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Opinioni e commenti
 

India, libero Bosusco: «Ho fatto una vacanza pagata»
Pubblicato il 12-04-2012


È stato rilasciato dopo quasi un mese di prigionia Paolo Bosusco, l’italiano titolare di un’agenzia specializzata in escursioni rapito con un connazionale dai ribelli maoisti indiani nello Stato nord-orientale dell’Orissa. Bosusco, 51 anni, originario di Condove (Torino) e dal 1999 in India sei mesi all’anno per lavoro, è stato consegnato ieri dagli estremisti al mediatore Dandapani Mohanty e ad alcuni giornalisti nella foresta del distretto di Kandhamal. Da lì è stato trasferito nella capitale dello Stato indiano, Bhubaneswar (detta anche Odisha), dove ha raggiunto l’ambasciatore, il console italiano e i rappresentanti delle autorità locali. Visibilmente dimagrito per la lunga detenzione ha dichiarato: «Sono finalmente libero, sto bene». Poi ha commentato scherzosamente: «Ho fatto una vacanza pagata, sono forte e me la sono cavata». L’uomo, che gestisce l’agenzia “Orissa Adventurous Trekking” nella città di Puri, ha aggiunto di aver sopportato il cibo scadente fornito dai sequestratori e di aver superato ben due attacchi di malaria.

LA SODDISFAZIONE DEL MINISTRO TERZI – «È la notizia che aspettavamo» ha subito fatto sapere il ministro degli Esteri, Giulio Terzi. «Si sta concludendo una vicenda rischiosa e molto complessa che in queste settimane ci ha visto impegnati a tutti i livelli e senza sosta, con l’obiettivo che in questi casi resta sempre quello di garantire anzitutto l’incolumità dei nostri connazionali». Rapito il 14 marzo con il medico romano Claudio Colangelo, 61 anni, mentre lo accompagnava in un trekking nelle foreste del distretto di Kandhamal, Bosusco era rimasto con i guerriglieri dopo che il suo cliente era stato rilasciato il 25 marzo. Al momento del sequestro il comandante maoista Sabyasachi Panda aveva presentato 13 richieste al governo locale come condizione per il rilascio dei rapiti. Il 4 aprile il governo dell’Orissa aveva liberato 27 prigionieri, di cui 8 maoisti: tra questi la moglie del comandante Panda. Resta nelle mani dei ribelli il politico locale Jhina Hikaka, che verrà rilasciato solo se le autorità libereranno altri maoisti.

ALLERTA SEMPRE ALTA – I guerriglieri che si auto-proclamano seguaci di Mao sono attivi da una cinquantina di anni in Orissa come in altri Stati dell’India orientale, in bande spesso divise tra loro da rivalità interne. Il loro scopo dichiarato è battersi, in modo purtroppo del tutto illegale, per rivendicare legittime richieste della popolazione locale lasciata senza istruzione, collegamenti e strutture ospedaliere. Queste aree sono infatti tra le più povere e mal governate di tutta l’India. I maoisti sono periodicamente protagonisti di estorsioni, agguati, uccisioni e rapimenti, ma finora non avevano mai sequestrato un cittadino di nazionalità italiana.

Luciana Maci

 

 

 

 

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