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Opinioni e commenti
 

Donne al comando. Tornano le quote rosa
Pubblicato il 02-04-2012


In questi giorni si comincia a discutere tra i maggiori Partiti delle modifiche da apportare alla legge elettorale vigente. Sarà questa l’occasione per riconoscere un ruolo più importante alle donne? La legge bipartisan approvata recentemente in Parlamento e relativa al ruolo delle donne nel mondo imprenditoriale lascia ben sperare. In effetti, quest’ultima stabilisce che dall’agosto 2012 i Consigli di Amministrazione  delle aziende quotate in Borsa, o a partecipazione pubblica, dovranno vedere per almeno un quinto la partecipazione delle donne. Dal 2015 la soglia crescerà, e le donne nei CDA dovranno rappresentare almeno un terzo dei componenti. Prima di entrare in vigore la nuova legge sta già producendo i primi effetti e molte società quotate si stanno adeguando in anticipo.

SOLO IN 6 PAESI D’EUROPA – La nuova norma italiana rappresenta un elemento di novità anche in campo europeo. Oltre all’Italia, solo Francia, Spagna, Belgio, Olanda e Norvegia si sono dotate di un impianto normativo per favorire la presenza delle donne nel mondo delle imprese. L’obiettivo delle donne italiane è varcare il confine per estendere agli altri Paesi europei questa conquista. Eurobarometro, il servizio della Commissione Europea che misura ed analizza le tendenze dell’opinione pubblica, dopo aver intervistato migliaia di persone in tutta Europa, ha confermato che l’88%  degli europei è d’accordo con una equa rappresentanza da parte del gentil sesso nelle posizioni di leadership nelle imprese. Ma a questo orientamento non corrispondono i fatti e la Commissione Europea ha valutato come un insuccesso la politica di moral suasion finora esercitata verso gli Stati membri per fare entrare le donne nei luoghi di potere. Di conseguenza, la Commissione si starebbe orientando per emanare una vera e propria direttiva. L’esperienza così maturata dall’Italia, per una volta non fanalino di coda dell’Europa, potrà senza dubbio contribuire alla definizione di una normativa comune europea.

IN USA DONNE TOP MANAGER MA SENZA QUOTE – Va detto che il meccanismo delle quote garantite per legge è qualcosa di peculiare della Vecchia Europa, mentre è sconosciuto oltre Oceano. Negli Stati Uniti, ad esempio, non esistono le quote rosa né nel campo imprenditoriale né in quello politico. Eppure, di fatto, la gioiosa macchina da guerra femminile sembra aver lì conquistato più terreno. Le donne statunitensi, che costituiscono il 47% della forza lavoro, occupano il 51% delle posizioni di management nelle aziende, rappresentano il 14% delle dirigenti d’impresa e siedono nel 16% dei posti disponibili nei Consigli di Amministrazione delle prime 500 società statunitensi. In queste arrivano anche, nel 3% dei casi, ad occupare la posizione apicale di Amministratore Delegato. Per dare un termine di paragone, nel 2011 in Italia le donne rappresentavano il 40% della forza lavoro, ma arrivavano ad occupare appena il 4% dei posti disponibili nei Consigli di Amministrazione delle società quotate. Inoltre, da alcune ricerche condotte negli Stati Uniti sembrerebbe che le imprese in cui le donne sono presenti nei posti di comando raggiungano risultati economici superiori alle aziende che ne sono prive. Ancora, alcuni Stati USA, quali il Massachusetts, prevedono incentivi a favore delle imprese con almeno due donne nei board.

COSA CAMBIA – Da tutto ciò si deduce che, nonostante la nuova legge approvata, vi sia ancora molta strada da fare in Italia. Perciò la maggioranza trasversale che in Parlamento ne ha consentito la nascita, si è rimessa in movimento. I prossimi obiettivi? Oltre a chiedere il rinnovo degli statuti di Università ed Istituti di ricerca scientifica e la modifica dei codici etici dei Partiti politici con la previsione di una rappresentanza garantita, la battaglia maggiore riguarda le quote rosa negli enti locali e, soprattutto, nel Parlamento tramite la nuova legge elettorale di cui si inizia ora a discutere.  Una medicina amara per l’universo maschile, ma forse necessaria per introdurre un cambiamento culturale di cui l’Italia ha bisogno per arricchire il nostro democratico Paese con l’esperienza delle donne.

Alfonso Siano

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Commenti all'articolo
  1. E’ tempo che anche il sonnolento e verboso ceto politico che amministra la cosa pubblica prenda finalmente atto che deve guardare all’altra faccia della luna.Non a parole come ha quasi sempre fatto ma con atti concreti che aprano la stanza dei bottoni alle donne dando ad esse lo spazio che meritano nella gestione del potere.
    Perciò e da condividere l’auspicio che traspare nell’ottimo articolo di Siano.

  2. Quote rosa???? mi sa tanto di spece in via di estinzione. Pre ndiamo esempio dagli USA. Da loro non esistono e le quote, ma le donne sono in prima fila ad occupare posti di rilevanza nazionale. Quello che serve alle donne è un cambio di mentalità e non fare le vittime come spesso si sente in tante occasioni. Questo non vuole essere discriminante nei loro confronti, ma significa, che le donne di questo paese devono rimboccarsi le maniche, perchè nessuno regala nulla. Se si continua su questa strada avremo più Donne nei posti di responsabilità, ma saranno conscie del loro ruolo, oppure sarebbe un bene che iniziassero a rivendicare loro una presenza paritaria. Le donne devono essere rappresentate dalle Donne e non imporre le quote.

  3. Perchè non aprire le porte al gentil sesso?
    Le quote rosa posono essere, a mio avviso, un importante strumento affinchè si realizzi la parità dei sessi ed il coinvolgimento femminile nello sviluppo culturale ed economico del nostro Paese.
    Ciò a cui sarebbe opportuno auspicare è non solo non la promozione delle pari opportunità, ma anche e soprattutto una svolta del sistema di governance economica del Paese.
    Complimenti all’autore per l’ottimo articolo.

  4. Le leggi possono aiutare il cambiamento, ma la vera parità tra i sessi si affermerà solo se ci sarà una svolta culturale e solo quando le donne stesse avranno chiara la consapevolezza dei propri diritti e delle proprie potenzialità e la smetteranno esse stesse di delegare ai maschi il monopolio di alcuni ambiti della vita sociale, quali la politica, e alcuni settori del mondo delle professioni ( quante donne, potendo scegliere, preferirebbero farsi operare da un chirurgo donna?)

    • Ancora un articolo lucido, analitico che fa conoscere una realtà e una legislazione, davvero interessanti, però non alla ribalta. Sono convinto che “il cambiamento culturale di cui l’Italia ha bisogno per arricchire il nostro democratico Paese con l’esperienza delle donne”, come scrive con grande competenza Siano, non tarderà a farsi strada. Posso testimoniare che le donne anche al liceo fanno emergere grandi potenzialità e doti eccellenti. È un dato empirico non applicabile al principio di verificabilità, ma garantito da chi ha mangiato pane e scuola per un quarantennio.

  5. Warren Farrel: «Il corpo è mio, ma non lo gestisco io»
    Gli uomini non sono (solo) esseri viventi ma esseri facenti.
    Sentiamo ripetere spesso che le donne sono relegate a fare lavori malpagati, senza sbocco, in ambienti di lavoro miserabili come le fabbriche. Ma allorché The Jobs Related Almanac classificò 250 mestieri, dal migliore al peggiore, basandosi su una combinazione di fattori come stipendio, stress, ambiente di lavoro, prospettive, sicurezza e fatica fisica, si rilevò che 24 dei 25 mestieri peggiori erano svolti quasi esclusivamente da maschi. Qualche esempio: camionisti, lattonieri, conciatetti, costruttori di caldaie, boscaioli, carpentieri, muratori o capisquadra, operatori di macchinari per l’edilizia, giocatori di calcio, saldatori, costruttori di mulini, metallurgici. Questi «mestieri peggiori» hanno tutti un elemento in comune: dal 95 al 100 per cento toccano agli uomini.

  6. Il 97% dei circa 1000 morti sul lavoro che ogni anno si verificano in Italia sono uomini. Se fosse vero che state parlando di parità tra i sessi, allora dovreste fare quote rosa anche sui ponteggi. Se invece come è, state portando avanti una tesi dissimulata di superiorità razziale femminile, allora il vostro discorso quadra. Ma io sono un uomo, e non accetto di essere considerato cittadino di serie B da manipolo di razzisti.
    Questione Maschile.

  7. x alfonso. Prima della questione normativa, c’è la questione culturale. Qui con la scusa che la mamma è sempre la mamma viene affossata di sana pianta la 54/2006 sul condiviso. Però la mamma è sempre la mamma non vale, a livello simbolico, per il congedo di paternità obbligatorio, dove di fatto si chiede agli uomini di farsi mammi.
    C’è qualcosa che non quadra, che viene prima della normativa. Un doppio standard di giudizio sessista, la cui unica linea di coerenza è il disprezzo verso tutto ciò che è maschile e paterno. In nome del superamento del patriarcato, si introduce l’apartheid. A me come uomo non va bene. Non voglio diventare cittadino di serie B, che è come la donna e si deve fare da parte, che deve imparare ad allattare, ma che poi deve continuare a spurgare le fogne perché a lei quello non si addice, perché è donna. Cos’è? L’egualitarismo dei paria?

  8. Fa piacere scoprire l’Italia esemplare rispetto ad altri paesi. Come lucidamente auspicato dall’articolo di Alfonso Siano, un ingresso delle quote rosa in posizioni dirigenziali sarà motivo di arricchimento per la società, certamente nello sfondo di una svolta meritocratica, ancor lungi da delinearsi.

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