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Opinioni e commenti
 

Delitto Via Poma, Busco assolto in appello
Pubblicato il 27-04-2012


Raniero Busco è innocente. Condannato in primo grado a 24 anni di reclusione come autore dell’omicidio di Simonetta Cesaroni, Busco, all’epoca fidanzato della giovane segretaria uccisa, è stato oggi assolto con formula piena dalla Corte d’assise d’appello di Roma «per non avere commesso il fatto». Decisiva la perizia dell’anatomopatologo che ha scardinato una delle prove chiave dell’accusa nel primo grado, affermando che la ferita sul seno di Simonetta non sarebbe un morso di Busco. Inoltre sul reggiseno di Simonetta, oltre alle tracce di dna dell’allora fidanzato, ce ne sarebbero altre due. Immediata la gioia di Busco, che ha accolto in lacrime l’assoluzione. Si attendono ora le motivazioni della sentenza, che saranno rese disponibili a luglio.

 

PROCURATORE LUPACCHINI, ANCORA NESSUNA VERITA’ SU VIA POMA –  «Dire se sia una sentenza giusta o meno è ancora prematuro», ha dichiarato in esclusiva  all’Avanti!online il consigliere Otello Lupacchini, procuratore aggiunto alla Corte d’Appello di Roma, precisando che «prima di esprimersi sull’esattezza della decisione bisognerebbe leggerne le motivazioni. È bene sospendere per ora qualsiasi giudizio e prendere atto dell’assoluzione». Riguardo al protrarsi del mistero di via Poma, il procuratore ha sottolineato come  «nel corso degli anni sono state seguite diverse strade e alla fine si è ritenuto di potere andare a giudizio sull’attuale “pista”. La valutazione che si può fare, a prescindere dalle motivazioni della sentenza di oggi, è che la verità su via Poma, almeno dal punto di vista giudiziario, non è ancora stata accertata».

LA RICOSTRUZIONE DEL DELITTO – È il 7 agosto del 1990 quando in via Poma, a Roma, viene uccisa con 29 colpi di tagliacarte Simonetta Cesaroni. Sono recise giugulare e carotide, ma ad uccidere la segretaria, appena ventunenne, è un trauma cranico. Sul corpo c’è anche un morso all’altezza di un seno e, sulla maniglia della porta, tracce di sangue che successivamente verranno attribuite a un uomo. Le altre stanze degli uffici dell’AIAG, luogo del delitto, sono ordinate e non si trovano segni di colluttazione. La sorella Paola, preoccupata, si reca negli uffici insieme al suo fidanzato e al datore di lavoro di Simonetta: insieme a loro scoprirà il cadavere di Simonetta, riversa completamente nuda sul pavimento, il corpo tempestato di ferite e il cranio fracassato. Per vent’anni gli inquirenti brancolano nel buio, inseguendo false piste e dichiarazioni contrastanti che li porteranno costantemente fuori strada.

ACCUSATO L’EX FIDANZATO – Il il 3 febbraio del 2010 finalmente viene aperto il procedimento giudiziario a carico di Raniero Busco, all’epoca dei fatti fidanzato della ragazza uccisa, e accusato di essere l’autore materiale del delitto. Al banco dei testimoni si siedono, tra gli altri, i familiari di Simonetta, gli amici di Busco e Cesaroni e i periti della procura. Manca però un testimone chiave, che avrebbe potuto imprimere una svolta a vent’anni in cui gli inquirenti hanno brancolato nel buio. Si tratta di Pietrino Vanacore, portiere dello stabile dove la giovane è stata uccisa. Vanacore si è tolto la vita il 9 marzo 2010, tre giorni prima della deposizione in aula. Un evento che ha portato l’opinione pubblica a interrogarsi su un fatto: se, cioè, Vanacore non abbia portato con sé nella tomba un segreto scomodo e inconfessabile o se sia semplicemente stato vittima di vent’anni di “martirio”, come ha scritto nella sua lettera di addio.

PG COZZELLA: PERIZIA DETERMINANTE – «Aspetteremo il deposito delle motivazioni della sentenza della Corte d’Assise d’Appello per valutare l’eventuale ricorso in Cassazione». È quanto ha dichiarato il procuratore generale Alberto Cozzella, che ha poi aggiunto: «All’assoluzione hanno contribuito tutta una serie di fattori, ma la perizia ha avuto un ruolo determinante». Per quanto riguarda l’assoluzione con formula piena, il procuratore si muove con cautela: «La decisione della Corte d’Assise va rispettata», ma nessun dubbio rimane sul fatto che si tratti di omicidio. «L’assassino di Simonetta c’è -aggiunge il procuratore – e io l’ho già detto», riferendosi alla sua requisitoria, nella quale aveva accusato Raniero Busco di essere l’autore materiale dell’omicidio della giovane Cesaroni.

AVV. COPPI: LE PROVE PORTAVANO IN QUESTA DIREZIONE – «La perizia disposta dalla Corte ha portato un grande contributo ma non è stato determinante, non è stato l’unico elemento». Lo ha dichiarato Franco Coppi, l’avvocato difensore di Raniero Busco, commentando  l’esito della sentenza di secondo grado. «Non faccio mai pronostici ma eravamo fiduciosi – ha sottolineato Coppi – avevamo una grande speranza perché tutte le prove deponevano in tal senso, a favore di Busco». Per quanto riguarda il futuro del suo assistito, l’avvocato afferma che Raniero «ora sta bene, da domani le nostre vite torneranno autonome».

Raffaele d’Ettorre

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