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Opinioni e commenti
 

La tendenza, i cervelli in fuga vanno tutti in Germania
Pubblicato il 07-04-2012


 

Una italiana che dal bresciano si sposta in Germania, lasciandosi alle spalle sia il precariato sia la pressione fiscale che la opprimeva in quanto autonoma. Si chiama Federica Sozzi, ha 33 anni e ora afferma quasi con stupore di lavorare meno ore, guadagnando di più e con un “posto fisso” di cui non si annoia: traduttrice di videogiochi. Così come un 25enne portoghese che, fresco di master, è andato a Darmstadt e ha trovato lo stage nel settore che voleva, e che a differenza di quanto accade in altri paesi, invece di essere semplicemente lavoro gratuito, in sei mesi si è trasformato in un contratto a tempo indeterminato. «Sicuramente sarebbe andata diversamente se fossi rimasto Portogallo», afferma Joao Vasco Lopes. Casi come questi si moltiplicano e la Germania sembra diventare il nuovo Eldorado del lavoro, almeno per i paesi della periferia dell’area euro bersagliati dalla crisi sui debiti pubblici.

IN FUGA DAI PIGS – Perché è sensibilmente aumentato il numero di persone che da Grecia, Italia, Spagna e Portogallo si trasferiscono in Germania in cerca di lavoro: un rialzo dell’1,7 per cento lo scorso anno secondo l’agenzia di statistica federale tedesca, Destatis, con 16.726 persone di cui 7.000 greci. Il grosso dei migranti continua a provenire dall’Europa centro orientale, ma in generale la Germania ha registrato il maggior aumento di ingressi da 15 anni a questa parte: un più 2,6 per cento pari a 177.275 persone, con cui il totale di immigrati ha raggiunto 6 milioni 930 mila.

GERMANIA ELDORADO – Il tutto mentre la linea intransigente pretesa da Berlino sull’austerità di bilancio, in cambio degli aiuti, è stata bersagliata di critiche, da chi ritiene che abbia contribuito ad aggravare la recessione economica dei paesi europei giù in difficoltà. C’è anche chi si è spinto a ipotizzare nuove ambizioni di dominio tedesco sull’Europa. Tesi però recentemente respinte dal politico che maggiormente rappresenta questa linea intransigente, il ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble. Chi deve stringere la cinghia cerca “un capro espiatorio”, ha detto in una intervista a Cbs. Quanto alle accuse di voler dominare gli altri: “la Germania ha cercato di falo in passato e non ha mai funzionato: oggi nessuno lo vuole fare”.Non che la Germania sia un paradiso per tutti. L’avvocatessa 44enne di Madrid Elena Nunez-Arenas afferma di esser passata dalle stelle alle stalle nel suo paese a causa della “trappola delle sovraqualifiche”. Aveva una cugina a Francoforte, il polo della finanza tedesco, che ha finto per convincerla a trasferirsi, dicendole che era certo che avrebbe trovato lavoro. L’ha trovato: solo che è da lavapiatti part time all’aeroporto, a 8 euro l’ora. Perché per esercitare la professione forense dovrebbe prima superare un esame di tedesco che ancora è fuori dalla sua portata. “A queste cifre tanto valeva restare in Spagna. Mi do ancora un mese – afferma – se non trovo niente torno”.

DISOCCUPAZIONE DILAGANTE – Solo che tornerà nel Paese con il più elevato tasso di disoccupazione non solo in Europa, ma di tutta l’area Ocse: un 23,6 per cento. Inseguita da vicino dalla Grecia, dove la disoccupazione ha raggiunto il 21 per cento, terzo è il Portogallo con un 15 per cento, e a seguire l’Irlanda con un 14,7 per cento. L’Italia si piazza meglio in questo caso, al 14esimo posto su 27 paesi Ue con una disoccupazione al 9,3 per cento. All’opposto il livello di disoccupazione più basso si registra in Austria, 4,2 per cento, seguita dall’Olanda (4,9%), il Lussemburgo (5,2%) e la Germania, prima economia dell’area euro dove la disoccupazione è al 5,7 per cento. Intanto in generale nell’area euro il mercato del lavoro continua a riservare sviluppi allarmanti. A febbraio Eurostat ha registrato 17 milioni 134 mila disoccupati, un nuovo massimo nelle serie storiche, un incremento di 162 mila disoccupati rispetto al mese precedente e di 1 milione 476 mila rispetto al febbraio di un anno fa. Il tasso di disoccupazione ha a sua volta stabilito un nuovo primato negativo al 10,8 per cento. E così, ancor prima che per gli extracomunitari, il fenomeno delle migrazioni in cerca di lavoro coinvolge i concittadini Ue, dai paesi più in affanno verso quelli messi meglio.

FUTURO INCERTO – Solo che questi trasferimenti rischiano di peggiorare situazioni già difficili. Perché beneficiano alla Germania, dove la popolazione sta invecchiando e gli ingressi di manodopera qualificata consentono di coprire posizioni in settori che ne hanno necessità, dagli ingegneri ai tecnici sanitari, al comparto turistico. Ma parallelamente impoveriranno i paesi ad elevata disoccupazione, che a loro volta hanno il problema demografico. In più in quegli Stati dove l’assistenza sociale viene di fatto demandata alla famiglia, difficilmente è proponibile il cliché di dire ai disoccupati di trasferirsi all’estero, quando magari hanno parenti a cui dare assistenza.

Lucio Filipponio

 

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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