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Opinioni e commenti
 

Maria di Nazareth, lo story editor: «Vince il perdono che viene da una donna»
Pubblicato il 04-04-2012


Maria di Nazareth. La fiction in due puntate di Rai Uno ha vinto la gara degli ascolti : 8.369.000 spettatori e il 29.50% di share. Un grande risultato commentato in una nota  Del Noce, Direttore di Rai Fiction, che ha sottolineato la difficoltà della sfida di «raccontare la vita di Maria rimanendo fedeli al Vangelo che si è tradotto però in un prodotto di alta qualità nel pieno rispetto dello spirito del servizio pubblico. Dopo questa miniserie – prosegue – sarà opportuno fare delle valutazioni generali sulle tematiche, sulle epoche storiche e sui contenuti delle fiction prodotte dalla Rai. Maria di Nazareth dimostra che non conta l’epoca storica e il soggetto, ma come viene pensato, costruito e prodotto». La storia riproposta nel periodo pasquale, il più importante per il credente narra la vita di Gesù, dall’Annunciazione alla Resurrezione, dal punto di vista femminile e al contempo reca un messaggio fondamentale quello «del perdono espresso tramite la donna». Con queste parole descrive il fine e il successo dello sceneggiato Giovanni Capetta, Story Editor della casa di produzione Lux Vide.

8 milioni di spettatori per Maria Di Nazareth, quale il segreto di questo successo?

Non parlerei di segreto quanto di un ottimo risultato dovuto a un’aspettativa popolare molto forte, sia da parte dei cristiani che cercavano un riscontro con la propria fede, sia da parte dei non credenti comunque incuriositi da queste tematiche, sicuro spunto di riflessione. Il risultato è stato ancora più vincente se si pensa che la concorrenza era davvero agguerrita: lo scontro diretto con ‘The Passion’ su la7, ma anche con la partita e l’ultima puntata del Grande Frantello.

Una grande sfida di palinsesti

Sicuramente una sfida non semplice: raccontare la figura di Maria da un punto di vista privilegiato, quello femminile. Inoltre dovevamo collegare alcuni elementi del Vangelo a un racconto più ampio, da qui la necessità di inserire elementi di invenzione quale quello dell’amicizia con la Maddalena.

Un parallelismo tra due donne diverse?

L’inserimento dell’amicizia tra Maria e la Maddalena oltre che strumentale al racconto è servito proprio a mettere in risalto il percorso della Maddalena, percorso che chiunque è chiamato a fare. Quindi una donna che nonostante gli errori, riesce grazie all’amicizia con Maria, che da sempre aveva detto ’sì’, a ritrovare la verità di se stessa, scoprendo Gesù e la salvezza. Questa figura di donna è inoltre messa a diretto confronto con il personaggio forte di Erodiade, che rappresenta il male.

La vita di Gesù  dal punto di vista femminile, questo il valore aggiunto ad una storia  cinematograficamente conosciuta?

Qualcuno ha criticato l’eccessiva attualizzazione rispetto alla seduzione del potere nel palazzo di Erode. Gli studi che abbiamo fatto ci hanno confermato che non abbiamo ceduto a nessun eccesso, ma che i giochi di potere all’interno delle corti dell’epoca non erano meno cruenti di quelli attuali, anzi le efferatezze erano anche peggiori e all’ordine del giorno. Dunque niente di nuovo, la seduzione del male è resa attuale perché letta dal punto di vista femminile. Da uomo le posso dire che oggi è sperimentabile quanto le donne siano protagoniste nel rivendicare ruoli che ricoprono, ma che troppo spesso non gli vengono riconosciuti.

Ci racconti qualche aneddoto avvenuto sul set?

E’ stato interessante girare il film in Tunisia con una troupe internazionale. Nonostante i confort degli hotel è stato un lavoro davvero complesso portato avanti a ritmi sostenutissimi, soprattutto nei frequenti spostamenti. Per girare la scena nella grotta siamo rimasti lì due notti consecutive e sono stati dei momenti davvero emozionanti. Girare con i bambini piccoli è molto difficile, ma siamo stati agevolati prendendo come baby attore un bimbo del posto, che la madre ci ha affidato tranquillamente. Nella scena in cui c’è la presentazione ai pastori, simbolo che Gesù non è mai stato dei genitori, ma del mondo intero, c’è stato un attimo di panico: eravamo su una pensilina in 20 persone ad osservare la scena e non sapevamo che fine avrebbe fatto il bimbo nelle mani di quelle comparse, poi tutto è andato per il meglio, ma l’aiuto regista ha dovuto prendere qualche camomilla! E’ stato comunque un momento emozionante, soprattutto quando il bimbo ha sorriso da solo magicamente: è sempre difficile far sorridere i bambini.

Prossimi lavori in vista?

Tanti progetti, innanzitutto continua la collaborazione con l’instancabile Terence Hill, a breve il seguito di ‘A un passo dal cielo’. Poi sempre con la Lux stiamo sviluppando un progetto su Anna Karenina; quando si hanno alle spalle tante riproduzioni cinematografiche la sfida è maggiore, il confronto è inevitabile, c’è un immaginario da superare. Comunque il lavoro non manca fortunatamente.

Diletta Liberati

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Commenti all'articolo
  1. Intervista interessante su una fiction religiosa intensa che ha conquistato molti. Apprezzata la competenza e simpatia dello story editor che svela curiosità del back stage, di solito conosciute solo dagli addetti ai lavori.

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