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Opinioni e commenti
 

Maroni contro tutti, a gennaio il ‘Cerchio magico’ provò a farmi fuori
Pubblicato il 10-04-2012


Con quel sapore agrodolce che solo una vittoria a posteriori può dare, Roberto Maroni, l’anti-eroe per eccellenza della Lega Nord si toglie qualche sassolino dalle scarpe e spara a zero sui falchi del ‘Cerchio magico’. A Bossi «dicevano cose non vere su di me, sulla Lega, sui soldi, e lui ci ha creduto in buona fede  lega perché, se ti fidi di qualcuno, gli credi. Negli ultimi mesi il nostro rapporto era teso anche perché cercavo di metterlo in guardia, gli dicevo che non era come gliela raccontavano. Ma lui non mi ha dato ascolto, pensava ce l’avessi con loro. Era un gruppo di persone che Umberto aveva intorno, molto vicine, e che a gennaio hanno cercato di farmi fuori. Non ci sono riuscite. Oggi lui ha capito che avevo ragione io e torto gli altri». Così Roberto Maroni parlando senza mai nominarlo di quel ‘Cerchio magico’ che negli ultimi anni ha fatto di tutto per boicottare la sua antica amicizia con il leader del Carroccio. «Sì», a Bossi avevo detto qualcosa su Renzo, spiega Maroni, «c’erano già stati episodi che dovevano metterlo in allarme. Non gravi come quello che sta venendo fuori, ma i segnali c’erano».

ICTUS E FIGLI IN POLITICA – Parlando del cambiamento che l’ictus del 2004 ha provocato in Bossi, l’ex ministro aggiunge: «Aveva sempre tenuto separato il partito da parenti e amici. E se ora dice: ‘Ai ragazzi dovevo preferire la Lega’, vuol dire che si e’ reso conto dell’errore». Lei e’ d’accordo? «Assolutamente. Io ho tre figli che non fanno e non faranno mai politica. Mia figlia e’ un’insegnante elementare precaria, è una sua scelta. Gli altri due studiano ancora. E tenerli lontano dai riflettori, per me, e’ una priorità». Umberto Bossi «l’ho conosciuto anche prima della seconda moglie (Manuela Marrone, ndr). Più che amico, un fratello maggiore». Continua Roberto Maroni che alla domanda su come s’immagina la Lega senza Bossi, spiega che «Bossi resta, farà il presidente, non ha alcuna intenzione di mollare. Certo c’e’ bisogno di un ricambio generazionale: per fortuna abbiamo tanti giovani in gamba, la futura classe dirigente del partito». C’e’ posto, tra loro, per Renzo il Trota? «Forse non ci siamo capiti. Io parlo di quarantenni con vent’anni di Lega alle spalle, esperienza di amministrazione, equilibrio, maturità: i Tosi, i Cota, gli Zaia».

AVANTI IL PROSSIMO – Renzo Bossi questa mattina al Pirellone ha formalizzato le sue dimissioni al capogruppo del Carroccio in Regione, Stefano Galli. Intanto, nella sede federale della Lega Nord, e’ in corso la prima riunione del comitato amministrativo, guidato dal nuovo tesoriere Stefano Stefani e da i triumviri Roberto Maroni, Roberto Calderoli e Manuela Dal Lago. Dopo il passo indietro del figlio di Bossi, dalla base leghista però si fanno sempre più forti le pressioni sulla vicepresidente del Senato, Rosy Mauro. E per Maroni le dimissioni di Renzo Bossi sono solo il «primo atto delle pulizie di primavera, ma non basta di certo». L’ex ministro dell’Interno scrive su Facebook: «adesso avanti tutta!».

CANTON SI DIMETTE  – Intanto cade un’altra testa del partito. Il segretario provinciale della Lega Nord di Varese, Maurilio Canton, ha presentato le sue dimissioni alla segreteria della Lega. Nei giorni scorsi, dopo lo scandalo giudiziario che ha colpito il Carroccio, contro Canton era stata presentata dai maroniani una richiesta di sfiducia. Ora, a poche ore dalla festa dell’orgoglio leghista Canton ha deciso di dimettersi prima del voto di sfiducia da parte del direttivo provinciale di Varese.

ALTRI TRE POSSIBILI INDAGATI  – In Procura a Milano, si starebbero esaminando anche le posizioni di altre persone per una eventuale iscrizione nel registro degli indagati nell’inchiesta con al centro l’ex tesoriere della Lega Francesco Belsito accusato di appropriazione indebita e truffa ai danni dello Stato per la sottrazione di fondi pubblici dalle casse del partito. Da quanto si e’ potuto capire, inoltre, già questa mattina i titolari dell’inchiesta si sono incontrati per valutare i primi riscontri sulle posizioni di coloro che avrebbero utilizzato per spese personali i soldi del Carroccio. Inoltre gli inquirenti e gli investigatori stanno cercando di capire se ci fossero o meno fondi neri nelle casse del movimento come risulta al momento solo dalle intercettazioni. Inoltre, da quel che e’ filtrato, nella cartella Family sequestrata in un ufficio distaccato della Lega a Roma ci sarebbero sia copia ma anche originali delle spese personali a favore di Umberto Bossi, dei familiari e delle altre persone citate nelle conversazioni intercettate. Infine, da quanto si e’ saputo, il procuratore della Repubblica di Milano Edmondo Bruti Liberati avrebbe disposto di non fare più interrogatori al terzo piano del palazzo di giustizia ma in un luogo più ‘riservato’ e non sotto i riflettori della stampa.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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