martedì, 22 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Cosa aspettate ad aumentare i controlli?
Pubblicato il 17-04-2012


C’è un confine labile tra retorica e ragione. C’è un’argomento che, purtroppo, mette d’accordo tutti. Ci sono situazioni in cui sarebbe meglio fermarsi a pensare piuttosto che reagire istintivamente. Sabato e domenica il calcio s’è fermato per due giorni: Mario Morosini è morto in campo, dopo un arresto cardiaco. Quarantotto ore di pausa e silenzio, poi il solito brusio di polemiche. L’ambiente del calcio è scosso e si interroga: si può morire di calcio a venticinque anni? Come reagire? Cosa fare concretamente? Poche settimane fa, il dramma sfiorato di Muamba che fortunatamente è sopravvissuto dopo quasi un’ora di morte apparente e due giorni di coma farmacologico. Tanto rumore per nulla. Rassicurati tutti dal lieto fine abbiamo smesso di parlarne. Così è stato per Antonio Cassano, che è tornato in campo da due settimane. Così per Rubén de la Red che ha smesso di giocare al calcio. Così anche per Dani Jarque e per Antonio Puerta, che non ce l’hanno fatta e in campo sono morti. È sempre così, ogni volta.

Il calcio si ferma, uno, due giorni di pausa. La polemica dura una, massimo due settimane e poi tutto torna come prima. Sento dire che in Inghilterra sono meglio di noi, perché hanno i defibrillatori a bordo campo. Magra consolazione.

Parliamo di calcio non di motociclismo. Perché in fondo se corri a trecento all’ora su due ruote l’hai messo in conto, sai che può succedere e il piacere è anche quello. No. Quando un calciatore scende in campo sa che al massimo la sua carriera può finire se l’avversario sbaglia un takle. Ma morire per arresto cardiaco a venticinque anni? Col fisico al massimo della forma? È solamente assurdo.

I defibrillatori a bordo campo… Certo, per evitare che un vigile blocchi il traffico mentre l’ambulanza corre verso l’ospedale. Ma il problema è un altro: il controllo. Evito la dietrologia delle sostanze dopanti (anche se…) ma siamo proprio sicuri che il ragazzo fosse sano e idoneo all’attività agonistica? A che livello i test sono adeguati allo sforzo che un calciatore professionista sostiene sin dall’adolescenza? La retorica delle istituzioni come al solito promette soluzioni immediate. Sulla morte di Morosini sono tutti d’accordo, tifosi, allenatori, calciatori, commentatori, politici di ogni colore. La reazione è stata il cordoglio istintivo.

Sono passati due giorni però e tutti litigano per capire quando recuperare gli incontri non disputati. E tra una settimana, un mese, siamo proprio sicuri che non si torni a parlare di tutt’altro?

Alessio Aragno

Sceneggiatore - Ala sinistra

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