martedì, 19 giugno 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Europa: la politica continua a latitare e delegare
Pubblicato il 28-04-2012


I problemi dell’area euro sono problemi politici. Certo, a farli emergere è stata la crisi economica e finanziaria, ma la radice è li. Checcè se ne dica la politica è importante, è fondamentale, nelle società umane è sempre stata presente e sempre lo sarà. Tanti successi dei modelli economici sono associati a precise scelte e gestioni politiche. Si pensi al Giappone del boom che seguiva una politica industriale diretta dallo Stato, alla Cina attuale, la cui crescita si basa di un modello ” leninista-capitalista” che prima sembrava contro natura. Negli Stati Uniti d’America l’intervento dello Stato nell’indirizzo dei programmi di ricerca militare ha pesanti ricadute sullo sviluppo economico del Paese.

Tornando a noi, all’Europa, la crisi ha messo in luce la incompiutezza della costruzione di uno Stato federale basato sulla speranza che la creazione di uno spazio economico comune avrebbe “costretto” o naturalmente prodotto una vera unione politica. Come dicono gli inglesi, la crisi ha trovato l’europa con i calzoni calati, e qualcuno ne ha approfittato. La mancanza di uno Stato che eserciti appieno i propri poteri e funzioni, lascia spazio alle forze centrifughe che in periodi di crisi economica diventano dirompenti. Purtroppo i politici europei sono “piccini” direbbero i toscani, e non hanno coraggio. Questo lascia spazio a soggetti terzi, nel male ma anche nel bene. Istituzioni economiche sovranazionali la fanno da padrone, come alcune grandi banche di investimento e le agenzie di rating.

Sinora le castagne dal fuoco ai politici europei le ha tolte un “tecnocrate” cresciuto tra grandi scuole di economia, Tesoro Italiano, Goldman Sachs e Banca d’Italia: Mario Draghi. Dapprima con la iniezione di oltre un miliardo di liquidità nel sistema (prestiti alle banche europee all’1%) ha permesso all’Euro di superare il momento nero vissuto tra fine 2011 ed inizio 2012. Ora con la prolusione di mercoledì scorso di fronte al Parlamento europeo ha messo sul tavolo la parola “crescita” che sinora era stata un tabù nelle sedi ufficiali europee. La banca centrale europea (BCE) è una istituzione politica, come tutte le banche centrali, anche se i suoi esponenti non sono scelti attraverso elezioni (giova ricordare però che i banchieri centrali tedeschi sono molto più politici dei nostri). La BCE a guida Draghi ha fatto quanto in suo potere per mettere la palla davanti alla porta, ma ora tocca ai politici eletti a suffragio universale, quelli che siedono in Parlamento, buttarla dentro. Ci si perdoni l’abusato paragone calcistico, ma l’Europa è come una squadra di calcio in cui ognuno gioca per sè, e queste squadre, si sa, non vanno da nessuna parte.

Mario Zanco

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi siria UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento