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Opinioni e commenti
 

Nato: via libera a scudo missilistico in Europa. Torna l’incubo della ‘Guerra fredda’
Pubblicato il 19-04-2012


Echi da Cortina di Ferro a margine del prossimo vertice della Nato, che si terrà a Chicago il 20 e 21 maggio: l’Alleanza Atlantica annuncerà infatti il via libera per la creazione di uno scudo anti-missilistico provvisorio in Europa. A darne conferma è lo stesso segretario generale della nato, Anders Fogh Rasmusseno. «A soli 16 mesi – dice Rasmussen – dalla decisione storica presa a Lisbona di sviluppare una struttura in grado di proteggere le popolazioni, i territori e le forze Nato dalla minaccia missilistica, a Chicago la nostra ambizione è di dichiarare una capacità preliminare di difesa antimissilistica». Il segretario ha inoltre anticipato che «siamo tutti determinati affinché ciò avvenga. Sarà un primo passo, ma molto concreto».
AMICI E NEMICI  – L’annuncio di Rasmussen non è stato ben accolto dai vertici di Mosca, dove viene considerato un “atto ostile”. Dopo l’accordo di Lisbona, le relazioni con il Cremlino sono andate peggiorando, rievocando gli spettri di un quarantennio “freddo” il cui retaggio internazionale non è stato ancora del tutto smaltito. I toni si sono accesi ancora di più a margine dell’ultima campagna elettorale per le presidenziali a Mosca, e sembra improbabile che il presidente russo Vladimir Putin possa prendere parte al vertice di Chicago. L’Alleanza tuttavia non sembra preoccupata ed è anzi fermamente intenzionata a proseguire nei lavori per la costruzione dello scudo. La Nato giustifica l’opera additando alcune necessità contingenti: sarebbero infatti più di trenta i Paesi che rappresentano una minaccia per l’Alleanza, in quanto “portatori sani” di missili ostili. Rasmussen non fa nomi ma l’inizio, oggi, dei test per missili intercontinentali in India sembra essere molto più di una semplice coincidenza. «Non consideriamo l’India una minaccia per gli alleati Nato o per i territori dei paesi Nato», ha precisato Rasmussen, aggiungendo tuttavia che esiste «una reale minaccia missilistica» verso uno dei paesi membri del Patto Atlantico. Non vengono fatti i nomi dei “cattivi” ma, oltre al neonato problema indiano, l’ombra di Teheran pesa ancora come un macigno sull’intero scacchiere orientale. Il centro nevralgico dello scudo sarà ospitato dal noto centro di controllo aereo dell’Alleanza a Ramstein, in Germania e costituirà un vero e proprio “ombrello” utile a difendere territorio e popolazione di 28 alleati Nato.

INVESTIMENTI A LUNGO TERMINE – «È stato preventivato che i costi per un esercito afgano sostenibile a lungo termine si aggireranno intorno ai quattro miliardi di dollari l’anno», ha dichiarato il segretario Rasmussen, affermando contemporaneamente la necessità di continuare a finanziare l’esercito afgano e la polizia dopo il ritiro delle truppe Nato, previsto per la fine del 2014. «Per questo – ha sottolineato il segretario generale della Nato – esorto gli alleati e i partner a impegnarsi per finanziare le forze di sicurezza afgane». Rasmussen si rivolge agli alleati riuniti a Bruxelles per la ministeriale Esteri e Difesa dell’Alleanza atlantica, e le sue intenzioni sono chiare: responsabilizzare le forze locali in merito ad equilibri che tuttavia sono ancora di competenza internazionale.  Pur tagliando il numero di unità da 352mila alle 250mila previste per la fine del 2014, il costo rimane ancora alto: 4 miliardi di dollari l’anno sono un investimento eccessivo per reggere il retaggio di una guerra, quella afgana, che forse non è mai stata di competenza del blocco atlantico.

Raffaele d’Ettorre

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