sabato, 20 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

I suicidi della disperazione e quante vite lo Stato potrebbe salvare
Pubblicato il 11-04-2012


Non passa giorno che i media non diano notizie di un suicidio di un operaio che ha perso il posto di lavoro o di un imprenditore costretto a chiudere la propria attività. E ogni volta che ciò avviene, la responsabilità viene individuata in primo luogo nella mancanza di credito alle imprese, oltre che per la morsa delle tasse. E, a ben vedere, il tema della liquidità, del sostegno creditizio alla crescita dell’economia, della circolazione della moneta, costituisce l’aspetto fondamentale di una crisi globale, generata dai tragici errori compiuti dal mondo delle banche, nel quadro del passaggio da un’economia fondata sulla produzione e sul lavoro ad una finanziarizzata e, quindi, smaterializzata e non legata a beni e servizi ma a strumenti, come i derivati, che hanno elevati elementi di rischio.

SE IL CARO MARX NON E’ ESTINTO – A costo di apparire fuori moda non sarebbe male rileggere gli scritti di Karl Marx sull’utilizzazione del risparmio delle famiglie, che costituisce una delle forme fondamentali dell’accumulazione sociale, e quelli del suo discepolo Rudolf Hilferding sul primato (eravamo nel 1910!) delle banche sull’industria. Potremmo trovare in quelle pagine la descrizione delle modalità di appropriazione del surplus sociale prodotto dalle famiglie, da parte dello Stato da una parte e dal capitale finanziario dall’altra. Mutatis mutandis appare un’analisi fondata, pur con i necessari adattamenti ad uno scenario economico profondamente mutato, che evidenzia l’esigenza di sottrarre il surplus sociale delle famiglie dalla rendita parassitaria gestita dalla finanza verso gli investimenti produttivi e, quindi, per la crescita dell’economia e dell’occupazione.

TU CHIAMALA SE VUOI SPECULAZIONE – Il problema è chiaro: l’utilizzazione del risparmio a fini speculativi sottrae risorse allo sviluppo dell’economia e al lavoro, mentre gli errori dei banchieri ne hanno distrutto quote notevoli; la cessione di parti significative della sovranità degli Stati a organismi sovranazionali (la Bce in Europa, il Fondo Monetario Internazionale a livello planetario) ne ha inibito il potere di emettere moneta a discrezione e, quindi, di utilizzare la liquidità per sostenere le economie nazionali, costringendoli a ricorrere al debito pubblico, con, al fondo, il vecchio paradigma liberista.

RISCOPRIRE LA LEZIONE DI KEYNES – E, forse, come risposta a questa situazione, andrebbe riscoperto quel ruolo, anch’esso frettolosamente ritenuto superato, dello Stato quale regolatore dell’economia, con una presenza effettiva nel sistema bancario e nella disciplina della circolazione monetaria, come magistralmente ci ha insegnato John Maynard Keynes. Questo significherebbe mettere in discussione l’attuale costruzione dell’Unione europea, basata sulla dottrina monetarista della Germania della signora Merkel.

Maurizio Ballistreri

 

 

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