giovedì, 20 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Disastri naturali? Come in Giappone un app ci salverà, ma anche Twitter e videogame
Pubblicato il 20-04-2012


Saremo tutti giapponesi. A breve diventeremo come le migliaia di cittadini con gli occhi a mardorla e tecnologicamente avanzati che a Tokyo si salvarono dallo spaventoso tsunami dello scorso anno grazie ad un sms sul cellulare. Il centro antisismico inviò, 30 secondi prima che l’onda d’urto investisse la metropoli giapponese, un “messaggino” a migliaia di persone invitandole a non salire a bordo del treno super veloce o della metro. Contemporaneamente il cervellone che gestisce il traffico su ferro fu allertato in tempo e furono interrotte diverse corse. La tecnologia fece un piccolo miracolo, miracolo che anche nel vecchio continente si sta tentando di mettere in pratica. Con i tempi e la creatività che da sempre ci contradinstinguono. Saranno le applicazioni sugli smartphone, i video game e i 140 caratteri di Twitter a venire in aiuto delle vittime dei disastri naturali. Lo sostiene il Dipartimento per lo Sviluppo internazionel (DfID), organismo britannico impegnato contro la povertà nel mondo, annunciando la nascita di un fondo per finanziare soluzioni tecnologiche alternative in caso di terremoti, maremoti, inondazioni, carestie e simili calamità.

SOCIAL NETWORK PER RICERCARE I DISPERSI – Riponendo grandi speranze nelle nuove tecnologie, i dirigenti del DfID hanno deciso di sostenere iniziative per un totale di 48,5 milioni di sterline (59,2 milioni di euro) nei prossimi tre anni. In particolare i progetti dovranno esplorare le potenzialità dei cellulari e della tecnologia satellitare (entrambi peraltro già utilizzati dopo il terremoto di Haiti del 2010) per rintracciare i superstiti e contribuire a consegnare gli aiuti umanitari. Per esempio si potrebbe pensare a un’app che contribuisca al ricongiungimento dei familiari dispersi. Si dovrà anche indagare a fondo sulle potenzialità di Twitter e degli altri social media per verificare come possano contribuire a raggiungere i colpiti dal disastro e se sono in grado di veicolare le giuste direttive mediche in caso di feriti da curare.

VIDEOGIOCHI PER PREPARARSI AL PEGGIO – Attraverso i  video giochi si potranno addestrare le persone a una risposta pronta ed efficace prima, durante e dopo l’evento. Le smart cards, piccola schede di plastica contenenti un chip per computer che necessitano di un apposito lettore per essere utilizzate, consentiranno di far avere denaro alle persone rimaste senza più nulla. L’uso di Google Earth e dell’e-mapping aiuteranno a localizzare i luoghi e gli individui travolti dalla catastrofe.

ATTREZZARSI IN TEMPO – Il fondo intende sostenere anche progetti non tecnologici  ma utili alle vittime come la realizzazione di speciali secchi che possano essere riempiti con acqua pulita e poi sigillati, o sedie a rotelle leggere e ripiegabili. “Il fatto è che la frequenza e la gravità dei disastri naturali continuerà ad aumentare, perciò occorre che i governi siano sempre un passato avanti” ha dichiarato la rappresentante in Parlamento del DfID , Andrew Mitchell, che presenta oggi 20 aprile le linee guida del fondo presso la sede della Banca Mondiale.

CATASTROFI IN AUMENTO – Secondo stime riportate dall’emittente britannica Bbc, il numero delle persone colpite da catastrofi naturali è destinato ad aumentare nei prossimi anni, per raggiungere i 375 milioni nel 2015. Se il futuro è ancora tutto da verificare, sul passato prossimo sembrano esserci inquietanti certezze: secondo l’Enea, agenzia nazionale per l’energia e lo sviluppo sostenibile, il 2011 è stato l’anno record dei disastri naturali a livello mondiale, con danni che ammontano a circa 380 miliardi di dollari. Danni che sembrano crescere soprattutto per l’aumento della vulnerabilità del territorio piuttosto che per i cambiamenti del clima.

Luciana Maci

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