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Opinioni e commenti
 

Massimo Wertmuller: «Sto col teatro Valle. Ma che nessuno pensi di farne ‘cosa’ propria»
Pubblicato il 15-04-2012


Cuore pulsante e vivo della Roma dei sampietrini e della Cultura con la C maiuscola. Il Teatro Valle: occupato dal 14 giugno 2011 perché “e’ l’ennesimo bene pubblico dismesso senza un progetto trasparente e partecipato e gestito secondo logiche privatistiche”, si legge a chiare lettere sul sito ufficiale del teatro occupato. Valle verde? Mica tanto se si assaggiano quegli appetitosi panini con la porchetta serviti al banchetto centrale, tra quello delle informazioni e quello delle sottoscrizioni, a disegnare una quinta degna del miglior scenografo militante. Ma se si ha la curiosità di fare qualche passo oltre il foyer, lungo il corridoio fino ad ammirare la platea allora si rischia di incontrare la rivoluzione, un mare rosso di poltroncine affollate di gente felice di potersi godere la magia del teatro, il lavoro fatto sopra e sotto il palco e il gesto rivoluzionario e un po’ fuori moda di occupare.

IL FASCINO DELLA RIVOLUZIONE – E’ la stessa magia che leggi negli occhi di Massimo Wertmuller attore di talento e piglio critico, quando dice in esclusiva all’Avanti! Online: «Mi affascina l’idea romantica che delle persone si approprino di un ente pubblico, salvando un teatro storico che avrebbe rischiato di diventare tutt’altro, per farne un bene comune nuovamente fruibile. Di solito ci si lamenta ma poi non si fa nulla». Luogo di importanza storica per la città di Roma, il Valle stava rischiando, a seguito della soppressione dell’Eti (Ente teatrale italiano) derubricato ad “ente inutile”, di venire affidato a privati che ne avrebbero potuto tradire l’identità. Le voci ventilate parlavano dell’idea di farne un ristorante chic o simili.

L’ETI E LE INGERENZE POLITICHE – «Altro che ente inutile, l’Eti – incalza Wertmuller – aveva il merito di fungere da network delle migliori realtà teatrali italiane. Semmai ha scontato un’ingerenza eccessiva della politica nella scelta delle cariche e nella gestione di milioni di euro». Parole amare da chi calpesta le tavole del palcoscenico da tutta una vita, Massimo Wertmuller è con loro, si congratula con i colleghi occupanti e si informa sul da farsi. Nel lungo tira e molla tra Mibac, Comune e occupanti, l’assessore Gasperini ha voluto rassicurare gli animi rispondendo che il teatro passerà transitoriamente alla gestione di Roma Capitale in attesa di un bando pubblico. Risposta che per gli occupanti non è stata sufficiente.

E SE IL VALLE DIVENTASSE UNA FONDAZIONE – Le loro critiche puntano il dito sul fatto che non sia stato presentato alcun progetto artistico, né risulterebbero garanzie sulla copertura economica e neppure sarebbero “chiari” i criteri di selezione del bando e i principi etici che lo ispirano. E allora perché non rilanciare l’idea, presentata a quattro mesi dall’occupazione, di fare dello stabile una fondazione, la Fondazione Teatro Valle Bene Comune, con tanto di statuto e gestirla magari stabilendo un direttore artistico a rotazione.

QUI SI RISCHIA UNA SCONFITTA – Ma se qua finiscono le speranze, un passo più avanti cominciano i dubbi. Di Massimo Wertmuller soprattutto che confessa con l’amarezza negli occhi: «Sarebbe stato meglio se fosse stata “insieme e d’accordo” ma non si sarebbe chiamata rivoluzione. Tutto quello che ne viene di collaterale e che non vorremmo vedere è lo scotto da pagare. Mi dispiacerebbe se tutto finisse nel nulla. O peggio in una sconfitta, che potrebbe essere in due casi: se il teatro finisse nelle mani di chi, in barba alla tradizione secolare dello stabile, ci ospitasse spettacoli animati da ballerine mezze nude oppure se tra i manifestanti emergesse un celato interesse personalistico dell’occupazione, se in qualcuno prevalesse la ricerca di un tornaconto individuale magari pensando in futuro di utilizzare il Valle come palcoscenico personale. Allora sarebbe un fallimento».

WERTMULLER E L’IDEA SOCIALISTA – Parola d’ordine: invertire la rotta alla deriva che la cultura sta prendendo in Italia. Ne è convinto Wertmuller che ricorda a pochi giorni dalla scomparsa il valore della lezione di Antonio Ghirelli specchio di un mondo meritocratico e genuino che dovremmo riscoprire. «Dai Ghirelli ai Rosi ai La Capria siamo passati ad un imbarbarimento generale che ha stravolto il gusto, la tv e l’uso sfrenato e distorto del danaro. Sono tutte pressioni esterne che ci stanno rovinando. Non dovremmo meravigliarci poi se tanta gente s’ammazza. Dobbiamo riscoprire la forza rivoluzionaria dell’idea socialista, quella politica che rimetta al centro le persone e lo Stato al servizio della comunità. Il denaro dovrebbe tornare ad essere mezzo e non ragione di vita. In fondo sono un romantico e penso che se tutti ci accontentassimo di un tramonto vivremmo sicuramente meglio».

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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