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Opinioni e commenti
 

Non c’è trippa per Bossi: si dimette ma c’è il “trucco”
Pubblicato il 06-04-2012


Bossi se n’è andato e non ritorna più. E invece no. Potrebbe succedere ancora l’irreparabile, potrebbe avverarsi uno scenario da fantapolitica. Cosa? Presto detto. Il Senatur fresco fresco di dimissioni da leader del Carroccio è stato eletto presidente federale. Sulla carta dovrebbe limitarsi a “fare opera di mediazione fra le varie componenti”. Ma qualche riga più in basso, l’ultimo comma dell’articolo 15 dello Statuto della Lega Nord, dal titolo ‘Il Presidente Federale’, recita testualmente: “Il Presidente Federale, in caso di dimissioni contemporanee di almeno la metà dei membri del Consiglio Federale e contestuale impedimento o dimissioni del Segretario Federale, assume i poteri e le competenze del Consiglio Federale, ai sensi dell’Art. 13”. Insomma uscito dal portone principale, Bossi potrebbe rientrare al comando della Lega per la porta sul retro. Al di la di quello che accadrà nei prossimi giorni una cosa è certa “anche la seconda repubblica sparisce nel fango”, come ha ribadito con forza Riccardo Nencini, segretario nazionale del PSI, commentando le dimissioni di Umberto Bossi. Secondo Nencini, “ci sono due fatti evidenti su cui meditare: la storia italiana degli ultimi venti anni e’ stata scandita più dalle inchieste giudiziarie che non dalle elezioni; i partiti hanno acuito il loro deficit di democrazia interna, alimentando la corruzione”. Per questo, prosegue il leader socialista, “serve una riforma in tempi rapidi dei partiti, che non possono continuare a gestire denaro pubblico senza controllo e senza regole. Serve una legge fondata sui principi fissati dalla Costituzione all’articolo 49, come sosteniamo da mesi”. “O si agisce in tempi brevi – conclude Nencini – o la nuova stagione politica nascerà ancora una volta sul fango, segnata dallo stesso populismo che vent’anni fa fece la fortuna della Lega e di Berlusconi”.

IL VENTENNIO LEGHISTA E’ FINITO – Il ventennio leghista: 5 aprile 1992 la Lega entra in Parlamento – 5 aprile 2012 Bossi scappa a gambe levate. Il Carroccio sbanda ed è la fine: il leader maximo Umberto Bossi ha presentato sul tavolo del Consiglio Federale le sue dimissioni da segretario federale della Lega Nord. E’ finita un’era politica. Quando la notizia si e’ diffusa tra i giornalisti che sostano davanti alla sede di via Bellerio, i militanti che si trovano davanti al quartier generale per manifestare solidarietà al leader del Carroccio hanno cominciato a gridare ‘Bossi, Bossi’. Non solo Bossi e famiglia. Nel vortice di soldi sottratti al partito che per anni ha fatto sua la bandiera “Roma ladrona”, adesso ci sarebbe cascato anche Roberto Calderoli. Anche lui sarebbe tra i destinatari dei fondi sottratti dalle casse della Lega, utilizzati per i bisogni della famiglia Bossi. In una telefonata la responsabile amministrativa della Lega, Nadia Dagrada tranquillizza al telefono Belsito riguardo a somme di denaro consegnate a Calderoli. “Come giustifico i soldi di Calderoli?”, domanda Belsito. “Quello non è un grosso problema – risponde Dagrada – nell’arco di un anno, non è un problema”. Secondo gli investigatori dalle casse della Lega sono stati sottratti i soldi per pagare 3 lauree, i soldi per il diploma di Renzo Bossi, auto affittate da Riccardo Bossi tra cui una Porsche, le somme per pagare i decreti ingiuntivi di pagamento di Riccardo Bossi, le fatture per l’avvocato di Riccardo Bossi, 300mila euro da destinare alla scuola Bosina di Varese. Nella cassaforte sequestrata a Francesco Belsito, il tesoriere della Lega indagato da tre procure, tra cui quella di Napoli i cui pubblici ministeri, Henry John Woodcock, Francesco Piscitelli e Francesco Curcio procedono in una inchiesta su attivita’ di riciclaggio, sono stati trovati dei carnet di assegni tra cui uno con la scritta “Umberto Bossi”. Il carnet, che e’ relativo al conto corrente della banca sulla quale venivano versati i contributi per la Lega, e’ stato sequestrato ed e’ esaminato dai pm napoletani. Umberto Bossi presenta le sue dimissioni da segretario della Lega. E’ quanto si apprende da fonti del partito mentre e’ in corso il Consiglio federale in via Bellerio a Milano. Ora si pone il problema di decidere chi guida il movimento.

SUL CARROCCIO DEL VINCITORE – Il consiglio federale della Lega Nord ha accolto le dimissioni di Umberto Bossi da segretario federale. Al suo posto sara’ un triumvirato a guidare il partito composto dal coordinatore delle segreterie nazionali, Roberto Calderoli, dall’ex ministro dell’Interno, Roberto Maroni, e dal segretario nazionale della Lega lombarda, Giancarlo Giorgetti

L’INTERCETTAZIONE CHE SCOTTA – In una intercettazione telefonica dello scorso febbraio, agli atti dell’inchiesta milanese sull’ex tesoriere della Lega Nord Francesco Belsito, la dirigente amministrativa Nadia Dagrada spiega allo stesso Belsito come, secondo lei, lui debba comportarsi con Bossi: ‘Tu gli devi dire, tua moglie i tuoi figli, questi ti rovineranno con i costi che hanno, punto, poi gli devi far capire che la famiglia se esce fuori qualcosa da te della famiglia, lui e’ rovinato, non puo’ dire che non sa quello che riguarda la famiglia eh (…) perche’ se no dicono che i soldi vanno alla scuola’. Dal canto suo, Belsito, facendo riferimento ai soldi usciti dalle casse del partito, parla proprio della scuola: ‘E solo la scuola (scuola Bosina) allora un milione e mezzo di mutuo, la Pontidafin, te lo ricordi?’. Dagrada: ‘Si”. Belsito: ‘Uno e mezzo, vogliamo parlare di quel contributo che gli diamo tutti gli anni? Tra i 150 e i 200 mila?’. Dagrada: ‘Gli devi dire, noi manteniamo tuo figlio Riccardo, tuo figlio Renzo, tuo figlio, tu gli devi dire guarda che tu non versi i soldi, tuo figlio nemmeno, ed è da quando sei stato male’.

DOVE SONO FINITI I SOLDI DELLA LEGA – “Bossi Umberto, Manuela Marrone (moglie), Bossi Riccardo, Bossi Renzo, Bossi Roberto, Mauro Rosy, Calderoli Roberto, Stiffoni, scuola Bosina, Sinpa”: sono i destinatari – secondo quanto emerge dagli atti dell’inchiesta, delle “rilevanti somme di denaro” della Lega utilizzate “per sostenere esigenze personali e familiari, estranee alle finalità ed alla funzionalità del partito”. Negli atti si sottolinea inoltre che i soldi del Carroccio sono stati utilizzati anche “a favore di altri soggetti e strutture citate nelle telefonate e in corso d’identificazione”.

BERLUSCONI RAMMARICATO PER L’AMICO BOSSI – Rammaricato per la bufera che ha colpito ‘l’amico’ Umberto tanto da arrivare a pensare che nulla sarà più come prima. Silvio Berlusconi, costantemente informato sulle notizie che arrivavano da Milano dove era riunito il consiglio federale della Lega concluso con le dimissioni del Senatur, sarebbe rimasto sorpreso, ma soprattutto umanamene molto dispiaciuto per colui che ha sempre considerato ‘il suo piu’ fedele alleato’. Un Cavaliere profondamente amareggiato, e’ la descrizione fornita dai parlamentari che con lui hanno commentato tutta la vicenda che tra travolto il vertice leghista. Al di la’ del dispiacere però l’ex presidente del Consiglio avrebbe constatato senza tanto stupore che contro Bossi si e’ scatenata la solita giustizia ad orologeria: E’ un film che conosco bene – sarebbe stato il ragionamento – dopo essersi accaniti contro di me, ora tocca ad Umberto. Guarda caso ad un mese dalle elezioni amministrative. Al turbamento del Cavaliere si aggiungono pero’ i ragionamenti dentro il Pdl su come saranno ora gli equilibri ed i rapporti con la Lega Nord. I più cinici a via dell’Umuiltà sperano che il terremoto che ha travolto i lumbard possa avere ricadute positive in termini elettorali per il Pdl alle elezioni amministrative. La speranza e’ che si riesca a drenare qualche voto dei delusi, anche se sondaggi alla mano, l’ipotesi che va per la maggiore e’ che i militanti delusi del Carroccio con i loro voti contribuiscano ad aumentare il consenso di quei partiti simbolo dell’antipolitica come il movimento di Beppe Grillo. Al di là delle elezioni amministrative però nel Pdl c’è già chi guarda oltre e attende le ‘mosse’ di Roberto Maroni, considerato dai pidiellini il segretario in pectore della Lega. L’ex ministro dell’Interno, è il ragionamento di alcuni, si terra’ fino alla fine le mani libere per cui recuperare l’alleanza non sarà così semplice. Non la pensano così alcuni dirigenti vicini anche al segretario Angelino Alfano. Anzi, e’ proprio sullo stretto rapporto che c’e’ tra i due, coltivato anche dall’esperienza insieme al governo, che nel Pdl si guarda nell’ottica di una possibile alleanza futura.

GHEDINI, NESSUN COMPLOTTO DI SILVIO – “Alcune agenzie di stampa nell’ambito delle indagini riguardanti la Lega Nord, prospettano che in un’intercettazione emergerebbe il nome “Silvio” come colui che avrebbe tenuto fermo, tramite la magistratura, un procedimento penale nei confronti di Renzo Bossi. Il nome “Silvio” viene accostato, sempre da alcune agenzie, al Presidente Berlusconi. L’ipotesi e’ totalmente priva di fondamento e del tutto risibile. Che il Presidente Berlusconi possa essere intervenuto con la magistratura per ottenere tale risultato e’ davvero impensabile. Non solo ciò non è mai accaduto, ma si tratta davvero di una supposizione irrealistica e fuori da ogni logica”. Lo precisa l’avvocato Niccolò Ghedini in un nota.

RENZO BOSSI, NON HO OCCULTATO ALCUN FALDONE – “Non ho nascosto alcun faldone, un mese e mezzo fa ho preso nel mio ufficio in via Bellerio due raccoglitori relativi al mio conto bancario personale”: lo ha detto Renzo Bossi.

SOSTENITORI LEGA FANNO IRRUZIONE NEL PARTITO – “La decisione di Umberto Bossi di dimettersi irrevocabilmente non puo’ lasciare indifferenti in un quadro politico nel quale l’ammissione di responsabilità politica attraverso un gesto è pratica sconosciuta. La mia sensazione peraltro è che Bossi sia vittima del Cerchio… Tragico”. Lo afferma in una nota il vicecoordinatore di Futuro e Libertà, Fabio Granata. Una ventina di sostenitori di Umberto Bossi, seguiti da una schiera di operatori tv, giornalisti e fotografi, hanno approfittato dell’apertura del cancello della sede della Lega in via Bellerio per irrompere all’interno del quartier generale leghista dove era in corso la riunione del consiglio federale. Una volta arrivati nel cortile, a ridosso della palazzina che ospita gli uffici, i manifestanti hanno scandito i cori: “Bossi, Bossi”, “Padania libera”, “Ne neri ne rossi, ma liberi con Bossi” e “Butta fuori i traditori”. Al termine del blitz, durato una decina di minuti, il servizio d’ordine del Carroccio ha di nuovo fatto uscire tutti all’esterno dell’immobile.

MARINIELLO (FLI), ADESSO TOCCA AL TROTA – “A sua insaputa? Le dimissioni di Bossi fanno pensare che le manovre finanziare del “cerchio magico” fossero compiute all’oscuro del Senatur. Che si è dimesso. Gesto opportuno e dovuto. Adesso il figlio prenda esempio dal padre. Che il Trota sieda ancora nel consiglio regionale della Lombardia a spese dei contribuenti. Adesso i militanti leghisti aprano gli occhi. C’è una sola forza politica che risponde alla loro sete di legalità: si chiama Futuro e Libertà”. Lo afferma in una nota il coordinatore nazionale di Generazione Futuro, Gianmario Mariniello. “La mia sensazione è che Bossi sia vittima del Cerchio… Tragico”. E’ l’ironico gioco di parole sul ‘cerchio magico’, la piu’ stretta cerchia intorno al leader della Lega, di Fabio Granata. “La decisione di Umberto Bossi di dimettersi irrevocabilmente – dice il vicecoordinatore Fli – non può lasciare indifferenti in un quadro politico nel quale l’ammissione di responsabilità politica attraverso un gesto è pratica sconosciuta”.

CASTELLI, BILANCI MAI REVISIONATI –  A intralciare la gestione dell’ex tesoriere della Lega Francesco Belsito e’, dopo lo scandalo dell’investimento in Tanzania, l’ex ministro Roberto Castelli che chiede conto di verificare la regolarita’ degli investimenti e in generale dei conti e del bilancio del partito. Una volonta’ che porta l’ex ministro a incontrare, piu’ volte, anche l’indagato Stefano Bonet ‘per carpire informazioni sull’operato di Belsito e’ acquisire documentazione e dossier sul suo operato’. Un’intromissione che non piace a Nadia Dagrada che invita Belsito a parlare con il leader Umberto Bossi per fare allontanare Castelli dal Comitato amministrativo di gestione ed evitare cosi’ ‘i controlli sui conti e sulle uscite fatte a favore di Bossi e dei suoi familiari…definendoli contabilmente ‘i costi della famiglia”. E’ quanto emerge negli atti dell’inchieste delle tre procure che indagano sui presunti illeciti commessi dall’ex tesoriere del Carroccio. Proprio in un’intercettazione degli investigatori emerge come i revisori dei bilanci della Lega non si sono mai visti, che i bilanci vengono redatti da Dagrada ma che non vengono affatto revisionati.

SI E’ CHIUSA UN’EPOCA – In via Bellerio, a Milano, sede storica della Lega Nord e’ finita in un pomeriggio primaverile l’era di Umberto Bossi, leader di poche parole ma dai molti gesti: dal battesimo con l’ampolla nelle acque del “dio Po”, alle dichiarazioni in canottiera, al dito medio sfoggiato nei comizi. Umberto Bossi, fondatore del movimento politico Lega Nord per l’Indipendenza della Padania, la piu’ antica formazione presente in Parlamento, sopravvissuta a Tangentopoli, ha lasciato la sua creatura nelle mani di un triumvirato, come avvenne quando il Senatur nel 2004 fu colpito da una grave malattia. Sono mesi che si parla delle ormai famose “grane padane” alle quali Bossi ha dovuto porre rimedio, a partire dalla rottura con il suo alleato Silvio Berlusconi, all’inchiesta che vede indagato per corruzione il presidente del consiglio regionale lombardo Davide Boni all’affaire Flavio Tosi, sindaco di Verona, che voleva presentarsi alle Amministrative con una lista personale da affiancare a quella del Carroccio. Ma negli ultimi giorni a travolgere il Senatur e’ stata l’inchiesta sull’ex tesoriere del partito Francesco Belsito. Dopo gli anni giovanili caratterizzati da simpatie di sinistra, Bossi nel 1982 crea assieme a Roberto Maroni e Giuseppe Leoni la “Lega Autonomista Lombarda” di cui viene eletto segretario nazionale, e due anni dopo fonda la Lega Lombarda, che poi evolvera’ nella Lega Nord.

LA CARRIERA DEL SENATUR – Umberto Bossi e’ stato senatore, europarlamentare, e ministro delle Riforme per il Federalismo, ora e’ deputato della Repubblica. È entrato nel governo per la prima volta nel 2001, quando fu nominato ministro per le Riforme Istituzionali e la Devoluzione nel governo Berlusconi II. Alle elezioni politiche del 1992 Bossi viene eletto alla Camera, con 240.523 preferenze, una delle cifre piu’ alte di tutta Italia. Il 1992 e’ anche l’anno in cui esplode Tangentopoli che vede il Senatur inizialmente fra i piu’ convinti sostenitori del pool di Milano, ma un anno dopo lui e la Lega vengono coinvolti per una questione legata a un finanziamento illecito di duecento milioni di lire, ricevuti dagli allora dirigenti del colosso chimico Montedison. Il 5 gennaio 1994, al processo Enimont, Bossi ammette il finanziamento illecito tramite una tangente ricevuta dalla Montedison e nel 1995 viene condannato per violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti a 8 mesi (pena sospesa).

DAL RIBALTONE A ROSY MAURO – Nel 1994 crea al Nord con Forza Italia la coalizione del Polo delle Liberta’, che assieme al Movimento Sociale Italiano vince le elezioni. La vita politica del leader del Carroccio e’ caratterizzata anche dal “ribaltone” del 22 dicembre 1994, quando Bossi stacca il suo partito della coalizione guidata da Silvio Berlusconi. Nel 2004, l’11 marzo, Bossi viene ricoverato in ospedale in gravi condizioni, colpito da un ictus cerebrale. Seguira’ una lunga convalescenza accompagnata dalla riabilitazione. Una fase in cui gli sono molto vicini la moglie Manuela e i figli, oltre alla segretaria del Sindacato Padano Rosy Mauro e l’allora presidente della Provincia di Varese Marco Reguzzoni. Viene candidato come capolista al Parlamento europeo alle elezioni di giugno, risultando eletto nelle due circoscrizioni del nord, con circa 285.000 voti. Poi Bossi torna alla vita politica indebolito ma sempre combattivo. Negli ultimi anni comincia a fare notizia l’intreccio tra la vita politica e quella privata del Senatur, con il figlio Renzo Bossi chiamato a prendere il testimone del padre sulla scena politica.

IL TROTA, IL CERCHIO MAGICO E QUEL PRATO MALEDETTO – Renzo, piu’ famoso come “il Trota”, come lo aveva battezzato lo stesso Senatur con una battuta, consigliere regionale in Lombardia, oggi e’ uno dei protagonisti dell’ultimo scandalo “padano” che ha portato alle dimissioni del padre. Nell’ultima inchiesta che ha travolto il Carroccio con le dimissioni dell’ex tesoriere della Lega Francesco Belsito, Renzo Bossi difende lui e la sua famiglia smentendo chi lo accusa di aver sottratto illecitamente soldi del partito. E la famiglia Bossi e’ sempre presente sulla scena politica, non solo il figlio del leader leghista, ma anche la moglie Manuela Marrone, che secondo alcuni sarebbe salita sul ponte di comando del partito dal 2004, quando il marito fu colpito dall’ictus. Il cerchio “magico” intorno al leader si puo’ chiudere solo con la senatrice Rosi Mauro e il deputato Marco Reguzzoni, i “pupilli” che lo seguono e lo consigliano su tutta la linea. Gli anni della Lega e del suo capo sono pero’ caratterizzati soprattutto dalle “invenzioni” di Umberto Bossi che hanno fatto i titoli dei giornali e impegnato per anni il dibattito politico: la Padania, il “sacro” prato di Pontida, le camicie verdi, gli slogan come “Roma Ladrona”, i ministeri al Nord. Bossi, il primo politico a sdoganare in diretta tv la canottiera bianca, e’ stato e rimarra’ il protagonista di vent’anni di aneddoti, con il suo carattere rivoluzionario, impulsivo e sempre, o quasi, vicino all’umore della gente.

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Commenti all'articolo
  1. DOPO VENTI ANNI DI INSULTI A ROMA LADRONA, AI MERIDIONALI, AGLI EXTRA COMUNITARI E’ ARRIVATA LA TUA ORA. BOSSI E LA LEGA NORD FUORI DALL’ ITALIA.
    SEMPRE CONVINTISSIMO CHE L’ ITALIA DEVE ESSERE UNA SOLA.

  2. Mi sorprende e mi delude il tono soft con cui i partiti di sinistra commentano le sporche vicissitudini leghiste: ben altra sorte fu riservata al PSI e alla DC. Due pesi e due misure? o è il segno dei tempi che cambiano? forse forse potremmo essere tutti corrotti?

  3. Non avevo dubbi che la Lega Nord, predicava bene e razzolava male.
    Spero che chi l’ha votata si sia reso conto che non si fa politica con gli slogan, ma bisogna farla con il buon esempio, e da questo punto di vista le Lega Nord non può insegnare niente a nessuno.
    Ma il problema che oggi bisogna affrontare, è che se la Lega si è finanziata illecitamente, non per questo gli altri partiti sono legittimati a scagliarsi contro di loro sapendo che al loro interno ne combinano di peggio.
    I poteri forti si scagliano contro la Lega perchè oggi essendo all’opposizione tocca dei nervi scoperti che non avrebbero dovuto toccare, visto che fino a qualche mese fà erano loro alleati.
    Ricordo che fino a quando c’è un collegamento direttamente proporzionale tra i soldi e la politica, non riusciremo mai a debellare corruzione.
    Questo purtroppo gli elettori non l’hanno ancora capito, visto che le ultime elezioni Politiche le ha vinte proprio uno che è riuscito ad organizzare dal nulla un partito che è diventato di maggioranza relativa, nessuno si è chiesto come ha fatto, forse hanno pensato che era un prestigiatore, ma in realtà ha speso decine di milioni di euro, che successivamente ha preteso di avere un ritorno ben più consistente.
    Gli elettori dovranno dare il loro voto non a chi ha più soldi e quindi più visibilità ma chi ha sani principi, sani valori ed idee di equità e giustizia sociale.
    Le Leggi fatte per chi sta meglio non porta da nessuna parte, anzi continua a fare danni a tutti i cittadini, in quanto crea recessione.
    Vincenzo

  4. Credo che sia legittimo che i soldi che hanno in cassa i partiti sia di loro eclusiva discrezione spenderli come meglio credono, ache se li usano per spese strettamente personali, è un loro problema di controllare i bilanci.
    Come mai tutti si occupano di come i partiti usano i loro soldi, e non si rendono conto che è necessario occuparsi da dove arrivano, forse a tanti non gli fà comodo parlarne, si occupano di un falso problema per celarne uno vero.
    Enzo

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