martedì, 16 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Grillo spicca il balzo nei sondaggi, ma sotto rischia di trovare il vuoto
Pubblicato il 16-04-2012


Il Movimento 5 stelle del comico genovese Beppe Grillo schizza al 7,2% nelle preferenze degli italiani per le prossime amministrative. A riportarlo è un sondaggio Swg, che sottolinea inoltre la drastica picchiata della Lega al Nord, che cala dal 7,9 al 7,1% travolta dagli scandali che hanno demolito via Bellerio. Intanto il comico e leader del movimento ha tenuto ieri sera a Genova l’ennesimo comizio in vista delle amministrative, per presentare il suo candidato Paolo Putti. Sul palco ligure Grillo gioca in casa e si scatena: «Ora avete l’alternativa a Pd e Pdl, siamo noi la terza forza politica del Paese. Adesso potete veramente mandarli tutti a casa. Hanno tutti la prostata». Galvanizzato dal consenso crescente, Grillo gioca al rilancio: «Se fanno uno sbarramento del 10 o del 12% a rischiare di non entrare in Parlamento sono Pd e Pdl». Ma è un gioco rischioso che non convince tutti, per diversi motivi.

POPULISMO SENZA PROSPETTIVE – «Grillo è un fenomeno di populismo che non ha le caratteristiche per offrire una prospettiva al nostro Paese». Chiare le accuse del leader di Sel, Nichi Vendola, che scaglia macigni contro il comico genovese: «Ci sono delle involuzioni nel discorso pubblico di Grillo – fa notare Vendola – che colgo con preoccupazione. Alcune battute sembrano in stile leghista, una mescolanza di argomenti di estrema sinistra ed estrema destra». Il governatore della Puglia però si è appena scaldato e subito dopo fa partire il destro più pesante di tutti: «Considero il populismo un nemico. Quando sono crollati la democrazia e i partiti negli anni ´30, il populismo ha fatto nascere un´avventura drammatica. I regimi reazionari sono stati alimentati dalle culture populistiche. Il nostro problema – conclude Vendola – è ricostruire la democrazia, la credibilità delle forme organizzate per fare politica». Anche Pier Luigi Bersani si scaglia durissimo contro Grillo: «Se non contrastiamo l’antipolitica, spazza via tutti», avverte il segretario del Pd. L‘attacco più pesante viene forse dal quotidiano La Repubblica che, in un articolo che accosta Grillo al Senatùr, riporta un’analisi lucidissima di Giovanni Sartori: «Il fenomeno che più mi ha colpito in questi anni – dice il politologo – è l’antipolitica e l’insofferenza nei confronti dei partiti. In Italia questo atteggiamento della gente ha motivi ben specifici: il Paese è stato mal gestito, ha sopportato un lungo periodo di stagnazione, si è andati insomma oltre il lecito». Il ragionamento di Sartori è targato 1992.

LA LECTIO GRILLINA«Ci stanno suicidando –dice Grillo sempre a Genova – siete sicuri che se pagassimo tutti le tasse questo Paese sarebbe governato meglio? Ruberebbero il doppio». L’accusa non è nuova, e in effetti il leit-motiv grillino viene ripetuto come un mantra nei comizi-barra-campagne elettorali che stanno portando il comico in giro per l’Italia. Il solco tra Grillo e la sua base intanto si fa sempre più profondo, specialmente in seguito alla “fatwa” lanciata da Beppe nei confronti di alcuni rappresentanti scomodi. Allontanamenti che i militanti del M5S faticano ancora ad inquadrare e sui quali lo stesso Grillo sorvola, rivendicando una supremazia “a priori” sul movimento che ormai ha un ché di dittatoriale. «Dovete scegliere se fare un salto nel buio con questi ragazzi del Movimento oppure un suicidio assistito con i politici che avete», ha dichiarato di recente il comico genovese. Ci sono due questioni da porsi adesso. Viene da chiedersi innanzitutto quanto ormai il suo fondatore sia rappresentativo del movimento. Viene da chiedersi, soprattutto, come valutare chi ha sempre sputato in faccia alla politica mentre oggi rincorre le amministrative in un caravan variopinto di slogan, incatenato nell’immobilismo di un’antipolitica che rischia paradossalmente di diventare un “programma” politico a tutto tondo.

Raffaele d’Ettorre

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Commenti all'articolo
  1. La Lega mi ha creato da sempre forte avversione, disagio e preoccupazione per la politica perseguita della rottura dell’unità nazionale e del razzismo ventrale. Quello che urla sguaiatamente Grillo è la politica del vuoto assoluto e del rancore, dell’inutile richiesta di consensi per non governare ed essere sempre e comunque contro. Questa forma di qualunquismo è altamente pericolosa ed inutile per il riscatto e il superamento di un momento così difficile come quello che stiamo vivendo. Il nostro Paese ha però bisogno di un forte salto di qualità e di etica comportamentale che i partiti non riescono, per vari motivi, ad esprimere. Bisogna, allora, che la politica faccia un serio esame e torni a ricollegarsi, guardando più da vicino chi lavora, chi non ha lavoro o lo sta perdendo, chi studia, chi produce ricchezza ed occupazione e più ampiamente riservi un’attenzione importante verso tutti coloro che vogliono essere protagonisti delle scelte che contano. Giancarlo Moschin

  2. Qualsiasi cosa significhi il movimento del comico Beppe Grillo, qualsiasi ispirazione o assenza di ispirazione politica e/o progetto politico esso rappresenta, non lasciamo che l’aspetto populista e demagogico del comico venga sottovalutato dai Partiti “tradizionali” ! Non sottovalutiamo mai ciò che accade intorno a noi e le motivazioni di ciò che accade anche quando sorge un movimento del quale in noi abita lo scetticismo e lo traghettiamo immediatamente in qualcosa da sottovalutare o di cui sottovalutarne la portata. Fu così anche per la Lega Nord un ventennio fa che tutti etichettavano come un movimento populista e di protesta senza un progetto politico serio. Ci siamo ritrovati con anni di Lega e Berlusconismo ! Analizziamo le motivazioni dello spostamento elettorale e raccogliamo le istanze di tale malcontento dando una prospettiva Socialista nella risposta politica o di fronte a quel movimento del “Guru” Beppe Grillo ci troveremo a dover fare i conti per i prossimi decenni. Di antipolitica ne abbiamo già vista abbastanza !

  3. Si ha un bel dire di Grillo e del suo populismo, ma a parte che è un populismo quantomeno documentato (su molti temi economici ha avuto ragione con qualche anno di anticipo), tacciarlo di “antipolitica” o lanciargli qualsiasi anatema dimostra solo la stupidità di certi partiti e certi personaggi i quali, tra l’altro, sono così privi di ogni credibilità che se parlano male di qualcosa, automaticamente questa diventa -per effetto negativo/positivo- una ‘cosa buona’.
    Grillo può piacere o non piacere, ma il nanismo dei partiti e -diciamolo- l’indignazione morale che suscitano, unite ai problemi quotidiani della gente comune, ha lasciato a Grillo praterie infinite nelle quali muoversi. E adesso dunque cosa vogliono?

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