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Opinioni e commenti
 

L’Italia di Ballarò festeggia 10 anni di tv e del Paese che cambia
Pubblicato il 26-04-2012


A Ballarò la quotidianità diventa politica, e Terranera disegna le minime cose, perché è lì che è più probabile trovare il vero. Scrive Giovanni Floris a commento del volume che celebra i primi dieci anni del noto talk show di Rai 3 attraverso i disegni animati che ogni settimana introducono una delle più celebri piazze mediatiche del Paese. E se l’Italia raccontata da Floris è la Politica con la P maiuscola e i suoi mal di pancia, sociale con la crisi che non molla la presa, lavoro con i cassintegrati arroccati sulle loro posizioni e sul tetto di una fabbrica che sta per chiudere i battenti, allora non c’è niente di meglio della personale di Lorenzo Terranera per rivedere questo in un sol colpo d’occhio. Come una lunga carrellata sull’Italia che cambia, un flash back dal sapore agrodolce ma mai in bianco e nero.

100 ACRILICI E 400 AQUERELLI – Sì perché la cifra distintiva delle 100 tavole ad acrilico su legno e dei 400 acquerelli, in mostra nello Spazio 88 di via dei Cappellari a Roma dal 9 maggio, sono i colori pastello che bene raccontano l’Italia e le sue passioni, il tratto sicuro a riscrivere le mille verità del Paese attraverso la metafora della favola. Altro che tabula rasa, le opere di Terranera spiccano il volo con la fantasia che può avere solo chi non ha dimenticato cosa significa essere bambino, cosa si prova a sognare ad occhi aperti, quanto si ride a capovolgere la realtà senza cedere a facili mistificazioni. Intitolata “L’Italia di Ballarò”, l’esposizione ci ricorda quanto il Paese sia cambiato e con esso anche noi attraverso le vicende politiche, economiche e sociali nostrane. Vicende che il popolare talk ha raccontato in dieci anni di dibattito dentro e fuori il piccolo schermo.

DALLE TAVOLE DISEGNATE ALLA TV E RITORNO – Dalle tavole disegnate alla tv, i colori non sbiadiscono e le storie sono sempre vive nella memoria. La mostra è anche questo. Un sofisticato parallelismo di piani alternati, di realtà filtrata dalla tela e dal maggior medium generalista. E lo spettatore/visitatore della mostra è lì che scorre immagine dopo immagine un libro che un po’ affascina e un po’ spaventa perché, in fondo, è lui stesso ritratto alla parete. Puntata dopo puntata, le illustrazioni di Terranova hanno introdotto l’argomento della settimana, prima su un muro trasportato e rimontato in studio, poi sugli schermi digitali attraverso la tecnica dello stop-motion (con la stessa tecnica, nel 2009, l’artista si è aggiudicato il Nastro d’Argento per il cortometraggio d’animazione “Sputnik 5”). Spontanei e attenti ai piccoli dettagli, i suoi disegni raccontano le vicende politiche e giudiziarie, la crisi dell’euro, le alterne vicende dello spread, ma soprattutto la vita di tutti i giorni. E se anche l’arte può essere un terreno fertile sul quale testare la democrazia del nostro Paese, la vicenda dell’artista in mostra la dice lunga lanciando segnali confortanti.

FLORIS E LA DEMOCRATIA DELL’ARTE – “E dieci anni fa – racconta Floris nella presentazione del volume dedicato alla mostra – Terranera ha pensato semplicemente di portare i suoi disegni ad una trasmissione della Rai che nasceva in quel momento. Senza cedere alla convinzione comune che tutto, a viale Mazzini, sia nelle mani dei raccomandati e dei potenti di turno. Ci ha provato, ed ha fatto bene: il suo lavoro ci è piaciuto, e lo abbiamo chiamato”. E per quei bambini che non hanno smesso di sognare e desiderano imparare a fare i cartoni animati, sono previsti a laboratori di animazione e illustrazione in stop-motion. Perché la fantasia è spesso più cruda e avvincente di qualunque realtà.

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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