sabato, 23 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Nelle sale arriva “Diaz”: un pugno ben assestato, in pieno stomaco
Pubblicato il 06-04-2012


E’ un pugno ben assestato, in pieno stomaco. Nel momento in cui il fiato si spezza e arriva la fitta, è proprio allora che ti rendi conto di quello che è successo undici anni fa nella scuola genovese. “Diaz – Don’t clean up this blood” non è solo un film, è una testimonianza di qualcosa che non abbiamo voluto vedere fino in fondo. Per troppo tempo. Il produttore, Domenico Procacci, presentando la pellicola ha timidamente detto: “Non è un film di denuncia. O meglio, se la polizia è ancora così, allora sì, lo è”.

IL DIARIO DI UNO SCANDALO – Le forze dell’ordine in questo periodo vengono ritratte spesso e in maniera opinabile sul grande schermo. In questo caso però, i fatti si basano sui documenti relativi a processi tutt’oggi in essere. Ragazzi arrestati, offesi e maltrattati di fronte ad aguzzini impuniti, sotto indagine, ma neanche sospesi dal servizio. E questo è il particolare più inquietante della vicenda. La pellicola è cruda, intrisa di sangue e violenza efferata. I colpi sordi degli sfollagente riecheggiano nella testa, i lamenti e le urla dei ragazzi, sono indimenticabili e costanti. Pensare che certe cose siano avvenute all’interno di un istituto italiano, nel Terzo Millennio, cambia la prospettiva. Inequivocabilmente. Ma è giusto che gli accadimenti siano presentati così, senza mezze misure, senza ovattamenti, come d’altronde sono stati. Flash back,  quotidiani e tg di quei giorni mixati ai video amatoriali originali, rendono ancora più vivo e vicino il ricordo.

EQUILIBRI SQUILIBRATI – Unico neo di questo grande film, firmato da Daniele Vicari, è il voler esaltare la colpa delle forze dell’ordine, dipingendo i manifestanti del G8 di Genova alla stregua di hippie con bonghi, chitarre e stelle rosse. Ca va sans dire.. Non ce n’era bisogno visto lo squilibrio, già lampante, tra l’offesa da parte dei manifestanti e la reazione delle istituzioni. Che questo film non sia come quella bottiglia scagliata nel vuoto che, silenziosamente colpisce e frantuma, ma inesorabilmente viene lasciata indietro, dimenticata nel momento stesso in cui s’infrange. Diaz – Don’t clean up this blood from your mind. Sarebbe l’ennesimo delitto.

Francesca Romana Massaro

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