domenica, 27 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Il postino suona sempre due volte: i problemi dell’euro restano
Pubblicato il 06-04-2012


Ero tra i pessimisti sul destino dell’euro a cavallo tra fine 2011 ed inizio 2012, e sono contento di essere stato smentito dai fatti. I problemi dell’area euro però sono ancora quasi tutti sul tavolo da gioco, sono problemi politico-economici: abbiamo una valuta comune, ma non una politica economica e monetaria comune come hanno i veri Stati. In sintesi per uscire dalla crisi economico finanziaria non possiamo fare come gli Stati Uniti dove la banca centrale (FED) ha dato liquidità a costo minimo alle banche contro consegna di titoli spazzatura, ha lasciato svalutare il dollaro, tenuto i tassi di interessi vicini allo zero,  mentre il governo ha stimolato l’economia con investimenti e spesa pubblica.

LE ARMI GIOCATTOLO – Di tutte queste “armi” siamo riusciti ad usarne una, molto potente, grazie alla fantasia di Mario Draghi. Abbiamo evitato il disastro a Gennaio grazie all’opera del Governo Monti che ha disinnescato la bomba Italia, ma soprattutto grazie alla BCE (leggi Mario Draghi) che ha fatto come la FED inondando di liquidità le banche europee in due tranche da oltre 500 miliardi di euro ciascuna, il famoso LTRO (Long Term Refinancing Operation)  che offre prestiti alle banche ad un tasso dell’1% contro consegna in garanzia di qualsiasi titolo valutato a 100 dalla BCE anche se il suo valore è di gran lunga inferiore. Con il denaro preso a prestito le banche hanno in parte ricomprato propri titoli troppo costosi come tasso di interesse pagato, e acquistato titoli governativi dei propri paesi contribuendo a ridurre la pressione al rialzo degli spreads contro il bund tedesco.

FISCAL COMPACT? NO GRAZIE – Ma con questo brillante escamotage che ha superato gli ostacoli formali che impediscono alla BCE di agire come prestatore di ultima istanza si è solo preso tempo. Il problema vero è quello della ripresa economica che sola consentirà a tutti i paesi indebitati di ripagare i propri debiti. E su questo tema il “fiscal compact” siglato dagli Stati della EU nel corso del 2012 va nella direzione sbagliata, avendo un effetto pesantemente recessivo. Assorbito l’effetto dei due SuperMario, gli investitori stanno tornando ad interrogarsi sul tema della crescita economica europea. Da un paio di giorni i rendimenti sui titoli decennali europei sono in rialzo e con loro i Credit-Default Swaps (CDS) sui titoli di Stato europei. I CDS rappresentano il costo di assicurarsi con un titolo finanziario contro il fallimento di un emittente (Governo o impresa che sia).

SEPARAZIONE CONSENSUALE DALL’EURO– E Nouriel Roubini, uno degli economisti che predisse il disastro finanziario del 2008, sul Financial Times di ieri scrive che “l’euro è un matrimonio che non funziona e richiede un bel divorzio”. Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna e Italia dovrebbero uscire dall’euro con valute fortemente svalutate e rilanciarsi con una crescita economica sospinta dalle esportazione verso i paesi che rimarrebbero nell’euro i quali dovrebbero stimolare la crescita della domanda interna. Meglio separarsi consensualmente che sotto la pressione dei creditori, questo è il suggerimento di Roubini.

SUPERMARIO BROS – Intanto va segnalato che mentre la BCE accetta a garanzia i titoli delle banche dei paesi che hanno fatto ricorso agli aiuti della EU e FMI, la Banca centrale tedesca e quella austriaca non li accettano più a garanzie dei prestiti che offrono alle istituzioni presenti nel proprio territorio. Quindi le banche tedesche e austriache controllate da banche greche, irlandesi e portoghesi non possono più rifinanziarsi presso le rispettiva banche centrali offrono propri titoli a garanzia. Per ora si tratta di un problema marginale, ma se domani toccasse alla Spagna ricorrere all’aiuto di EU e FMI sarebbero dolori, vista la dimensione europea dei due giganti bancari spagnoli, Santender e BBVA. Non ci resta che sperare ancora nei SuperMario Bros!

Mario Zanco

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