venerdì, 22 giugno 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Le mamme assassine di Maternity Blues in lotta contro il ‘male oscuro’
Pubblicato il 23-04-2012


“Ma voi, di grazia, non vogliate sdegnarvi: ogni creatura ha bisogno dell’aiuto degli altri”. È il ritornello della Poesia Dell’Infanticida di Bertold Brecht. Potrebbe essere anche un giusto accompagnamento del film Maternity Blues di Fabrizio Cattani, distribuito da Fandango e nelle sale a partire dal prossimo venerdì 27 aprile. Il protagonista non è l’infanticidio, non è il senso di colpa che interessa le mamme omicide bensì il perdono e l’accettazione del delitto, nella maggior parte dei casi irraggiungibile.

 

QUALITA’ A BASSO COSTO – Il luogo è una clinica psichiatrica, con le sue stanze e i suoi corridoi, dove l’unico vero punto in comune delle madri sotto osservazione è la colpa. Ma a volte e per fortuna il budget non fa la qualità dell’opera. Questo film ne è una prova lampante: girata con pochissimi soldi e senza un cast ‘stellare’ (Chiara Marteggiani, Marina Pennafina, Monica Birladeanu, Daniele Pecci, Andrea Osvart), la pellicola ha strappato 15 minuti di applausi al Festival del Cinema di Venezia.

MAMME DIVERSE MA STESSO SENSO DI COLPA – Nell’ospedale si incontrano quattro donne, ognuna con la propria storia alle spalle, con ciò che rimane di rapporti familiari complessi e una grande sofferenza interiore, con la quale vivere sarà sempre più difficile. Le protagoniste sono molto diverse: c’è Rina, la più giovane, una ragazza-madre che, come in uno stato di trance, ha affogato la piccola figlia in una vasca da bagno. C’è Vincenza, una donna molto credente la quale, seguendo un intenso percorso religioso, proverà a perdonarsi, senza però riuscirci. Poi c’è Eloisa, all’apparenza molto sicura ma che lascia intendere una personalità tra le più fragili. Infine c’è Clara, dal carattere docile, che oltre a dover perdonare se stessa, si rassegna alla nuova vita che il marito si è ritagliato in Toscana. Da un lato è raccontato il dramma del gesto omicida, che quasi sempre rimane senza una spiegazione, dall’altro è descritta la complessa situazione emotiva delle mamme che, in più, si trovano a convivere con chi ha messo in atto la stessa tragedia, come fossero delle dannate in un girone dell’Inferno dantesco.

L’INIZIATIVA, INCONTRI E DIBATTITI APERTI – Il blues è una melodia triste, come purtroppo, a volte, può esserlo la maternità, soprattutto se si scivola nella depressione post-partum, nell’abbandono da parte del coniuge, degli affetti o del proprio lavoro. La presentazione della pellicola si accompagna a una serie di incontri e dibattiti, in molte città italiane, dal titolo Quando una madre uccide. L’intento di questo doppio impegno, frutto di una collaborazione del regista Fabrizio Cattani con la Onlus Intervita, è proprio quello di “dare voce ad un tema di cui poco si parla”, o di cui si parla in maniera inappropriata. In effetti spesso è solo una realtà macabra e misteriosa che si trova a colmare le prime pagine di cronaca nera. È doveroso ricordare, quindi, quanto l’infanticidio sia solo la punta dell’iceberg di un disturbo di cui soffrono moltissime donne, e nei confronti del quale è giusto spezzare la gabbia di silenzio per aiutare chi ne è intrappola.

IL CASO FRANZONI E LA DISTORSIONE DEI MEDIAMaternity Blues è tratto dal libro From Medea di Grazia Varesini, edito da Sironi editore. L’autrice dichiara di aver scritto il libro nel 2002 irritata dal comportamento dei media nei confronti del caso di Annamaria Franzoni, dal quale emergeva un ritratto della maternità sbagliato e semplicistico: «non è una cosa all’acqua di rose. Per me, insomma, la storia di questo tipo di donne, e’ una storia di solitudini». E di solitudine si parla, in Maternity Blues. Concludendo con le parole di Brecht: “Voi, che partorite comode in un letto e il vostro grembo gravido chiamate ‘benedetto’, contro i deboli e i reietti non scagliate l’anatema. Fu grave il suo peccato, ma grande la sua pena. Di grazia, quindi, non vogliate sdegnarvi: ogni creatura ha bisogno dell’aiuto degli altri.”

 

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi siria UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. QUESTO ARTICOLO HA SOTTOLINEATO CON MAGISTRALE CAPACITA’ COMUNICATIVA E DIALETTICA, UNA REALTA’ ALLA QUALE OGNI DONNA DOVREBBE ACCOSTARSI PER NON LASCIARE NELLA PRIMORDIALE SOLITUDINE, LE ALTRE DONNE.

Lascia un commento