domenica, 20 maggio 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

I nodi dell’Euro tornano al pettine
Pubblicato il 24-04-2012


I mercati finanziari oggi registrano i seguenti andamenti: 1) un calo dell’euro verso dollaro e Yen, 2) la riduzione dei rendimenti dei titoli di stato dei paesi ritenuti meno a rischio (Germania, Stati Uniti, Regno Unito) a fronte di un aumento dei rendimenti dei titoli di stato degli altri paesi europei con un conseguente allargamento degli spread contro il Bund tedesco, 3) una forte correzione dei mercati azionari, in calo tra il 2% ed il 4% in Europa e oltre l’1% negli Stati Uniti (Indice S&P500), 4) un calo generalizzato di tutte le materie prime tra lo 0,6% ed il 3%. Queste dinamiche dicono una cosa univoca: la stabilità dell’area euro è tornata al centro dei timori degli investitori o speculatori che dir si voglia e costoro cercano rifugio negli investimenti ritenuti meno rischiosi.
Non si possono certamente attribuire questi effetti alla sola causa della possibile vittoria di Hollande al secondo turno delle presidenziali francesi, occorre considerare i problemi politici esplosi in Olanda con le dimissioni del premier a causa delle difficoltà nella definizione del budget statale che metterebbero a rischio la tenuta dei conti pubblici e la tripla A del rating dei titoli del Paese, ed anche il dato di aprile dell’indice della produzione industriale in Germania che ha registrato un calo molto più consistente delle attese.

Se vogliamo trarre qualche considerazione dalle dinamiche descritte, mai dimentichi che i mercati sono “volubili” e volatili come gli umori di un individuo dotato di personalità multipla, possiamo dedurre che l’incertezza è massima e quindi prossima al panico. Il comportamento degli indici finanziari di oggi non è una novità. Sono ormai settimane che i mercati ballano sulle notizie relative alla Eurozona: sono state numerose le giornate come quella di oggi, seguite da giorni di segno opposto in presenza di notizie confortanti.

I mercati paiono convinti che l’Europa finisca in una posizione di stallo, con la Merkel da un lato a difendere la rigidità delle politiche di bilancio sinora imposte alla Unione, e Hollande dall’altro alla ricerca di rompere questo muro di rigidità al fine di stimolare un minimo di crescita economica nella eurozona. Il grande successo della estrema destra francese fa risuonare antichi e sinistri echi, aumentando ancor di più i timori di una fine ingloriosa dell’euro e della Unione Europea.

L’Europa è un adolescente che si rifiuta di maturare e si irrigidisce nel vano tentativo di salvare capra e cavoli rischiando di perdere entrambe. Se vogliamo salvare l’Euro dobbiamo creare una vera unione politica che abbia una politica di bilancio unica e coerente con politiche di trasferimento dai bilanci degli stati in attivo a quelli in passivo, come avviene in tutti i veri stati federali (Stati Uniti in primis), con gli eurobonds, con la Banca Centrale che difende acquistando in misura illimitata i titoli di stato di tutti i paesi europei; associando al rigore contabile di lungo termine una politica economica espansiva nel breve termine che permetta al PIL di ripartire. Solo la ripresa della economia garantisce che uno stato sia in grado di ripagare i propri debiti.

Per ora sui mercati l’effetto Hollande ha il segno della incertezza che sfiora il panico, come abbiamo detto. Vedremo dopo la sua eventuale vittoria al secondo turno tra due settimane se riuscirà ad imprimere una svolta alla politica europea e con essa all’umore dei mercati. Purtroppo la esperienza induce al pessimismo: la unica misura che ha veramente aiutato l’Euro nei mesi passati è stata la iniezione di liquidità da parte della BCE decisa da Mario Draghi e non dai politici europei,  che sono rimasti “fissi, a scrutare nella notte,” come il palo della banda dell’Ortica oppure, se preferiamo Livio a Jannacci, “dum Romae consulitur, Saguntum expugnator”.

Mario Zanco

 

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi siria UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento