domenica, 20 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Il terzo giorno resuscitò
Pubblicato il 11-04-2012


Mentre il Trota si dimetteva dalle sue alte funzioni longobarde, io lottavo con la digestione di ingenti quantità di cosce di pollo. Mentre Mario Balotelli amputava la gamba di un suo avversario, io ingurgitavo il capretto che poi il giorno dopo avrei cercato di digerire assieme al Trota. Il terzo giorno resuscitò quello spirito di vendetta verso un partito politico come la Lega che finalmente molti di noi possiamo affermare di odiare allo scoperto. L’insulto verso i milioni di giovani ragazzi senza lavoro viene finalmente vendicato. Il povero giovane Trota si dimette, e i social network urlano giustizia è fatta.

Ma in fondo il povero trotino che colpe ha? Lui è solo un ragazzo con la colpa di avere avuto un padre scomodo e un nomignolo infamante, per il resto a chi non farebbe gola il potere guadagnato con così poca difficoltà? Il mio capretto è stato trucidato terribilmente, così come le migliaia di bestie finite nei nostri stomaci a causa di questa inspiegabile avidità pasquale. Il pranzo di Pasqua, il pranzetto di pasquetta, la gita fuori porta, il barbecue e la diavolina. Perché invece non restare a casa soli, a dieta, un po’ depressi e con Anna Tatangelo di sottofondo? Perché non fare penitenza per i mostri che abbiamo creato? Perché non camminare sui ceci pensando al Trota, al neozelandese Mister Gay 2012, a Federica Pellegrini, a Maria De Filippi e pentirci per essere complici della fama altrui e del nostro degrado morale?

Una mandria di capretti spirito sta per marciare sulle nostre città per vendicare la propria vita a causa dell’ingordigia di bestie ancora più stupide di loro. Ora si ritorna alla vita normale, basta banchetti, basta brutto tempo pasquale (che tanto è sempre così), torniamo a lavorare che la settimana è corta e forse, se le giornate migliorano, ci andremo tutti a fare un bel pescetto a Fregene. Contatterò personalmente i gestori degli stabilimenti sul litorale laziale affinché servano unicamente pesci affetti da salmonella e poi proporrò alle cariche di pertinenza di abolire qualsiasi altro tipo di festa comandata e week end lunghi.

Solo lavoro, penitenza e televisori spenti. Per punirmi ho passato la Pasqua da solo all’Autogrill, avevo bisogno di un Camogli non riscaldato, di sentire il calore di decine di pullman di pensionati di ritorno da Pompei, di vedere la classifica dei cd più venduti in Italia e scoprire che non ne conosco nemmeno uno. Non c’è più nulla da festeggiare, solo rimboccarsi le maniche per liberarci definitivamente della gente che si approfitta di noi poveri mangiatori di capretti.

Paco Cianci

Scrittore - InterRail: italiani prove di fuga!

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