martedì, 21 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Con la caduta di Bossi, ora torni la vera politica
Pubblicato il 05-04-2012


Potremmo trovare sollievo nel toglierci più di un macigno dalle scarpe che da vent’anni appesantisce il nostro percorso politico. Potremmo gustarci le immagini delle monetine che, cambiate da lire in euro fanno ancora più male addosso a quanti nel ‘92 le lanciavano addosso ai ladroni “romani”. Potremmo sorridere nel vedere il trave altrui, ma sbaglieremmo a non vedere la nostra pagliuzza.

Quello che sta accadendo in queste settimane non può non riportarci alle immagini di tangentopoli, a risentire il tanfo di una politica asservita al guadagno personale di sempre più numerosi sedicenti dirigenti di partito ma anche l’odore acre e pericoloso dell’antipolitica. Il direttore del corriere della sera, quotidiano che più a ragione che a torto negli ultimi mesi non ha mancato di alimentare il sentimento di sfiducia verso l’attuale classe politica ha scritto oggi che “l’antipolitica è una pratica deteriore che mina le fondamenta delle istituzioni. L’idea che una democrazia possa fare a meno dei partiti è terreno fertile per svolte autoritarie”.

I partiti, dunque, tutti e nessuno escluso, sono oggi chiamati a difendere la democrazia in Italia. L’assenza di partiti forti e credibili l’abbiamo già pagata cara in Italia, nel ventennio del secolo scorso e nel post 94, due esempi non propriamente da ascrivere negli annali della storia politica da ricordare e celebrare. La democrazia si difende recuperando credibilità nei partiti. La credibilità si recupera con i fatti. Le dimissioni degli indagati sono il minimo. Occorre una legge che imponga trasparenza nei bilanci delle formazioni politiche. Una nuova normativa che sanzioni più pesantemente i reati contro la pubblica amministrazione. Occorrono nuovi partiti ed una nuova classe dirigente. Nessuno si illuda di salvarsi restando immobile, magari nascosto. I Partiti o cambiano o muoiono, e con loro, il rischio, è che muoia anche la democrazia.

Marco Di Lello

Coordinatore Nazionale PSI

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Commenti all'articolo
  1. Totalmente d’accordo con Marco Di Lello. Ma per favore non si accosti lo sfortunato tentativo fatto negli anni ’80 dal PSI di Bettino Craxi per cercare di trasformare l’Italia delle mille corporazioni in un Paese più solidale e più liberale con la sciatteria populista egoista e e cialtronesca del movimento bossiano di questi ultimi 15 anni.

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