lunedì, 18 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Ingroia su sentenza Dell’Utri: «Accertato rapporto tra Cosa Nostra e il senatore, la Corte d’Appello si muova in questa direzione»
Pubblicato il 25-04-2012


«I giudici dell’appello non sono liberi di rimettere in discussione tutto». È quanto ha dichiarato in esclusiva all’Avanti!online il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, che ha accolto positivamente la sentenza con la quale la Corte di Cassazione aveva rinviato in appello l’onorevole Marcello Dell’Utri lo scorso 9 marzo. Dalle carte depositate in mattinata a piazza Cavour è emerso il ruolo fondamentale svolto dal senatore come “mediatore” tra Silvio Berlusconi e Cosa Nostra. Ingroia, che rappresentò l’accusa nel processo di primo grado contro Dell’Utri, ha sottolineato l’importanza delle motivazioni addotte dalla Cassazione che, con la sentenza depositata, «ha ribadito di fatto che la parte relativa al rapporto tra Cosa Nostra, Berlusconi e Dell’Utri è stata accertata  e questo punto adesso non può più essere toccato in alcun modo. Ora starà alla Corte d’Appello verificare se l’attività svolta da Dell’Utri ha coperto anche il periodo dove la condanna non è stata ritenuta sufficientemente motivata».

VITTORIA E’ UNA PAROLA GROSSA – Il procuratore non se la sente di parlare di vittoria, perché «”vittoria” è una parola grossa. Sicuramente – precisa Ingroia – questa sentenza costituisce una conferma della bontà dell’impianto accusatorio. La Cassazione ha confermato infine quanto era stato disposto dall’impianto probatorio su un aspetto significativo, cioè il ruolo di intermediatore svolto da parte di dell’Utri tra gli interessi di Cosa Nostra e quelli di Berlusconi». Per quanto riguarda le somme investite dal Cavaliere per chiedere protezione alla mafia, il procuratore ricorda che «si parlava inizialmente di qualche centinaia di milioni di lire dell’epoca, somme generalmente grosse per gli anni ‘80», precisando tuttavia che «non c’è stato ancora un accertamento preciso al riguardo ma parliamo sicuramente di somme cospicue». Berlusconi, interrogato dai giudici proprio in relazione al movimento di capitali tra Fininvest e Cosa Nostra, all’epoca si avvalse della facoltà di non rispondere. E così oggi anche il senatore Dell’Utri, sentito dall’Avanti!online per un contraddittorio, ha scelto di chiudersi in un garbato ma deciso «No comment, almeno finché tutta la vicenda giudiziaria non giungerà ad una conclusione definitiva».

IL PATTO – Centoquarantasei pagine dense e soprattutto pesanti quelle della sentenza n.15727 depositata oggi in Corte di Cassazione. Dalle motivazioni della sentenza è emerso il ruolo svolto dal senatore Dell’Utri come “mediatore” tra l’ex premier e Cosa Nostra. La mafia, stando alla sentenza, aveva «grazie alla iniziativa di Dell’Utri, che si era posto come “trait d’union”, siglato con l’imprenditore un patto, all’inizio non connotato e tantomeno sollecitato da proprie azioni intimidatorie, oltre che finalizzato alla realizzazione di evidenti risultati di arricchimenti». Questo patto, osserva la Suprema Corte «risentiva di una certa, espressa propensione dell’imprenditore Berlusconi a “monetizzare”, per quanto possibile, il rischio cui era esposto e a spostare sul piano della trattativa economica preventiva l’azione delle fameliche consorterie criminali che invece si proponevano con annunci intimidatori». Silvio Berlusconi, cioè, avrebbe scelto di “monetizzare” il suo accordo con la mafia per mettere al sicuro la sua famiglia dal rischio di violenze da parte della mafia. La parola chiave in questo caso starebbe nella liquidità, con la quale l’ex premier, all’epoca non ancora sceso in politica, avrebbe dato contenuto economico, e non di scambio, all’accordo di protezione con la mafia. Un anello di congiunzione che porta la Corte ad escludere un coinvolgimento diretto di Cosa Nostra negli affari del partito che Berlusconi avrebbe fondato vent’anni dopo.

COSA NOSTRA E FORZA ITALIA – «È evidente – si legge nella sentenza – che non è una regola generale quella per cui un continuativo rapporto illecito su base patrimoniale con Cosa Nostra, di per sé gratificata per un certo arco di tempo dalla apertura del canale privilegiato di comunicazione con l’imprenditore Berlusconi, possa avere implicato, come risposta, da parte della stessa associazione, una necessaria e naturale disponibilità al sostegno di iniziative di tipo politico, assunte dopo un ventennio dall’inizio dei primi rapporti, che il soggetto “estorto” intendeva assumere». Con queste parole la Suprema Corte stabilisce che un rapporto tra il Cavaliere e Cosa Nostra, tramite Marcello dell’Utri, c’è effettivamente stato. Il fatto però che la mafia fosse stata pagata da Berlusconi per garantire la sicurezza per sé e per la sua famiglia, secondo la Cassazione, non comporterebbe necessariamente l’appoggio di Cosa Nostra all’ascesa di Forza Italia vent’anni dopo.

Raffaele d’Ettorre

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