mercoledì, 22 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

I napoletani “colerici” festeggiano il crollo della Lega
Pubblicato il 06-04-2012


I colerosi immersi nell’immondizia alle pendici del Vesuvio e con la pizza in mano ancora fumante – in due parole i napoletani secondo gli stereotipi della Lega Nord – in queste ore stanno festeggiando. Le dimissioni di Bossi, leader indiscusso del partito che invocava la secessione dal Sud per il quale sosteneva di “lavorare e pagare le tasse” mentre il Nord sgobbava, hanno generato uno tsunami di reazioni dal sapore ironico e sarcastico.

SI FESTEGGIA COME AI TEMPI DELLO SCUDETTO – Sul web, tra la gente comune e nelle dichiarazioni ufficiali dei politici, Napoli si è vendicata “pariando” (prendendosi gioco) sui leghisti scopertisi d’improvviso anche loro ladroni. Come Roma, come Napoli, come il Meridione in generale. “Sono più contento di quando vedevo un gol di Maradona”, ha scritto un utente del portale Napolipuntoacapo; “Più che The Family…, visto il clima pasquale, direi The Holy Family”, ha cristianamente commentato il corrispondente di SkyTg24 Paolo Chiariello; “Non infierirei sulla famiglia del Trota. In fondo, parte dei fondi distratti sono stati utilizzati per un benemerito scopo culturale: pare che abbiano comprato anche tre lauree e un diploma”, ha infierito un giovane su Facebook; il pizzaiolo Gino Sorbillo ha subito creato una pizza dedicata all’addio di Bossi, da mangiare a sbafo in compagnia di tanti napoletani festanti. La vendetta è stata consumata in vari modi, ma con l’identica soddisfazione nel vedere le camicie verdimacchiarsi come tutte le altre. Un grande, generalizzato ‘afamocc’ (traducibile come ‘evvai’ carico di sdegno) risuona sulla bocca dei napoletani.

I SOCIAL SI SCATENANO – Dedicato a quel Salvini ubriaco che cantava su youtube “napoletani non vi siete mai lavati”, a Borghezio che sentiva “puzza di rifiuti e camorra” oppure a Zaia che chiedeva la presenza di più veneti in tv contro lo strapotere di romani e napoletani. In un sol colpo – grazie anche all’inchiesta partita (guarda a volte i casi della vita) proprio da Napoli – l’inesistente Padania è tornata ad essere quello che ha sempre rappresentato per gli storici: un’invenzione, priva di riferimenti culturali, per nulla paragonabile a realtà federali come Catalogna, Quebec in Canada o Scozia. “Toh #Bossi si è dimesso. Che bella la Pasqua”, ha tweettato Francesco Nicodemo, responsabile comunicazione Pd Napoli; “Ora scopriremo che la mente di tutto era il Trota”, si è meravigliata la scrittrice Alessandra Del Prete quando i dettagli dell’inchiesta emergevano in tutto il loro squallore; “#Berlusconi si dimise x il bene del Paese. #Bossi si dimette x il bene della #legapappona. Adesso so che #Dio esiste veramente”, ha sentenziato Stefano Albamonte, ufficio stampa Fli Napoli.

BOSSOPOLI – Ha provato a leggere il presente con un occhio al passato e un appello per il futuro Marco Di Lello, coordinatore nazionale del Psi: “Potremmo trovare sollievo nel toglierci più di un macigno dalle scarpe che da vent’anni appesantisce il nostro percorso politico; potremmo gustarci le immagini delle monetine che, cambiate da lire in euro, fanno più male su quanti nel ‘92 le lanciavano addosso ai ladroni romani, ma la credibilità si recupera con i fatti: occorre una legge che imponga trasparenza nei bilanci delle formazioni politiche”.Tante le possibili interpretazioni di Bossopoli, l’unica certezza è che d’ora in poi “Padania libera” sarà solo la richiesta degli avvocati della famiglia Bossi.

Carlo Porcaro

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