martedì, 24 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

La Lega attacca e il PSI risponde
Pubblicato il 30-04-2012


«Prima i soldi servivano a finanziare i partiti. Ora si ruba ai partiti per ristrutturare la terrazza della famiglia del segretario». Con queste parole Riccardo Nencini, segretario nazionale del Psi, ha risposto alla provocazione lanciata dal leader leghista Umberto Bossi che l’altra sera, durante un comizio a Conegliano, ha affermato che «la Lega non ha rubato i soldi a nessuno, non si è fatta dare le tangenti come il Partito socialista». «Bossi ha ragione – incalza Nencini – rispetto ad oggi la tangentopoli di venti anni fa era roba da dilettanti!». A margine del 120esimo anniversario della fondazione del Psi, il segretario ha poi lanciato un’ulteriore sferzata al senatùr: «Auguro a Bossi che gli italiani, fra vent’anni, si ricordino ancora della Lega Nord, anche se temo – ha concluso Nencini – che si ricorderanno soltanto delle promesse che non ha mai mantenuto, di suo figlio e dei diamanti in cassaforte».

FANTASIA E REALTA’ – Sono parole amare quelle di Umberto Bossi al comizio leghista di Conegliano, dove è intervenuto per appoggiare il candidato sindaco del Carroccio. «I nostri soldi li possiamo anche buttare dalla finestra, ma non abbiamo rubato alla gente, non c’è stata nessuna tangente in Finmeccanica. Se quelli pensano di fregarci così si sbagliano». Reminiscenze da “notte delle scope” per un senatùr sempre più provato dalle vicende giudiziarie che stanno rosicchiando e scardinando, uno dopo l’altro, i pilastri che sorreggono via Bellerio e che lo vedono sempre più solo ai comizi che fa in giro per la ormai non più sua Lombardia. Il primo tra tutti i pilastri a crollare è proprio quel richiamo all’onestà e alla trasparenza, quel sapore agrodolce di giustizialismo ingenuo che fu strumentalizzato da un partito che vent’anni fa poteva permettersi il lusso di sventolare il cappio in Parlamento, cavalcando l’onda un po’ naive di quanti hanno approfittato dell’antipolitica per ritagliarsi un piccolo spazio all’interno della politica stessa. Proprio come sta facendo oggi il comico dal retrogusto amaro Beppe Grillo, che da Palermo lancia paragoni tra il governo e la mafia.

Può sembrare un paradosso ma la strategia leghista dell’ultimo ventennio si è dimostrata a tutti gli effetti vincente, tanto che dalla nebbiosa Val Padana la strada per palazzo Chigi è sembrata sorprendentemente sgombra. Oggi però ci sarebbe un «complotto per far naufragare il sogno della Lega», come denuncia inghiottendo il senatùr. Bossi si muove agevolmente tra fantasia e realtà, dimenticando il verde curriculum di un Carroccio tutt’altro che onesto e trasparente nei confronti dei suoi elettori.

DAMNATIO MEMORIAEBossi dimentica tutti. Dimentica l’ex ministro della Giustizia Roberto Castelli, indagato per abuso d’ufficio a causa del suo piano di edilizia carceraria e salvato in corner dalla mancata autorizzazione a procedere del Senato. Bossi dimentica il presidente del consiglio regionale del Friuli, Edouard Ballaman, che usava l’auto blu come si fa da ragazzi con lo scooter, portando a spasso parenti e amici in giro per il Nord. Bossi oggi, soprattutto, dimentica la condanna per bancarotta fraudolenta all’allora presidente del Consiglio regionale del Veneto, Enrico Cavaliere, invischiato nella vicenda del villaggio-vacanze Skipper, in Croazia. Doveva essere il «paradiso di Bossi» e invece, stando al procuratore Paolo Luca che all’epoca si occupò delle indagini, «l’operazione era una modalità mascherata per finanziare il partito. In quel periodo la Lega – dice il procuratore – era in difficoltà a causa delle perdite della sua emittente televisiva e del giornale La Padania. Quest’iniziativa avrebbe consentito di disporre di liquidità e di realizzare un gran guadagno». Il senatùr dimentica infine Davide Boni, iscritto lo scorso marzo nel registro degli indagati della procura di Milano per corruzione nell’ambito di presunte tangenti e irregolarità nella realizzazione di alcuni centri commerciali. Un complesso di edifici che avrebbe fruttato alla Lega circa 1.000.000 di euro in tangenti. L’unico che ricorda Bossi oggi, in questa trafila di faccendieri inghiottiti dal verde magna-magna padano, è l’ex tesoriere Francesco Belsito, indagato per le ipotesi di reato di appropriazione indebita e truffa aggravata ai danni dello Stato nell’ambito dei finanziamenti pubblici percepiti dalla Lega come rimborsi elettorali.

Il senatùr vuole strumentalizzare Belsito come “pecora nera” della limpida combriccola di via Bellerio, ma non è una mossa politicamente conveniente:  i soldi di Belsito, stando alle indagini, sarebbero stati infatti utilizzati proprio dalla famiglia Bossi. «I nostri soldi li possiamo anche buttare dalla finestra, ma non abbiamo rubato alla gente», dice oggi Bossi, e se certo il garantismo deve essere sempre una priorità, è anche vero che un cielo coperto di nuvole non spinge certo ad andare in vacanza. A meno che qualcuno non abbia provveduto, chiaramente a tua insaputa, a comprarti già una casa.

Raffaele d’Ettorre

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Commenti all'articolo
  1. Bene, molto bene caro Riccardo .
    “Filippo”, “Giacomo”, “Pietro”, “Sandro”, “Bettino” e tantissimi altri ti abbraccerebbero per le tue parole.
    Affettuosamente, Attilio.

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