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Opinioni e commenti
 

Bo Xilai scompare, avrebbe coperto il crimine della moglie
Pubblicato il 18-04-2012


Giro di vite su Bo Xilai, al centro della più grave crisi politica cinese degli ultimi 20 anni: il ‘principe’ comunista avrebbe prima acconsentito ad indagare sul ruolo della moglie nell’assassinio di un uomo d’affari britannico per poi tirarsi indietro, innescando un dramma che si è concluso con la rovinosa caduta di entrambi. A darne notizia sono fonti anonime di Chongqing, la metropoli nella quale Bo era dal 2007 il segretario del Partito Comunista. Secondo le fonti il capo della polizia della metropoli Wang Lijun avrebbe avvisato in gennaio Bo Xilai che sua moglie, Gu Kailai, era implicata nella morte di Neil Heywood, un ambiguo uomo d’affari britannico, trovato cadavere in un albergo di Chongqing in novembre. Bo avrebbe in un primo momento incoraggiato Wang a proseguire nelle indagini, per fare poi una brusca retromarcia pochi giorni dopo, togliendo l’inchiesta dalle mani di Wang in un apparente tentativo di salvare la moglie.

IL GIALLO INTERNAZIONALE E POI WANG SCOMPARE  – Bo Xilai – che ha 63 anni ed era membro del comitato centrale comunista – «era sorpreso e scandalizzato e solo in un secondo momento ha visto la minaccia che la vicenda rappresentava (per la sua carriera politica)», ha affermato una delle fonti. «Quindi, tre giorni dopo, ha rimosso Wang dalla sua carica. Per Wang Lijun e’ stato uno shock terribile. Se gli togli la sua divisa, gli togli la vita». Passano altri pochi giorni e il 6 febbraio Wang, probabilmente sentendosi minacciato, cerca rifugio nel Consolato americano nella vicina città di Chengdu. Dopo aver trascorso oltre 24 ore nel consolato, Wang ne esce e viene preso in consegna da un gruppo di funzionari di Pechino. Da allora non se ne hanno notizie. Fonti ufficiali affermano che e’ sotto inchiesta e si ritiene che potrebbe essere accusato di tradimento. Bo Xilai appare per l’ultima volta in pubblico il 9 marzo, in una conferenza stampa a Pechino nella quale difende il suo operato politico e si scaglia contro «le menzogne» che sono state diffuse sulla sua famiglia, la moglie e il loro unico figlio di 23 anni, Bo Guagua, accusato di condurre una vita da super privilegiato all’estero.

NOTIZIE FALSE E VERE SI CONFONDONO – Il 10 aprile viene annunciato dall’agenzia Nuova Cina che Bo Xilai, che era anche membro del Comitato centrale comunista, e’ stato destituito da tutte le sue cariche e che Gu Kailai e’ in arresto perché sospettata dell’omicidio di Heywood. Bo Xilai non e’ finora stato accusato di alcun crimine. Le fonti ufficiali si limitano ad affermare che sarebbe responsabile di «gravi violazioni della disciplina di partito». Con Gu Kailai e’ stato invece arrestato un suo ‘dipendente’ che avrebbe materialmente eseguito l’assassinio, facendo ingerire alla vittima un drink al cianuro. Heywood, 41 anni, e’ un personaggio dai contorni a dir poco ambigui. Si dice che fosse un amico «consulente finanziario» di Bo e di Gu, cosa estremamente difficile per uno straniero. Da venti anni in Cina, sposato con una donna locale amica di Gu Kailai, in passato ha occasionalmente lavorato per la societa’ di consulenze Haklyut&Company, fondata da ex-membri dell’M16, il servizio segreto britannico. In un primo momento la sua morte e’ stata attribuita ad “eccessivo consumo di alcool”, poi ad un improvviso attacco cardiaco. Il suo corpo e’ stato cremato senza che fosse sottoposto ad un’autopsia.

I DUBBI DEL BLOGGER – Il ministro degli Esteri britannico William Hague ha espresso soddisfazione per l’impegno mostrato dai cinesi nell’indagine, che e’ stata richiesta dal Regno Unito quattro mesi dopo la morte di Heywood, quando la stampa internazionale aveva già rivelato le oscure circostanze nelle quali e’ avvenuta. Qualcuno esprime dubbi sulla ricostruzione fin qui emersa della vicenda che, come ha fatto notare il blogger Michael Anti, viene da fonti governative, vale a dire della fazione comunista vincente guidata dagli avversari di Bo Xilai, in primo luogo il presidente Hu Jintao, il suo vice e successore designato Xi Jinping e il premier Wen Jiabao. Si tratta «di un caso piu’ politico che giudiziario», ha sottolineato Steve Tsang, direttore dell’Istituto di studi cinesi all’Università britannica di Nottingham.

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