lunedì, 18 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Niente da nascondere
Pubblicato il 13-04-2012


Venerdì tredici ed il cielo coperto, finalmente. Un venerdì dopo la Pasqua, con la testa in primavera e le scarpe in inverno. Un venerdì tredici senza troppe aspettative, quei giorni che passano giusto perché è scritto così. Un venerdì tredici complice con la mia monotoneità, con i mei gesti quotidiani, il mio caffè, il mio pranzo, con la mia sbronza della sera. Fuori il grigiore si spinge quasi fin giù per le strade, e faccio fatica a scorgere sguardi troppo allegri. I volti piuttosto sono rivolti al marciapiede, alle proprie scarpe. Non c’è voglia di distrarsi, una lenta fretta sembra avvolgere tutto, e questa violenta pioggia non riesce a bagnarmi quanto vorrei. Sembra quasi accarezzarmi per dispetto.

Era da tempo che doveva piovere, ed oggi che le nubi son proprio qua sopra mi sento sollevato: il cielo è coperto ed a sorridere faccio più fatica. Non molta strada mi ha diviso tra il sogno e la realtà, le atmosfere si sono intrecciate e ciò che vedo a volte mi desta e a volte mi assopisce ancora. Forse quel che credevo vero era falso, e quel che era falso si trasformato inesorabilmente in verità, ed allora preferisco vivere come in sogno, dove nulla ha un senso, non c’è giusto nè sbagliato, corretto o perfetto. Se scoppiasse la bomba atomica, oggi venerdì tredici, forse non ci farei troppo caso. Continuerei distrattamente a camminare nella speranza di incontrare qualche strano personaggio di fantasia che zompetti di fronte a me cercando di strapparmi un sorriso.

I viali non sono troppo trafficati, i bambini lasciano la scuola senza troppa gioia, ai semafori si fa fatica a partire, un treno si è quasi fermato. Le strade ora sono deserte, il vuoto dilaga, terribilmente silenzioso. E se poi oggi non fosse il tredici, ma il dodici, o già il quattordici? Se non fosse vero che è primavera? Se questa pioggia non stesse cadendo veramente? Se stesse piovendo sul cielo e non sulla terra? Se fossi sdraiato e non stessi camminando? Un giorno qualsiasi nell’esistenza qualsiasi di un qualsiasi essere. L’acqua ora quasi ci sommerge e nuoto sott’acqua ripercorrendo le strade che conosco fin da bambino. In fondo ad un viale la deriva del mio sogno, forse soleggiata, forse asciutta. Poche bracciate, trattengo il respiro, ancora per poco.

Paco Cianci

Scrittore - InterRail: italiani prove di fuga!

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