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Opinioni e commenti
 

Il governo dà una “mazzata” alla Camorra: sciolti Comuni del casertano
Pubblicato il 06-04-2012


Il governo tecnico Monti dà una “mazzata” sulla longa mano della camorra nel casertano. Dopo Casal di Principe arriva lo scioglimento del comune di Castelvolturno e come se non bastasse a Casapesenna arriva la Commissione d’accesso per accertare eventuali infiltrazioni della camorra. Con quello decretato oggi dal governo Monti sono tre gli scioglimenti per camorra dal 1991 per il Comune di Casal di Principe. Il primo avvenne il 30 settembre del 1991 a firma dell’allora responsabile del Viminale, Vincenzo Scotti; alla guida dell’ente c’era l’ingegnere Alessandro Diana.

IL BLITZ – A provocare lo scioglimento dell’amministrazione il blitz compiuto dalle forze dell’ordine alcuni mesi prima, il 13 dicembre del 1990, giorno di Santa Lucia, a casa dell’assessore Gaetano Corvino (poi condannato) durante il quale vennero arrestati i boss Francesco Schiavone, Francesco Bidognetti ed altri camorristi, mentre Mario Iovine riuscì a fuggire da una finestra ed altri partecipanti al summit scavalcarono un muro e fecero perdere le proprie tracce nelle campagne circostanti. Il 23 dicembre del 1996, Giorgio Napolitano, allora ministro dell’Interno, firmo’ il decreto di scioglimento quando sindaco era Vincenzo Corvino, dentista arrestato nell’aprile del 2011 dalla Dda di Napoli perché ritenuto un fiancheggiatore dell’ex primula rossa Antonio Iovine detto o’ Ninno. La decisione di Napolitano fece seguito al maxi-blitz Spartacus, avvenuto il 5 dicembre dell’anno prima, che portò in carcere 157 affiliati al clan dei Casalesi. Negli ultimi venti anni nessuna amministrazione a Casal di principe ha concluso il proprio mandato e ha superato i due anni di vita prima di subire lo scioglimento.

CASTELVOLTURNO – Come Casal di Principe anche Castelvolturno era già guidato da un commissario straordinario di nomina prefettizia, Valter Crudo, dopo che nel settembre del 2011 quindici consiglieri comunali su 20 si erano dimessi. Uno scioglimento motivato dall’impossibilità per gli organi elettivi di proseguire nella gestione dell’ente cui ora si aggiunge quello per camorra.
La commissione d’accesso si era insediata appena il 22 febbraio scorso, ma già da mesi la decisione era nell’aria; in particolare da quando nel novembre del 2010 la Dda indagò per concorso esterno in associazione mafiosa il sindaco di allora Antonio Scalzone e l’ex primo cittadino Francesco Nuzzo, magistrato. L’inchiesta accertò come le due amministrazioni fossero condizionate dalle richieste del capo dell’ala stragista dei casalesi, Giuseppe Setola, e dagli uomini del suo gruppo, autori tra l’altro di ben otto omicidi a Castel Volturno tra il maggio del 2008 e il settembre dello stesso anno, tra cui la nota strage dei ghanesi. Un condizionamento emerso anche di recente, quasi contestualmente all’arrivo della commissione d’accesso; è del 23 febbraio scorso il blitz della Dda che ha portato in carcere 14 persone, tra cui ex amministratori del Comune del litorale domizio, e portato al sequestro del Domitia Village, un mega-complesso turistico che per gli inquirenti e’ stato costruito dalla camorra.

CASAPESENNA – A Casapesenna la Commissione d’accesso per accertare eventuali infiltrazioni della camorra era stata inviata dalla prefettura di Caserta il 13 febbraio scorso dopo l’arresto, avvenuto tre giorni prima, del sindaco Fortunato Zagaria, accusato dalla Dda di violenza privata nei confronti del suo predecessore Giovanni Zara aggravata dall’aver agito per favorire un clan camorristico, quello facente capo all’ex latitante Michele Zagaria, arrestato il 7 dicembre 2011 dopo quasi sedici anni di latitanza. Già qualche giorno dopo l’arresto dell’ex primo cittadino, poi scarcerato dal Riesame di Napoli (il primo marzo), 13 consiglieri si erano dimessi provocando cosi’ lo scioglimento dell’ente per impossibilità di proseguire nella gestione. Lo scioglimento decretato oggi conferma invece la presenza dei condizionamenti posti in essere dal clan Zagaria; un pentito, Roberto Vargas, aveva parlato dell’ex sindaco Fortunato Zagaria come ‘un pupazzo nelle mani del boss’. Anche la scoperta dei due bunker in uso a Zagaria nel periodo della latitanza, dotati di sistemi di comunicazione sofisticati ed estesi in tutto il paese, testimoniavano l’enorme numero di fiancheggiatori di cui il boss poteva godere. Gli stessi lavori per realizzare il bunker, secondo i pm della Dda, non potevano essere stati realizzati senza collusioni in Comune. Alle elezioni di maggio si era presentato come candidato sindaco Raffaele De Rosa, ex vice sindaco proprio con Zagaria appoggiato dalla lista ‘Casapesenna Bene Comune’. Pdl e Udec non avevano presentato proprie liste proprio temendo lo scioglimento per camorra.

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