lunedì, 21 maggio 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Il “lupo” democristiano non perde il pelo e ritrova lo scudo
Pubblicato il 22-04-2012


Qualche giorno fa la costituente di Centro ha deliberato la fine dell’UDC e la nascita del Partito della nazione. Confluiranno nella nuova formazione politica anche il FLI di Fini e l’API di Rutelli. Assistiamo così all’ennesimo atto di trasformazione della sigla e del simbolo dei tre partiti.

E’ una procedura attuata in Italia dai dirigenti delle organizzazioni politiche con particolare frequenza negli ultimi decenni, in seguito alla dissoluzione dei due grandi partiti che hanno dominato la scena durante la Repubblica, la DC e il PCI. Non c’è bisogno di ricordare le varie denominazioni assunte dai movimenti politici negli ultimi tempi. Basta ricordare la trasformazione della DC che assume il nome prima di Ppi e Centro Cristiano Democratico,Cristiani Democratici Uniti,confluiti nella Casa della Libertà. CCD e CDU si fondono poi nella Unione dei Democratici Cristani di Centro che insieme alla Rosa per l’Italia e alla Margherita danno vita all’UDC. Dal PCI nascono il PDS i DS,il PD.

Sembra che tutti i dirigenti siano stati colpiti da un’incoercibile furia riformatrice intesa soprattutto a mutare la faccia. Ad eccezione del PSI, i partiti, dunque, hanno cambiato nome e simbolo più di una volta. Ma gli uomini al comando sono sempre gli stessi. L’apparenza è diversa ma la sostanza non è cambiata. Ormai da decenni i componenti della nomenclatura politica occupano i posti di potere. Con quali risultati ? Non è migliorata la gestione della cosa pubblica, non è stata superata la paralisi delle decisioni, non sono stati risolti e neppure affrontati i problemi più importanti del Paese: il lavoro, la criminalità, la riforma della struttura dello Stato, la corruzione della burocrazia e il finanziamento ai partiti.

Come giudicare la nuova ondata di restyling che si preannuncia in questi giorni? Basta modificare la facciata per cambiare l’edificio ? E’ questo che chiedono gli Italiani ? Evidentemente no. Sale dal Paese la irresistibile domanda di un radicale e sostanziale rinnovamento di uomini e di metodi di governo. E’ finito il tempo delle chiacchiere,delle operazioni farlocche, delle promesse. Oggi la gente vuole fatti.

Questo dato così evidente e condiviso viene ignorato dai politici che ancora si trastullano con provvedimenti inadeguati se non addirittura fasulli,ancora giocano con le parole e credono di poter prendere in giro i cittadini, semplicemente presentatosi con un’altra faccia. Tutte le loro operazioni e i loro movimenti sembrano avere come obiettivo principale la difesa della poltrona e dei privilegi acquisiti e la tenace occupazione del potere. Cambiano i nomi, ma dove sono i progetti politici, le proposte per uscire dalla crisi, la visione dei problemi sociali ? Non basta cambiare i nomi, è tempo di cambiare gli uomini.

Alfonso Siano

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi siria UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Incredibile notare come in Italia si rinnovano continuamente i partiti e le loro denominazioni e i loro cartelli, ma i politici che compongono i nuovi contenitori sono sempre gli stessi. In altri paesi accade proprio l’esatto contrario ! I partiti sono sempre gli stessi e si rifanno alla loro importante storia democratica, ma il continuo rinnovamento politico accade con i politici che li rappresentano !

  2. Caro Alfonso, speriamo che il trasformismo politico della vecchia guardia abbia fatto il suo corso e si vedano a breve idee e facce nuove. Del resto l’epoca del Gattopardo di Berlusconi, dove tutto è apparentemente cambiato per lasciare tutto sostanzialmente come prima, difficilmente potrà riproporsi ora negli stessi termini. Adesso c’è bisogno di aria nuova per davvero.

  3. Caro Alfonso, che questa volta spinti dalle ineludibili modifiche strutturali richieste dal mondo economico per restare a galla e non finire come la Grecia, che questa volta i politici riescano un poco più del passato ad accettare cambiamenti virtuosi per loro stessi e almeno in parte per chi rappresentano?
    Luca

  4. Sinceramente tutto cio non stupisce. In Italia siamo abituati a vivere fasi di aggregazione del pensiero politico (sovente nelle fasi di crisi) che si alternano a fasi di disaggregazione del consenso (quando la rottura del unità politica può pagare dividendi elettorali sostanziosi). Tutto ciò è sinceramente incommentabile. La politica oggi si fa dal basso perchè oggi questa è azione ed i pensieri sono più lenti delle velocità a cui va il mondo. Per questo oggi i cittadini sono gli unici a poter modificare il senso della propria storia.

Lascia un commento