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Opinioni e commenti
 

In Cina si può pagare fino a 50mila euro per un’intervista
Pubblicato il 11-04-2012


Vuoi che la tua azienda appaia sulle pagine dei giornali o in tv? Devi solo pagare. Accade quotidianamente in Cina, Paese già noto per la censura esercitata sui media dissidenti ma evidentemente anche molto disinvolto nella gestione delle notizie ufficialmente approvate dal governo. L’edizione cinese di “Esquire”, solo per fare qualche esempio, può arrivare a chiedere fino a 20.000 dollari a pagina per pubblicare un articolo-intervista all’amministratore delegato di una grande impresa. Per ospitare la stessa persona in un programma, la televisione di Stato pretende 4000 dollari al minuto, mentre “Il Quotidiano del Lavoratore”, giornale comunista, ha una tariffa di 1 dollaro a carattere. Dati confermati a giornalisti del “New York Times” dai dipartimenti pubblicitari dei rispettivi media. In teoria sarebbe vietato dalla legge, ma di fatto la pratica è diffusissima al punto che esistono veri e propri listini prezzi.

IL LISTINO PREZZI DELLE “NOTIZIE PAGATE” – Aziende occidentali e giornalisti locali (tranne i pochi impegnati per un giornalismo etico) preferiscono non commentare. Al contrario le agenzie pubblicitarie e di pubbliche relazioni ammettono candidamente l’esistenza di quelle che vengono definite in gergo “soft news” o “notizie pagate”. «Preferiamo sconsigliare ai nostri clienti questo tipo di promozione – sostiene la Ogilvy & Mather, una delle maggiori agenzie pubblicitarie del mondo – tuttavia in alcune industrie, come quelle che vendono beni di lusso, la pratica è molto comune».

IN ITALIA VIGE IL CODICE DEONTOLOGICO – Anche in Italia esistono i cosiddetti redazionali, ovvero pagine acquistate da una ditta o un ente per pubblicizzare i propri prodotti all’interno di una rivista, ma sono soggetti a precise regole: deve essere specificato che si tratta di pubblicità a pagamento e l’impostazione grafica deve essere palesemente diversa da quella usata nel resto del giornale. In Cina, invece, le “soft news” vengono pubblicate senza alcuna indicazione dell’avvenuto pagamento o altre modalità  che ne facciamo intuire la natura puramente commerciale.

50.000 DOLLARI PER UN’INTERVISTA – Un caso per tutti: l’azienda europea Bang & Olufsen, che fornisce componenti audio alla casa automobilistica Audi, ha ottenuto di recente cinque pagine sull’“Esquire” cinese pagandole almeno 10.000 dollari ciascuna, così come è testimoniato dagli agenti pubblicitari dello stesso giornale, mentre la Audi si è rifiutata di commentare l’accaduto. Naturalmente neppure una riga di spiegazione all’interno della rivista indicava che c’era stata sostanzialmente una compravendita di spazi pubblicitari.

ZONA GRIGIA DELLA CORRUZIONE – «La corruzione è diventata uno stile di vita in Cina – ha commentato Sun Xupei, studente di giornalismo all’Accademia cinese di Scienze sociali di Pechino – ma quando accade nel giornalismo è peggio che in altri campi, perché le persone sentono che non c’è proprio nulla in cui credere». In altri casi il pagamento avverrebbe “in natura”. Il “21st Century Business Herald”, quotidiano cinese ritenuto molto prestigioso e noto per le sue approfondite inchieste, ha pubblicato di recente un’intervista a Christophe Navarre, direttore esecutivo dell’azienda vinicola francese Moët Hennessy. L’articolo è uscito dopo che, con l’aiuto di un’agenzia di pubbliche relazioni americana, la Ruder Finn, sono stati pagati aereo, vitto e alloggio a nove giornalisti, tra cui quello del “21st Century Business Herald”, per visitare il castello di Moët Hennessy nella Cina occidentale. La Ruder Finn ha negato che i giornalisti siano stati retribuiti per scrivere gli articoli, pur ammettendo che «accade comunemente in Cina». In realtà l’offerta di viaggi, vitto e alloggio in qualche amena località da parte di un’impresa a giornalisti che poi si impegnano a scrivere un articolo su quell’impresa è una “zona grigia” del giornalismo da cui non è esente la realtà italiana, così come quella di altri Paesi europei, asiatici e latino-americani. In Usa, invece, si rischia l’accusa di corruzione.

IN ITALIA ACCADE L’INVERSO PER GOSSIP E CRONACA NERA – In Italia, poi, esiste anche l’esatto contrario della pratica cinese: alcuni media (periodici e tv), specialmente quelli incentrati sulla cronaca nore e sul gossip, non esitano a sborsare denaro ( a volte anche somme considerevoli) per avere in esclusiva le dichiarazioni di una star o le foto di un matrimonio tra celebrità o, nei casi peggiori, un’intervista a protagonisti della cronaca nera. Neanche alcuni emeriti rappresentati italiani della categoria danno un fulgido e immacolato esempio di giornalismo libero e deontologicamente corretto.

Luciana Maci

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