lunedì, 10 dicembre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

La ricerca, in Africa si muore di sete ma il continente nero “dorme su un letto ad acqua”
Pubblicato il 20-04-2012


L’acqua in Africa è il bene più prezioso. Il continente nero da sempre afflitto dalla piaga siccità, si ritrova invece a disporre di risorse idriche di gran lunga superiori a quelle finora stimate. Infatti, secondo una ricerca effettuata dal University College di Londra in collaborazione con l`Istituto britannico di Geologia, le riserve dei bacini sotterranei potrebbero contenere un volume d’acqua 100 volte maggiore di quello che sgorga in superficie. L’africa, insomma, dormirebbe su un letto d’acqua potabile.

PIU’ DEL 40% DEGLI AFRICANI SENZ’ACQUA – L’acqua è un bene di cui le popolazioni africane hanno urgentemente bisogno: secondo l’elaborazione dei dati pubblicati da AMREF nell’Africa Subsahariana l’accesso ad acqua pulita è un diritto umano fondamentale tuttora negato a più del 40% della popolazione. «Senz’acqua non c’è salute né sviluppo – spiega Tommy Simmons, direttore generale di AMREF Italia – I danni all’agricoltura sono incalcolabili, il bestiame muore, le lezioni a scuola non si possono svolgere regolarmente e saltano anche gli equilibri familiari, perché le donne sono costrette ad assentarsi per ore alla ricerca di acqua, lasciando incustoditi i figli».

COSA SI STA FACENDO – In Tanzania, Paese che occupa la 148esima posizione su un totale di 169 Paesi nella classifica relativa all’Indice di Sviluppo Umano elaborata dall’UNDP, AMREF undici anni fa ha avviato un progetto nel distretto di Mkuranga, a sud di Dar es Salaam, grazie al quale sono stati costruiti 132 pozzi di superficie e 45 di profondità oltre a 25 sistemi di raccolta dell’acqua piovana. Tra il 2000 e il 2006 il numero delle famiglie del distretto con accesso ad acqua pulita è balzato dal 25% fino a oltre l’85%. Sono stati inoltre addestrati almeno tre tecnici per ogni villaggio per assicurare il mantenimento delle fonti idriche. L’obiettivo è di garantire l’accesso ad acqua pulita ad almeno 125mila persone entro la fine di quest’anno. Dunque molto si può fare per queste zone impoverite, partendo proprio dalle potenzialità dei territori in questione.

I DATI DELLO STUDIO – Lo studio pubblicato sulla rivista Environmental Research Letters (ERL) risulta quindi rivoluzionario e al contempo parossistico: calcola con una certa precisione sia il quantitativo di acqua presente nelle falde sotterranee sia la distanza di queste dalla superficie. Paradossalmente «il più grande serbatoio di acqua dell’Africa si trova nel nord, nei grandi bacini di rocce sedimentarie della Libia, dell’Algeria e del Ciad», spiega Helen Bonsor, uno degli autori dello studio.

MORTI, MALATI O MALNUTRITI – La mancanza di acqua pulita e di servizi igienici adeguati costa ogni anno all’Africa Subsahariana il 5% del suo Pil ed è legata, direttamente o indirettamente, all’80% delle malattie. Difatti, nella regione più della metà dei posti letto ospedalieri sono occupati da pazienti affetti da malattie diarroiche, causate dall’utilizzo di acqua contaminata e dall’assenza di servizi igienici, con conseguenze fatali soprattutto per i bambini. Quelli con meno di cinque anni nati in un periodo di siccità hanno tra il 36 e il 50% di probabilità di essere malnutriti, mentre l’accesso ad acqua pulita riduce i tassi di mortalità infantile di oltre il 20%. Per questo AMREF da più di cinquant’anni promuove la costruzione di pozzi, cisterne, acquedotti e la protezione delle sorgenti, con la partecipazione attiva delle comunità locali e la costituzione di comitati tecnici incaricati di seguirne la realizzazione e la successiva manutenzione. Qualsiasi altro approccio che prescinda dal coinvolgimento delle comunità nella costruzione e poi nel controllo e nella gestione delle fonti d’acqua, infatti, è destinato al fallimento. Lo studio inglese quindi non fa altro che sottolineare un concetto di capitale importanza: questi Paesi hanno piene potenzialità per risorgere, basta metterli in condizione di poterlo fare.

Diletta Liberati

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Sergio Mattarella Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Nell’ambito della tutela delle risorse naturali, un modello di agricoltura sostenibile che integri l’agro sistema con l’ecosistema acquatico,gestito nella sua dimensione biologica,può essere una risposta concreta alle sfide imposte dai cambiamenti climatici e da un’antropizzazione sempre più invasiva. Eutrofizzazione,desertificazione,siccità, il riscaldamento del pianeta accelera i processi in corso e colpisce aree particolarmente fragili come l’Africa e l’Europa del Sud. I cambiamenti climatici imporranno nuovi sistemi di produzione agricola, in grado di proteggere l’ambiente e le potenzialità produttive delle risorse naturali utilizzate.
    http://www.agricolturadelleacque.it/

Lascia un commento