martedì, 24 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Musica indipendente: un party o un funerale?
Pubblicato il 27-04-2012


Pochi giorni fa si è festeggiato il Record Store Day. Nata nel 2007 nel cuore degli Usa l’iniziativa che celebra la musica delle etichette e dei negozi indipendenti a suon di chitarre e batterie ha fatto breccia anche nel cuore di tantissimi appassionati di casa nostra. Ed eravamo in tanti noi giovani ad affollare i punti vendita coinvolti nell’evento. A scambiarci dischi, rarità, passioni e opinioni spesso diverse sulla pirateria, sul costo dei cd che non smette di crescere, sul negozietto più fornito e quello da evitare, sul futuro della musica e sulle tendenze da tener d’occhio. Ma facciamo un passo indietro e diciamo subito che il Record Store Day è stato un evento internazionale. A fare l’ambasciatore, quest’anno, è stato Iggy Pop, che lo stesso giorno ha festeggiato il suo compleanno allo Sweat Records Store di Miami. Niente sesso droga e rock and roll ma vendite esclusive, come quella a scopo benefico di 500 anteprime mondiali dell’ultimo singolo di Norah Jones, rassegne per chi non può fare a meno del ‘grande disco nero’ (il vinile) e il debutto di varie rock band. Alla giornata clou degli amanti della musica non commerciale, non potevano mancare all’appello artisti del calibro di Roger Taylor dei Queen, che ha messo a disposizione per un contest un tamburo autografato.

ARTISTA INDIPENDENTE O ALIENO? – Per capire davvero l’essenza di questa manifestazione e il perché riguardi alcuni di noi da vicino, dobbiamo chiarire chi è l’artista indipendente. È un musicista sempre più giovane le cui opere, volente o nolente, non sono distribuite in larga scala, che non è prodotto da colossi discografici, che non compare in gigantesche catene di Media-Store e soprattutto che fa un certo tipo di musica: quella che con tutta probabilità non piace alla maggior parte del pubblico. Qui interviene l’etichetta autonoma, che lo promuove su piccola scala, a volte minuscola. Il meccanismo sembra semplice, ma presenta delle difficoltà. Proprio queste difficoltà hanno stimolato la creazione di un evento simile, che permette di tornare, almeno per un giorno, a gettare uno sguardo nei piccoli esercizi commerciali autonomi.

IN ITALIA INDIPENDENTE VS INDIE ROCK – In Italia hanno aderito parecchi negozi e molti artisti. Un esempio di partecipazione alla giornata è stato il lancio ufficiale in 50 negozi italiani del vinile split “I Cani non sono i pinguini non sono i cani”, frutto del sodalizio discografico e zoologico tra lE band I Cani e i Gazebo Penguins e delle rispettive etichette: la 42 Records e la To Lose La Track, che hanno partecipato alla giornata insieme a altre colleghe “che ancora resistono”, come si legge sul sito della collaborazione. E il punto è proprio questo: sopravvivere. Le difficoltà affrontate da una piccola casa discografica o da uno store indipendente, sono molte. In primis c’è un dato di fatto: l’indie rock va di moda e piacendo molto al grande pubblico è spesso distribuito nei giganteschi Media-Store sottoforma di prestigiose produzioni di gruppi glamour con hit orecchiabili, diventando così una concorrenza imbattibile. Il secondo problema è la circolazione illegale della musica sia online che non, e questo dipende da un’ulteriore questione: quella dei prezzi sempre più alti dei CD.

PER LA QUALITA’ C’E’ ANCORA SPERANZA – Il Record Store Day è solo la ciliegina sulla torta del declino del commercio musicale che si sta concretizzando nella disaffezione crescente del pubblico nei confronti del CD in generale e del negozio indipendente. La manifestazione si è posta come un vivace interruttore creato appositamente per riattivare il mercato delle etichette autonome che, occupandosi di artisti perlopiù esordienti e giovani in piccola/media scala, raccolgono ciò che rimane tagliato fuori. Se per il 2012 Iggy Pop ha spento le sue 65 candeline, ci auguriamo che, per il prossimo anno, non venga suonato un aggressivo e metallico canto del cigno della musica indipendente.

 Vittoria de Petra
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