martedì, 16 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Intervista ai Paradisi Artificiali, il gruppo underground che sta spopolando nella Capitale
Pubblicato il 23-04-2012


In Italia c’è una vasta offerta di band giovanili valide che vorrebbero fare della propria passione per la musica un mestiere, ma che si scontrano puntualmente con un mercato in forte cambiamento e una mentalità clientelare che non fa sconti neanche ai menestrelli più navigati. Tra le diverse proposte che Roma ci offre nel panorama dei gruppi giovanili emergenti ho scelto di raccontarvi l’esperienza dei Paradisi Artificiali, gruppo rock underground formato da quattro ragazzi: Gianluca Zanella (basso e voce), Marco Curti (chitarra), Simone (batterista) e Daniele Focarelli (chitarra), che si distinguono nel panorama musicale romano per la scelta di scrivere testi rigorosamente in italiano. Gianluca Trezza, basso e voce del gruppo, ci ha raccontato la loro esperienza.

 

La domanda sorge spontanea, perché il nome i Paradisi Artificiali?

Il gruppo è nato nel 2009: all’epoca ero totalmente immerso nella poesia francese e Baudelaire era il mio autore preferito. I Paradisi Artificiali (Les Paradis artificiels) è il titolo di una delle opere più celebri di Baudelaire, un saggio sugli effetti delle droghe, mi sembrava un nome interessante sopratutto per il fraintendimento che può generare. Il riferimento alle droghe è l’interpretazione più immediata, ma in realtà dietro c’è ben altro, con questo nome volevamo intendere anche il mondo che ognuno di noi si crea quotidianamente e il  procedimento artistico vero e proprio che noi gruppi utilizziamo per scrivere una canzone.

Come componete i vostri pezzi?

Le canzoni sono scritte prevalentemente da me. Non c’è un metodo con cui compongo. A volte ci sono mesi in cui provo a mettermi a tavolino e non riesco a scrivere neanche una riga! Altre invece in cui riesco a comporre un intera canzone in cui in pochi minuti, mi è successo con  Blu, il nostro ultimo singolo nato mentre lavoravo come bagnino in piscina, in dieci minuti era pronto.

Avete particolari influenze musicali?

Direi di no, ogni componente della band ha un gusto musicale diverso, spaziamo dal rock al metal, dal blues al funky e ognuno di noi dà il proprio contributo.

Escludendo il classico passaparola tra amici come ci si promuove?

Nel nostro piccolo abbiamo superato il primo step in cui suonavamo solo davanti al fonico, oggi a  Roma abbiamo un bacino piuttosto ampio di sostenitori, abbiamo anche organizzato concerti in Toscana e in  Abruzzo. Ma ci troviamo nel solito limbo in cui molti gruppi emergenti della scena underground italiana piombano. Le band giovanili non hanno molte  possibilità di farsi conoscere e  i locali per farci suonare richiedono che si porti un tot di persone pagandoci a percentuale. I gruppi portano già il loro prodotto artistico, non vedo perché i locali non debbano occuparsi del  marketing.

Ma a Roma ci sono parecchi circoli che affermano di promuovere i talenti emergenti

Si, ma si parla di una cerchia di persone che gravita intorno ad un determinato giro di conoscenze in cui non è assolutamente facile entrare, non saprei dirti neanche le modalità per farlo.

Quindi i cosiddetti locali “alternativi” sono più snob e commerciali di tutti gli altri?

Le poche volte che abbiamo cercato di prendere contatti ci hanno chiuso le porte in faccia con diverse scuse: “Accettiamo solo gruppi che cantano in inglese, non avete abbastanza fan sulla pagina Facebook, ecc.”

Saresti favorevole alla “liberalizzazione” della musica live nei pub come in Inghilterra?

Per noi che la musica è vita sarebbe un sogno che diventa realtà. Entrare in un locale qualsiasi e poter suonare senza preavviso qui in Italia è impossibile. Mi piacerebbe seguire l’esempio inglese dei Guerriglia Gig, concerti improvvisati nei pub. Credo potrebbe diventare una vetrina importante per i gruppi emergenti, il pubblico sceglierebbe il gruppo che merita e le band si confronterebbero  sulla qualità della propria musica.

Quindi vorreste fare della musica la vostra professione ?

Si io vorrei, ma adesso come adesso, la musica certamente non mi dà da mangiare anzi…tra affitto della sala e manutenzione degli strumenti solo una forte passione e motivazione possono farti continuare a suonare.

Avete provato a cercarvi un produttore?

Il mercato discografico è completamente allo sbaraglio, siamo totalmente autoprodotti. Ci sono solamente le agenzie di booking che organizzano i concerti e prendono una percentuale sull’incasso, ma tutto il resto è un nostro investimento.

Flavia de Gregorio

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