sabato, 21 ottobre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Il governo Monti e la manovra economica in vista della festa dei lavoratori
Pubblicato il 30-04-2012


La situazione economica dell’Italia, e quella di altri Paesi dell’Europa, è diventata grave ed insostenibile. Il Presidente della Repubblica, On. Giorgio Napolitano, è intervenuto per evitare un danno maggiore, rispetto a quello che si prevedeva per l’Italia e per altri Stati (Grecia e Spagna). Fin qui c’è da dire bravo a Napolitano e grazie a tutti i membri del Governo che hanno accettato l’incarico ministeriale. La riduzione della spesa pubblica è stata il primo obiettivo che il nuovo Governo intendeva raggiungere, però nel corso dei lavori è venuto fuori il problema dell’abrogazione dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori.

Il Governo Monti ha proposto una modifica all’art.18, rendendolo di difficile interpretazione. Tutto ciò, induce a pensare che qualcuno abbia chiesto allo stesso Monti l’abrogazione dell’art.18, per aderire alle richieste relative alla manovra economica, pur sapendo, tuttavia, che l’art.18 nulla ha a che vedere con la manovra economica. Ma vi è di più! Gli esodati sono tutti lavoratori ai quali, all’inizio del rapporto di lavoro, la legge consentiva di collocarsi in pensione dopo venti anni di servizio, mentre oggi la nuova legge ha allungato il periodo del servizio da prestare per andare in pensione, rendendo ai lavoratori impossibile riscuotere lo stipendio o la pensione.

I lavoratori esodati in Italia sono oltre 65.000! Tutto ciò pone in essere una reformatio in pejus nel rapporto di lavoro, assolutamente vietata nel diritto italiano, specie nei confronti dei diritti acquisiti. Alfano, nuovo leader del PDL, sostiene che il Governo non debba applicare ulteriori tasse, mentre Monti prepara una notevole stangata sulle case e sull’IVA. Le contraddizioni tra componenti della stessa maggioranza determinano una sospensione nelle attività economiche che dovrebbero produrre la “crescita”, perché le incertezze non hanno mai incoraggiato le imprese verso gli investimenti. Le tasse sulle case bloccheranno lo sviluppo del Paese, essendo l’edilizia il settore economico laddove la differenza tra il costo della costruzione e il prezzo di vendita è notevole e rende, quindi, un importante profitto che incoraggia gli investimenti.

Il blocco, pertanto, crea una dilatazione dell’indice di disoccupazione. Il Governo e i Partiti che lo sostengono avevano promesso la riduzione della spesa pubblica, individuando la strada nella riduzione del numero dei Deputati e dei Senatori, dei Consiglieri regionali e comunali, nell’abolizione delle Province e, in ultimo, nel controllo del finanziamento ai Partiti per le spese elettorali. Tutte le promesse, però, sono risultate vane, avendo ritenuto il Governo, con il consenso della maggioranza, di sostituirle con l’aggravamento delle tasse.

L’unica certezza che i fatti hanno evidenziato nella politica di Monti è la necessità che i lavoratori, uniti, continuino la lotta intrapresa molti anni or sono, per impedire oggi la retromarcia che si prepara contro di loro. L’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori limita il potere del datore di lavoro di fronte ai diritti dei lavoratori, rendendo legittimo il licenziamento solo per giusta causa. I lavoratori hanno sostenuto anni di lotta per conquistare alcune garanzie nel rapporto di lavoro, tra le quali assume particolare importanza proprio l’art.18, che la Fornero ha tentato, con ogni mezzo, di modificare per vanificarlo.

La lotta di classe, nata nel giorno in cui il primo uomo amò definirsi “padrone”, non è superata ed essa dovrà continuare fino a quando esisteranno Governi che sotto la “coperta tecnica” pretendano di ripristinare il vecchio conservatorismo che caratterizzò la politica italiana nella seconda metà degli anni quaranta, abbattuto poi, negli anni sessanta, dal primo e vero Centro-Sinistra formatosi con l’incontro dei lavoratori cattolici e dei lavoratori socialisti. Non può subordinarsi la “crescita” del nostro Paese alla conquista del terzo posto nel “direttorio” che intendevano formare la Merkel e Sarkozy, ipotesi annullata infatti dalle elezioni francesi.

E’ necessaria la ricerca di riforme strutturali per affrontare la nuova realtà economica, derivante dallo sviluppo tecnologico e dalla conseguente globalizzazione. Non si capiscono le ragioni per le quali il Partito Democratico e il Presidente della Repubblica abbiano sostenuto il Governo dopo aver constatato che non ha mantenuto gli impegni assunti, sui quali aveva chiesto e ottenuto la fiducia. Chi scrive, nei confronti del Presidente della Repubblica conferma tutta la stima e la fiducia che gode da parte del Popolo Italiano, ma questo non gli impedisce di chiedere spiegazioni. L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro e la Costituzione della Repubblica ipotizza una società dirigista, nella quale lo Stato può intervenire con una programmazione indicativa. Il Capo dello Stato, in Italia, non può assumere la funzione di Notaio che interpreta la legge, sotto il profilo letterale, ma la sua interpretazione deve esprimere una linea politica in virtù della quale è stato chiamato alla più alta carica dello Stato. Chi scrive si augura che i giorni futuri possano chiarire la situazione politica ed economica.

Stefano Massimino

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento