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Opinioni e commenti
 

Fascisti su Marte? No, in Puglia per il 25 aprile
Pubblicato il 25-04-2012


Nella giornata in cui si festeggia la Liberazione dell’Italia dal fascismo, c’è anche chi lo celebra. Questa sera infatti a Santeremo in Colle, in provincia di Bari, si terrà il comizio del movimento “Fascismo e Libertà” in vista delle prossime amministrative. Incredulo il presidente del Consiglio regionale della Puglia, Onofrio Introna che, raccogliendo l’appello dell’Anpi alle Istituzioni, si è opposto con ferocia contro il comizio. A spiegare all’Avanti!online ragion d’essere, scopo del movimento e l’escamotage del simbolo con il quale il movimento – fondato nel 1991 da Giorgio Pisanò – riesce a evitare azioni giudiziarie per apologia del fascismo è intervenuto Carlo Gariglio, segretario nazionale del movimento.

Introna promette battaglia, dicendo. “Questo comizio non s’ha da fa’”. Voi come rispondete?
Noi abbiamo querelato diverse persone negli ultimi giorni, molte delle quali nel reparto dei democratici. Poi c’è stata una querela nei confronti del titolare di due blog comunisti, che ha insultato il nostro candidato. Ne volerà un’altra se questo idiota di Introna non fa un passo indietro.

L’apologia del fascismo è un reato previsto dalla legge 20 giugno 1952. Avete mai avuto problemi con la giustizia?
Abbiamo un pacco di sentenze assolutorie, non sappiamo neanche più dove metterle. Chi fa polemica è soltanto un cretino. Siamo stati assolti perché non siamo “fascisti” nel senso totalitario del termine. La legge punisce chi ricostituisce il disciolto partito fascista, ma non può punire un partito “di ispirazione” fascista. Il fatto che dopo vent’anni siamo ancora qui ne è testimonianza diretta.

In soldoni avete “sdoganato” un reato dal valore simbolico enorme in un Paese come il nostro?
La legge Scelba riguarda solo la ricostituzione di un partito che degenerò in totalitarismo. Noi vogliamo riportare il fascismo verso un contesto più democratico. Fare, cioè, il fascismo senza totalitarismo.

Un po’ missini però lo siete, o no?
No, per carità. Il senatore Pisanò, che fondò il nostro movimento, era dell’MSI.

Lei condivide la sua linea?
Non del tutto. L’MSI nacque dal fascismo, poi venne portato a destra come costola della DC. Noi vogliamo slegarci da entrambe queste concezioni, proponendo un “fascismo democratico”.

Per quanto riguarda il comizio di stasera, cosa avete intenzione di fare?
Non possono togliercelo, il comune ce l’ha fissato. Abbiamo presentato il 3 di aprile la data di scadenza per la lista, lista accettata. Adesso c’è la campagna elettorale e anche noi abbiamo il diritto di partecipare. Non possono escluderci. Ci sono leggi sulla par condicio che devono essere rispettate. Non capisco questa comica tutta pugliese. Io in Piemonte, dal ‘99 ad oggi, mi sono sempre candidato e ho sempre fatto campagna elettorale.

Scorrendo il vostro sito, un lettore poco attento potrebbe percepire un buon bagaglio di antipolitica. Vi offendete se vi chiamano “grillini”?
Molto. Quella di Grillo non è né politica né antipolitica. In realtà non è un bel niente. Grillo non ha programmi, le loro proteste fanno sorridere. Grillo è semplicemente ridicolo: condanna gli altri invece di guardare la propria fedina penale, che non è certamente immacolata.

Quando avete registrato il partito cosa è successo?
Il 25 luglio 1991 Pisanò fondò, con atto notarile, il nostro movimento. Volarono denunce da ogni parte, fu denunciato perfino il notaio che aveva firmato l’atto. Nel 1994 il Consiglio di Stato ci assolse, dicendo espressamente che il fascio repubblicano, che noi usiamo come simbolo, è perfettamente legittimo come contrassegno elettorale. D’altronde è anche sul passaporto della Repubblica francese.

Che differenza c’è con il fascio littorio?
L’ascia è in alto piuttosto che a destra. Il nostro fascio simboleggia democrazia.

Se vi ispirate a Mussolini, perché non prenderne anche il simbolo?
Perché non ce lo facevano passare nelle liste. Troppe rogne.

La vostra storia alle amministrative.
Abbiamo presentato una lista a Roma, nel 1993, e lì ci imposero di togliere la parola “fascismo” dai manifesti. E noi l’abbiamo levata, lasciando solo la parola “Libertà”. A Catania e a Palermo non lo fecero. Nel 1996 alle regionali siciliane, la lista fu ammessa.

Quindi un fascismo “senza le rogne del fascismo”, diciamo.
Non si può rifondare un partito fascista che abbia fra i suoi obiettivi la soppressione della democrazia. A noi adesso stanno “facendo le pulci” perché ci candidiamo. In provincia di Torino, dal 2001 al 2005, per 5 anni ho presentato dieci liste in altrettanti piccoli comuni. Nel 2006 il prefetto si è “arrabbiato” e ha bloccato tutto, dicendo che la parola fascismo non andava bene. Poi l’anno successivo la sigla “MFL” fu bloccata in toto.

Come vivete il 25 aprile?
Per noi è un giorno di lutto. Davvero, non c’è niente da festeggiare. Noi non siamo come quelli del Pdl, che in privato vengono a darci la mano.

A livello sociale come venite percepiti?
In generale c’è grande ignoranza, chi non ci conosce ci vede come il demonio. Ogni tanto poi spunta l’imbecille comunista che ci insulta, ma in realtà oggi non c’è più tanta animosità nei nostri riguardi.

Alle amministrative vi siete alleati con qualcuno?
No, andiamo sempre soli. Al limite con qualche lista civica. Magari con movimenti nuovi. Qui a livello locale ho tanta gente che mi chiede “ma perché stai in lista con il fascio? Tutti ti vorrebbero seguire ma hanno paura a farsi vedere con te”.

Raffaele d’Ettorre

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