venerdì, 25 maggio 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Fassina (Pd): «Il nostro partito del futuro? Un’alleanza tra progressisti e moderati»
Pubblicato il 20-04-2012


 

L’orizzonte cui guardare con fiducia è quello delle presidenziali francesi. Un po’ meno lo «scenario politicista» che sta prendendo corpo in Italia, tra annunci di nuove formazioni politiche (il Partito della nazione di Pier Ferdinando Casini) e documenti per riaggregare e rinnovare i partiti (la proposta di Giuseppe Pisanu). Stefano Fassina intervistato in esclusiva dall’Avanti!online è tranchant: «Si parla di contenitori, composizioni e scomposizioni, ma poi qual è la vera proposta politica?». Per il responsabile economico del Pd anche le alleanze in vista del 2013 sono ancora troppo lontane, ma una cosa appare chiara, almeno per il momento: «L’Idv, con le sue scelte poco comprensibili, si sta allontanando da noi».

In Francia si profila la vittoria socialista di François Hollande. Se così fosse che influenza potrebbe avere sul Partito democratico?

Renderebbe evidente la domanda di politiche progressiste, di eguaglianza, di lavoro e di redistribuzione dei redditi. Hollande presidente sarebbe, senza dubbio,  un incoraggiamento e un sostegno alla linea che il Pd già mette in atto.

I partiti politici italiani stanno vivendo una fase di profondo cambiamento. Come si misura il Pd  con quanto si profila nel Terzo Polo e con il dinamismo di Pisanu.

La nostra politica, purtroppo, è abituata a muoversi su scenari astratti, lontani dalla realtà. Il Pd non è attratto da tutto ciò. Noi lavoriamo con serenità. Più che ai contenitori, pensiamo ai problemi quotidiani del Paese. Abbiamo una prospettiva chiara e una classe dirigente valida su cui contare.

Il 2013, però, si avvicina. Da un alto c’è Casini e il progetto del Partito della nazione e dall’altro ci sono Sel e l’Idv. Il Pd dovrà scegliere cosa farà da grande.

Piuttosto che pensare alle alleanze future, noi siamo impegnati nella ricostruzione del Paese. Anche perché credo che ai cittadini in questo momento interessino di più le proposte che siamo in grado di fare .

Se non si fa chiarezza sulle alleanze, tuttavia,  anche le proposte risultano poco credibili.

Il segretario Bersani è stato chiaro: il Pd punta a un’alleanza tra progressisti e moderati. Esporremo le nostre idee e proposte. Possiamo contare su una prospettiva programmatica credibile e anche attrattiva per le altre forze politiche che hanno a cuore le sorti dell’Italia. L’optimum per noi è mettere insieme Casini, Vendola e Di Pietro.

E al di là del piano teorico?

Con Sel c’è un asse solido. Ma esiste anche una seria possibilità di lavoro con le forze moderate. L’Idv, invece, sta facendo scelte incomprensibili.

Ad oggi, quindi, un accordo tra Pd e Idv non è più pensabile?

L’Italia dei valori ha imboccato una deriva populista che l’allontana da noi.

Beppe Grillo ha tratto nuova linfa, come confermano i sondaggi, dagli scandali prima della Margherita con l’affaire Lusi, e poi della Lega. Le recenti prese di posizione di D’Alema sono il segno che il Pd ha paura di un’avanzata del movimento 5 stelle?

Siamo in una fase difficile per i partiti e i fatti inaccettabili che si sono verificati, per esempio nella vicenda Lusi, non aiutano. In questo clima e con la situazione socioeconomica che stiamo vivendo il rischio che lavoratori e studenti siano attratti da Grillo c’è. Ma la nostra linea di contrasto sono i fatti più che le parole. E per difendere la democrazia, non per difenderci da Beppe Grillo.

Torniamo al Terzo Polo. Teme che col progetto di Casini il Partito democratico possa perdere pezzi?

Non mi aspetto alcun terremoto. D’altronde nell’ultima Direzione del partito, la relazione di Bersani è stata votata all’unanimità.

Forse è più scivolosa la riforma della legge elettorale. Che livello di condivisione ha riscosso a largo del Nazareno la proposta Violante?

E’ largamente condivisa, anche perché frutto di ipotesi discusse nella Direzione nazionale a fine anno.

Il rischio di elezioni anticipate esiste?

Non mi pare perché non avrebbe alcun senso. Lo scenario più logico rimane quello di arrivare a fine legislatura.

E se la vera minaccia per l’esecutivo Monti fosse l’interesse da parte di qualche ministro tecnico a scendere in campo? Per esempio nel nascente Partito della nazione, come ammesso da Casini?

La compagine di governo è molto solida e ha in Mario Monti un punto di forza. Se un Passera di turno dichiarasse la sua intenzione di scendere in politica non sarebbe, a mio avviso, un fatto rilevante per la tenuta della maggioranza.

Mettiamo che Passera volesse far cadere il governo.  A Bersani potrebbe convenire?

Il segretario del Pd guarda solo agli interessi del Paese.

Paola Alagia

 

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi siria UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. La strada per ricostruire credibilità verso gli italiani è quella fatta da persone serie,probe,moralmente preparate a gestire la cosa pubblica.Noi Socialisti che non abbiamo bisogno di cambiare nome diamo un contibuto affinchè rinasca una grande forza libera socialista che passi attraverso il socialismo italiano ed europeo,ricorndandoci che abbiamo avuto persone dalla quale attingere come si fa ad essere bravi amministratori.Nenni, Pertini,Brodolini ce l’anno imparato.Riprendere quel cammino non è difficile,nei comuni,nelle provnice e nelle regioni si sente il bisogno di Socialismo autentico,romantico e noi lo stiamo dimostrando con il lavoro e lo sforzo che abbiamo messo in campo presentanto liste Socilaiste in tutta l’Italia che va verso le votazioni di maggio.Compagni non deludetemi.Gabriele Franci da Urbino le marche Franci socialisti di provata fede morale dal 1904.

  2. Grillo e Di Pietro stanno buttando benzina sul fuoco senza in contemporanea presentare una visione progettuale chiara per il nostro paese. Questo atteggiamento gli allontana irreversibilmente da quelli che sono i piani dei Riformisti. Ma bisogna anche non dimenticare quelle che ad oggi sono le carenze del centrosinistra riformista, ossia una timidezza eccessiva a parlare di cose concrete, senza la paura che dal fronte moderato ci sia qualcuno che sollevi obiezioni. Temi quali tobin tax, patrimoniale, riforma fisco, eurobond, devono diventare la piattaforma dei riformisti.

Lascia un commento