosegue Lombardo – nei provvedimenti, dettagliatamente indicati, i favori: assunzioni, concessioni, autorizzazioni, appalti. Bello a dirlo; ma chi svolge il ruolo di verifica della verita’ delle cose un minimo di pezza d’appoggio credo lo debba trovare. E non ne troveranno nemmeno una ad iniziativa di una persona come me che pure e’ presidente della Regione ed e’ stato presidente della provincia e vicesindaco del comune di Catania con delega a lavori pubblici, protezione civile ecc. Dove sono questi favori e queste cortesie? Mai. Replicheremo e smonteremo una ad una queste falsita’ e porcherie. Stessa cosa vale per quest’altro farabutto da due lire che dice di aver picchiato persone a me vicine per impegni non mantenuti. Ma quali impegni? Impegni assunti con chi? Con il geologo Barbagallo che vedevo forse una volta ogni sei mesi e che non mi ha chiesto un bel niente? E poi, in venti anni di indagini antimafia a Catania, come a Palermo o a Messina, con pentiti che hanno rivelato nessi, protagonisti, nomi e cognomi, e’ mai uscito il nome di questo signore come mafioso? E perche’ avrei dovuto saperlo io che fosse legato a questo o quell’altro mafioso, quando nel momento in cui l’hanno arrestato gli hanno sequestrato fucile e porto d’armi? Gli davano il porto d’armi perche’ era insospettabile. E perche’ avrei dovuto saperlo io? Io, che a quest’uomo non ho mai dato nulla, perche’ nulla mi ha mai chiesto. E avrei favorito una ditta, la Safab che, vedi caso, nel sistema degli affari e degli appalti, c’e’ entrata e non certo patrocinata da me».

Lucio Filipponio

 

 

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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