lunedì, 24 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

La buona Politica per battere l’Antipolitica
Pubblicato il 19-04-2012


Celebrare i 120 anni dalla nascita del Partito Socialista può avere il sapore della provocazione in un’ Italia in cui il vento dell’Antipolitica soffia con crescente intensità e la voglia di nuovo spinge in un angolo il vecchio. La domanda se il Psi, il più antico partito d’Italia possa ancora svolgere un ruolo di primo piano può apparire anch’essa una provocazione, specie se non declinata all’insegna del connubio che unisca valori storici e facce nuove.

I Partiti in questi anni hanno contribuito molto ad alimentare quel venticello dell’antipolitica che oramai sembra sempre più assumere la forza di un ciclone : dal fallimento dell’esperienza Prodi, sconfitto dal potere di veto, e di ricatto, di piccoli o minuscoli partiti a quello clamoroso del decennio berlusconiano, incapace di lasciare la minima traccia di provvedimenti utili per i cittadini. Ci hanno messo molto del loro, consentendo ruberie ed illegalità di varia natura, dal caso Lusi a quello Bossi e della Lega Nord, dal caso Penati agli amici di Formigoni ed il triste declino del presunto “modello Lombardia”, ai furbetti del Valterino (Lavitola), le cui gesta, in uno alle vicende che emergono dal processo “Ruby” , ben disegnano l’etica del berlusconismo.

Ruberie ed illegalità ancor più gravi ed insopportabili in tempo di crisi. Ma l’alternativa non è e non può essere l’antipolitica, la demagogia, il populismo. Non è e non può essere l’incarnazione della cultura del non fare, del no ai termovalorizzatori, no ai rifiuti, no alla Tav, no alle infrastrutture, di cui si ciba avidamente il grillismo, versione moderna del populismo. Non è e non può essere l’uomo solo al comando, il novello Masaniello, il Salvatore della Patria, modelli sperimentati due volte, in forme diverse, nella prima metà del secolo scorso ed a cavallo con il secolo nuovo: due esperienze, con le dovute differenze, tutt’altro che esemplari.

L’alternativa c’è se si assume il presupposto che nel bene come nel male non si è tutti uguali, che nei Partiti, come nella Chiesa ed in ogni comunità larga ci sono malfattori e persone perbene! C’è se i partiti, e gli uomini e le donne che li dirigono, cambiano, diventano trasparenti, investono in sobrietà, cacciano le mele marce, ma soprattutto dimostrano di saper fare quello per cui sono votati e, in molti casi, pagati: assumere scelte e decisioni utili a far crescere il paese, offrire opportunità ai cittadini, tutelare chi è più indietro.

La crisi economica non è una dannazione piovuta dall’alto ma frutto di speculazione finanziaria, di sete di danaro e di politiche all’insegna del laissez faire , dell’assenza di ogni intervento statale in nome della libertà economica, delle politiche di George Bush jr, di Angela Merkel, di Nicolas Sarkozy, della destra europea e dei tanti sedotti dal neoliberismo. Il risultato di queste politiche è drammaticamente sotto gli occhi di tutti, come lo è l’impoverimento delle famiglie, la crisi di tante, troppe, aziende.

Il fallimento di queste politiche hanno confermato che si può e si deve cambiare: l’alternativa è la stessa in Europa come in Italia, si chiama socialdemocrazia, ma presuppone un rinnovamento di un pensiero che affermatosi nel novecento non può non riformarsi, adeguandosi alle esigenze del secolo nuovo. Il 6 e 7 maggio milioni di italiani voteranno per scegliere i propri amministratori locali: sarà anche l’ultimo voto prima delle elezioni politiche e dunque il segnale che verrà dalle urne varrà per l’oggi ma anche per il domani.

Comunque vada resterà ineludibile un cambiamento della stessa forma partito: al centro e a destra stanno già dismettendo le vecchie insegne per proporsi con altre, ma non saranno restyling di nomi e simboli a regalare una patente di novità che oggi appare come un necessario lasciapassare elettorale. E’ un tema su cui la sinistra è ancora una volta in ritardo, che va affrontato rapidamente e soprattutto liberandosi del fardello di un passato che troppe volte consente al morto di acchiappare il vivo. Senza una profonda riforma del modo di essere, della organizzazione interna, ed infine dei gruppi dirigenti, il ciclone rischia di spazzare via tutti, indebolire la democrazia e consegnare ai partiti il ruolo marginale di meri comitati elettorali, lasciando alle lobby, più o meno trasparenti, il ruolo di influenzare il governo della cosa pubblica, perseguendo interessi particolari spesso confliggenti con quello pubblico.

Occorre dunque cambiare forma e sostanza: garantire trasparenza opportunità e partecipazione nella vita interna e dimostrare di saper ben governare, a partire dagli enti locali. Sconfiggere l’Antipolitica con la Buonapolitica: solo così il ciclone potrà perdere forza e trasformarsi in un venticello utile ad un paese boccheggiante.

Marco Di Lello

Coordinatore Nazionale PSI

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Commenti all'articolo
  1. Dopo l’improvvisa disfatta di quel monolite che sembrava essere la Lega Nord di Bossi , riferimento di milioni di lavoratori, artigiani, piccoli imprenditori del Nord d’Italia,diventa più pressante l’esigenza di riorganizzare un’offerta politica credibile sia rispetto a questi elettori disillusi in forzata “libertà” elettorale, sia per rintuzzare il populismo vuoto e becero del movimento “grillino”.
    Il Partito Socialista Italiano ha un’occasione storica di completo riscatto rispetto alle tristi vicissitudini dell’ultimo ventennio che lo ha visto passare da prestigioso protagonista politico e sociale dello scorso secolo a mera comparsa in continuo procinto di estinzione.
    Se il Partito riuscirà a rinnovarsi e riorganizzarsi secondo i giusti criteri egregiamente illustrati in questo articolo dal nostro Coordinatore Nazionale Marco Di Lello, potrà diventare di nuovo in tempi brevi un sicuro punto di riferimento per gli elettori italiani, anche per quelli che da tempo si sono rifugiati nell’astensionismo.

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