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Opinioni e commenti
 

Un gavettone di troppo per Bossi Jr: il giudice lo condanna a risarcire
Pubblicato il 03-04-2012


«Un gesto di arroganza vile è stato punito come meritava, giustizia è fatta». Parole dure quelle dei legali di parte civile, Massimiliano D’Alessio e Martina Bianchi, che restituiscono bene la gravità del gesto del quale si è macchiato due anni fa Roberto Bossi, il figlio 21enne del Senatur. C’è chi la rubricherà come una marachella di poco conto, chi invece ne farà un casus belli di una gravità inaudita. Polemiche ghiottissime a pochi giorni dalle amministrative nelle roccaforti leghiste e con un “fattaccio” che proprio di contestazione politica più o meno civile parla.

IL FATTACCIO – I fatti risalgono al marzo 2010, alla vigilia delle elezioni amministrative: a Laveno Mombello, in via Garibaldi, il militante della sinistra con altri compagni stava attaccando alcuni manifesti negli spazi elettorali tappezzati da cartelloni leghisti. Ad un certo punto da un’auto, una Fiat Ulisse, che transitava a gran velocità sono volati prima insulti e poi alcuni gavettoni carichi di candeggina che colpivano il 47enne di Rifondazione, provocandogli irritazioni al volto. Il giovane Bossi, all’epoca 19enne, e un altro giovane sono stati ritenuti responsabili delle lesioni. Per ricostruire la vicenda è stato necessario oltre un anno di processo: gli avvocati di Schiesaro, Massimiliano D’Alessio e Martina Bianchi, hanno portato le carte davanti al giudice di pace, incrociando la denuncia del militante di Rifondazione con quella fatta dallo stesso Bossi junior, che dopo l’episodio aveva a sua volta chiamato le forze dell’ordine gridando all’attentato e dicendo di essere stato attaccato con il lancio dell’asta di una bandiera.

DOPO IL DANNO LA BEFFA – Schiesaro, in seguito alla segnalazione del figlio di Bossi, era stato trattenuto in caserma dai carabinieri per tutta la notte. Come si direbbe a Napoli “cornuto e mazziato”. Come se per un militante di sinistra in terra Padana un gavettone in faccia carico di candeggina non fosse un scotto sufficiente da subire. Si merita di peggio, si merita di vestire i panni del facinoroso, dell’estremista, uno che magari nel tempo libero si mescola ai black block per aizzare qualche poliziotto in tenuta antisommossa. Insomma dopo il danno la beffa di dover essere trattenuto in caserma per l’intera notte. Nei panni di quel giovane con il viso irritato dal liquido urticante, beffato dal piccolo rampollo di casa Bossi per il quale i gavettoni alla candeggina non hanno età, costretto a passare lunghissime ore con i militari dell’arma, beh si sta proprio male.

GIUSTIZIA GIUSTA – Per fortuna che una giustizia giusta c’è stata. Il giudice di pace ha ascoltato le numerose testimonianze prodotte da accusa e difesa e ha dato torto al figlio del leader del Carroccio, condannandolo al pagamento di una pena pecuniaria di 1400 euro al militante di Rifondazione Comunista Luigi Schiesaro e al risarcimento dei danni morali e dei danni biologici, oltre al pagamento delle spese processuali.

 Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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