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Opinioni e commenti
 

Crisi? Secondo l’Onu non conta il Pil ma la “felicità nazionale lorda”
Pubblicato il 05-04-2012


In tempi di crisi economica, di diritti negati dei lavoratori e di persone che si danno fuoco perché non riescono ad arrivare alla fine del mese parlare di felicità potrebbe sembrare quantomeno  fuori luogo, invece l’Onu ha scelto di farlo perché, a suo dire, in questo concetto è racchiusa una possibile exit strategy: la formula di un nuovo modello economico più sostenibile e più attento ai bisogni delle persone.

I NUOVI STANDARD DI UN PAESE FELICE – Centinaia di esponenti governativi, accademici e leader della società civile di tutto il mondo si sono ritrovati in questi giorni nella sede delle Nazioni Unite a New York per la conferenza “Felicità e benessere: definire un nuovo paradigma economico”. A luglio 2011 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite aveva approvato una risoluzione per adottare un approccio “olistico” alla questione dello sviluppo, finalizzato a portare più felicità e benessere agli individui. Felicità misurata non più e non solo in base a quanto un Paese è in grado di produrre ma raggiunta attraverso altri parametri: il “soddisfacimento delle esigenze basilari delle persone, il rafforzamento dei sistemi sociali, l’applicazione di eque politiche lavorative, il miglioramento dei servizi per la cura dei problemi psichici, la promozione di compassione, altruismo e onestà e la pubblica resistenza all’eccessivo consumismo”.

IN ITALIA? SIAMO A RISCHIO DEPRESSIONE – Utopia o realtà? Se volessimo applicare questi parametri all’Italia certo è che ne verrebbe fuori un Paese di depressi cronici. C’è chi invece come Jigmi Y. Thinley, primo ministro del Bhutan, piccolo Paese asiatico tra le montagne himalayane, ci crede. Ne è convinto a tal punto che è il suo Paese è al primo posto in Asia nel Rapporto sulla Felicità mondiale compilato dalle Nazioni Unite.

E’ IL BHUTAN IL PAESA PIU’ FELICE – «Non ha più senso a livello economico un modello di sviluppo legato al prodotto interno lordo (l’intera ricchezza prodotta da un Paese, ndr), che obbliga a una crescita inarrestabile su un pianeta con risorse limitate» ha dichiarato Thinley, tra i principali promotori della conferenza. Il premier ha poi spiegato che, già nel 1971, il quarto re del Bhutan aveva coniato il termine «felicità nazionale lorda», definendola più importante del Pil. Vissuto per decenni in un sereno isolamento geografico e culturale, e passato senza traumi dalla monarchia assoluta a quella costituzionale, il Bhutan si impegna ad applicare un sistema di misurazione della felicità basato su parametri che comprendono la valutazione di stili di vita, salute ed educazione, ma anche aspetti tradizionali della cultura e benessere psicologico.

IL PARADOSSO DELLA FELICITA’ – D’accordo con il bhutanese anche il vice-ministro degli Affari esteri del Giappone, Joe Nakano. «Molti recenti studi – ha detto intervenendo alla conferenza – hanno dimostrato che, in diversi Paesi sviluppati, tra cui il nostro, la felicità non è proporzionale alla ricchezza economica. La scoperta, spesso definita il ‘paradosso della felicità’, ha dato il via a un dibattito internazionale su come migliorare il benessere degli individui attraverso le politiche governative». Il prodotto interno lordo «è stato a lungo il metro con cui misurare le decisioni economiche e politiche, ma non tiene conto dei costi sociali ed ambientali del cosiddetto progresso», ha ribattuto il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon. Jeffrey Sachs, economista alla Columbia University di New York e autore del “World Happiness Report” presentato durante la conferenza insieme a John Helliwell e Richard Layard, ha assicurato che «la felicità può essere raggiunta in modo indipendente dal benessere economico misurato dal Pil».

LA CLASSIFICA  – Nel documento si ammette che le nazioni più ricche come Danimarca, Norvegia, Finlandia e Olanda guidano la classifica di quelle più felici, mentre Togo, Benin, Centrafrica e Sierra Leone sono più povere e meno felici. Tuttavia, sempre stando al rapporto, fattori quali la forza del sostegno sociale, l’assenza di corruzione e il livello di libertà personale risultano più importanti della ricchezza. Quale proposta concreta, la presidente della conferenza Helen Clark, già primo ministro della Nuova Zelanda, ha sollecitato l’Onu a realizzare una piattaforma con storie di successo per dimostrare che, in determinate realtà, il progresso è stato realizzato attraverso lo sviluppo sostenibile. Le “raccomandazioni politiche concrete” uscite dalla conferenza, ha assicurato il premier Thinley, saranno raccolte in un documento da consegnare a Ban Ki-moon e successivamente da presentare ai partecipanti del  “Rio plus 20 Earth Summit”, vertice internazionale previsto per giugno in Brasile.

Luciana Maci

 

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